SCENA III.

VALENTINO, TERESA, il VECCHIO MENDICANTE, STEFANO.

Stefano

(entra dal fondo, emaciato, accigliato. Passando, ha per Teresa, di sfuggita, uno sguardo più bieco che pietoso, e, senza badare al Mendicante, che s'inchina al suo passaggio, siede.)

Valentino

Hai girato molto?

Stefano

Sì.

Teresa

(vedendo entrare Stefano ha avuto l'atteggiamento della scolaretta che teme la presenza del maestro severo, e ora, sommessamente, portando il dito indice alla bocca, consiglia al Mendicante di tacere:) Sss!... zitto!... Vieni! Vieni con me. (Lo prende per un braccio, quasi gli si aggrappa come per farsene difendere, e lo conduce verso il parco, bisbigliando:) Cammina piano piano....

Stefano

(con la coda dell'occhio, osserva Teresa e il Mendicante che escono.)

Stefano

Da quanto tempo era qua?

Valentino

Chi? La signora Teresa?

Stefano

Lei, s'intende.

Valentino

Da qualche minuto.

Stefano

(con una vaga diffidenza) S'intratteneva.... col mendicante?

Valentino

Un po' con lui, un po' con me.

Stefano

E se ne è andata perchè sono venuto io?

Valentino

Bada che a voler cercare un nesso qualunque fra le sue azioni o fra le sue parole, ci sarebbe da impazzire peggio di lei.

Stefano

E no. Fa sempre così. Quindi un certo nesso c'è.

Valentino

(per mutar discorso, terminando il suo lavoro) Lo appiccichiamo al cancello che dà sulla strada questo affaruccio o su, a una finestra del piano superiore? Io direi meglio al cancello. È più in vista. Te l'ho eseguito con la mano del cuore. E sono sicuro che appena sarà letto le richieste pioveranno. Qui, a Posillipo, non c'è mai da comperare un palmo di terreno. E se comparisce il forestiero quattrinaio....

Stefano

Non t'incomodare. Il villino è venduto.

Valentino

Ecco! Per una volta che avevo lavorato sul serio! Ih! (Ha un gesto sgarbato pel cartellone.) Sicchè, quando hai preso la risoluzione di vendere avevi già il tuo uomo?

Stefano

C'era già una richiesta importante.

Valentino

Allora, non c'è dubbio: il tuo uomo... era una donna.

Stefano

Non fare basse insinuazioni, imbecille!

Valentino

Imbecille quanto vuoi, ma la principessa Meralda Heller era entusiasta di questo villino e tu, dopo tutto, vendendolo a lei non ti saresti macchiato di nessuna indelicatezza. Il solo vantaggio extra di cui avresti goduto sarebbe stato quello di poterlo rivedere spesso e di trovarci una lapide commemorativa in tuo onore. (Va a mettere sull'alto di uno scaffale il cartellone. Si legge anche da lontano: «Si vende questo villino con tutti i mobili».)

Stefano

Non sono più in relazione con lei da quando scoppiò lo scandalo che ne rivelò l'origine e la carriera equivoche. Tu lo sai e fingi d'ignorarlo per il gusto di lanciarmi delle frecciate.

Valentino

Questa si chiama, se non mi sbaglio, mania di persecuzione. Io parlavo in buonissima fede, perchè della suddetta signora non mi sono mai occupato più che dell'Imperatore delle Pampas, che non ho avuto ancora il piacere di conoscere. Ci fu lo scandalo? Ti rompesti con lei? Non vi rivedrete mai più? Mi congratulo, e passo all'ordine del giorno. Quello che vorrei è che tu non avessi venduto a rotta di collo.

Stefano

Il compratore è molto ricco.

Valentino

Chi è?

Stefano

Un certo signor Marcolini.

Valentino

Banchiere?

Stefano

No. È un negoziante di pelli.

Valentino

O Dio!... Avrei voluto per lo meno un banchiere. E mi stupisce poi che tu conosca di questa gente volgare.

Stefano

È un cliente del mio notaio.

Valentino

È quell'omaccione che, munito appunto d'una commendatizia notarile, venne ieri a braccetto di sua moglie? Lui era una foca marina; ma lei aveva un nasino all'insù abbastanza promettente. Glie ne farà delle belle in questo piccolo eden. E ciò mi consola.

Stefano

In conclusione, sei allegro oggi? La mia liquidazione ti diverte?

Valentino

(facendosi serio) Che ho da risponderti? Sarebbe forse verosimile se non fossi tu che mi dài a mangiare.

Stefano

E tu speri che potrò permettermi ancora lungamente il lusso di darti a mangiare?

Valentino

Intanto, avrai del denaro dal signor Marcolini.

Stefano

Ho dei debiti, e devo soddisfarli.

Valentino

Se hai venduto a un prezzo ragionevole, un margine ci sarà. E poi... è vero, sì, sono più di due anni che non imbrocchi a scrivere una parola, perchè purtroppo nella libertà assoluta che tu invocavi e che fatalmente ottenesti non hai trovato che il vuoto. Ma chi sa! (Come per incoraggiarlo) Secondo me, nello stesso rimpianto del bene che hai perduto, potrai rifarti. (Riordinando sulla scrivania carte, libri, giornali) E non sarà mica necessario che tu ti ostini a scrivere l'opera da stordire l'umanità, l'opera immortale. Anzi! Se ti decidi una buona volta a gettare alle fiamme purificatrici il manoscritto di questo maledetto primo canto, (lo indica sulla scrivania, rabbiosamente) che è il tuo incubo, ti rappacerai col calamaio; e gli altri quattrini, allora, dovranno venire. (Sincero) Col nome che hai!...

Stefano

Ah ah! Col nome che ho!

Valentino

Non l'hanno mica dimenticato, sai. Nonostante il tuo silenzio, io lo leggo spesso nei giornali, nelle riviste....

Stefano

Lo ricordano soltanto per denunziare che non ho dato ciò che da me aspettavano; lo ricordano per rinfacciarmi la mia prosopopea, per sanzionare la mia impotenza, per inseguirmi anch'essi come creditori inesorabili!

Valentino

Lasciali sbraitare, e bùttati a qualche cosa di pratico.

Stefano

A che?

Valentino

Sento dire che col giornalismo si guadagna bene. Vada per il giornalismo. Non deve essere nemmeno una professione molto difficile.

Stefano

È la professione della menzogna scritta: e per scrivere la menzogna ci vuole dell'ingegno.

Valentino

Tu ce n'hai tanto!

Stefano

Ti credi in obbligo di adularmi? Smettila. Una volta ti pagavo anche per questo. Ora, no! L'adulazione m'irrita, mi avvelena, m'inasprisce tutte le piaghe. Dov'è più il mio ingegno? Dov'è? Dov'è? Non lo ritrovo nè per creare l'opera immortale, nè per abbassarmi ad imbrattare vilmente un pezzo di carta. (In una sovraeccitazione dilaniatrice) Ho passate le notti intere, qui, qui — e tu non lo ignori — presso questa scrivania, cercando un'immagine, cercando un'idea qualunque, martellandomi la testa inutilmente, spasimando nella impossibilità di pensare, assistendo all'agonia del mio spirito, e sentendo, poi, come per una postuma sensibilità, le lacerazioni di questo cadavere divorato dai corvi! (Pausa. Indi, lugubre, con gli occhi fissi) Il mio cervello non funziona più. Ecco la verità terribile. Esso pare una macchina a cui sia mancata per sempre la forza motrice!

(Un silenzio)

(Si ode la cantilena del Mendicante che ora nuovamente ballonzola.)

La voce del Mendicante

Llà, llà, llà,

llà, llà, llà...

(Si ode che Teresa ripete la cantilena, battendo le mani per dargli il tempo, come usava la Vecchia, che è morta.)

La voce di Teresa

(lievissima, col rumore egualmente lieve delle mani:)

Llà, llà, llà,

llà, llà, llà...

Valentino

(sorpreso) Ma è lei! (Va alla porta in fondo per vederla. La voce di Teresa si allontana.)

Stefano

(senza voltarsi, ma tutto preso da quella voce) Che fa?

Valentino

S'inoltra nel boschetto insieme col mendicante, e batte le mani in cadenza mentre egli accenna il solito balletto in segno di gratitudine. (Compiacendosi molto, quasi tra sè) Evidentemente, essa glie l'ha fatta l'elemosina.

(La voce di Teresa si spegne.)

Stefano

Batte le mani?!

Valentino

Sì, come faceva la vecchierella. Ti ricordi?

Stefano

(col pensiero vagante) No.

Valentino

Come faceva quella donnetta tutta rattrappita che accompagnava il mendicante.

Stefano

E quella donnetta non lo accompagna più?

Valentino

Visto che è morta... (Pausa. Continua a guardare con viva compiacenza, e intensamente osserva.) Ora, il ballo è cessato. Il vecchio piagnucola, e lei gli parla.

Stefano

Che gli dice?

Valentino

Sono così lontani! Vedo e non sento. Lei lo invita a sederle accanto sotto la grande quercia.... Ma qualche cosa di molto affettuoso deve avergli detto adesso, perchè il vecchio non piange più. Seggono tutti e due a terra, e sembrano quasi lieti.

Stefano

(con durezza) Valentino, vieni qua!

Valentino

(accostandosi a lui) Che c'è?

Stefano

Niente. Mi davi noia.

Valentino

Ti davo noia col riferirti ciò che faceva la signora Teresa?!

Stefano

Mi davi noia stando lì con quel tuo atteggiamento d'intenditore.

Valentino

Io avevo un atteggiamento d'intenditore?!

Stefano

Non pesare ogni parola che mi esce di bocca.

Valentino

Ma, scusa, tu mi hai domandato: «che cosa fa?» Io ti ho risposto. E poi mi dici che ti davo noia.

Stefano

Evvia, come la fai lunga! Non pretenderai d'essere tale un personaggio importante ch'io debba sempre renderti conto di quello che ti dico.

Valentino

Io non lo pretendo certo d'essere un personaggio importante.

Stefano

E dunque taci.

Valentino

(paziente) Tacerò.

Stefano

(alzandosi e man mano esaltandosi) Sotto la scorza dell'umiltà o nella lepidezza del buffone ti prefiggi continuamente lo scopo di farmi rilevare la mia inferiorità al paragone degli altri!

Valentino

Se pocanzi mi accusavi di adularti!

Stefano

(parlando concitatamente) Come lo schiavo disutile adula la persona a cui appartiene per accaparrarsene l'indulgenza. Che altro sono io per te? Per te che altro sarei se tu non fossi costretto alla sottomissione? Perfino quel vecchio scimunito che chiede l'elemosina ti desta maggiore simpatia; e tu ti compiaci di riferirmi che la demente ne conforta i dolori e ne asciuga le lagrime. Alla tua ignoranza, quel pezzente appare una creatura più interessante e più eletta di me. È lui, è lui che merita d'essere conservato all'umanità! È lui che merita ogni consolazione! È lui che merita la pietà di tutti!...

Valentino

(energico) Ma la pietà, tu non la vuoi.

Stefano

Non la voglio, no! E voglio avere invece, fino all'ultimo, il diritto di ripetere che non devo niente a nessuno. Ah! l'avete tutti desiderata ed affrettata coi vostri voti la mia caduta? Il vostro tenero cuore, timoroso dei pericoli della tirannia, ha anelato il momento dalla mia resa a discrezione? Ma io non m'arrendo. Io non cedo, perdio! Io non cedo e non chiedo! Io sopprimo piuttosto me stesso. Mi distruggo... (avventandosi sulla scrivania, prendendo il suo manoscritto e lacerandolo con violenza) Mi distruggo senza che nemmeno la pietà mia me lo impedisca, e vi rido in faccia, disprezzandovi ancora!... (Pausa. — Si sorregge alla scrivania, affranto, annientato, e come se parlasse alla sua coscienza, con voce tremola dice sommessamente:) No!... Non è così!... Non è più così!

Valentino

(triste, calmo, circospetto, curando di non fargliene accorgere, raccoglie da terra i pezzi di carta, e, alle spalle di Stefano, apre un cassetto della scrivania e ve li ripone.)

La voce di Teresa

(in lontananza) Vedi, vedi quella fata che va verso la mia casa! Cammina sulle aiuole e non le guasta.

Stefano

(a Valentino) Chi è che viene?

Valentino

(corre all'uscio e ha un sussulto di meraviglia e di allarme) La principessa Heller!

Stefano

(sdegnosamente meravigliato anche lui) E che viene a fare qui?

Valentino

Se ti secca di riceverla, te ne sbarazzo io.

Stefano

(là per là è titubante; ma poi fermamente si decide) La ricevo!

Valentino

(stringendosi nelle spalle) Come ti accomoda. (Esce a sinistra.)

Stefano

(Si avvia per andarle incontro.)