SCENA II.
FEDERICO e GIULIO, poi IL SERVO.
Federico
(entra dalla porta a destra, pian piano, guardando attorno con occhio inquieto, senza esser veduto da Giulio. Ha l'aria turbata, e dal suo volto traspare un misto di malinconia e di timidezza. Avvicinatosi a Giulio, gli mette lievemente una mano sulla spalla.)
Giulio
(alzandosi, voltandosi, squadrandolo da capo a piedi, gli domanda, in un tono fra di fastidio e di sorpresa.) Ohè, dico, che hai?
Federico
(dà un profondo sospiro.)
Giulio
Che hai?
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Federico
(facendo un gesto annunziante una deliberazione irremissibilmente presa, dice con voce ferma, che è, però, uno sforzo:) Giulio, ti voglio parlare.
Giulio
A me?
Federico
Sì, a te.
Giulio
Dio buono, parliamo sempre, noi, e parliamo tanto che la tua volontà non mi sembra mica una cosa spiccatamente nuova.
Federico
Giulio, da un mese io sono in casa tua....
Giulio
E puoi aggiungere, con legittimo orgoglio, che completi la mia arcadica felicità. Gli alberi fioriscono, gli augelli garriscono, le farfalle s'inseguono, il ruscelletto mormora, io mangio molto e bene, dormo dolcissimamente, posseggo una moglie che è un tesoretto, posseggo te che sei un amico carissimo: tutto sommato, io sono un uomo felice. Questa è la villeggiatura del mio corpo e del mio spirito! Metti all'occhiello questo bottoncino di rosa, (glielo dà) e va a passeggiare.
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Federico
Ebbene, Giulio, io li ringrazio, ti ringrazio assai della cordiale ospitalità che hai voluto accordarmi....
Giulio
Bada: ti permetto anche di ringraziarmi, ma non in questo tono flebile e sentimentale.
Federico
Sì, ti ringrazio vivamente, ma....
Giulio
Ma?...
Federico
Ho risoluto: me ne vado!
Giulio
(scherzando) E chi ti dà il diritto di prendere delle risoluzioni in casa mia?
Federico
No, Giulio, me ne vado sul serio, e me ne vado subito. Vedi, sono venuto appunto a salutarti.
Giulio
(guardandolo fisso) O sei matto... e allora fai bene ad andartene, o non lo sei... e allora perchè te ne vai?
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Federico
(dopo breve riflessione) Senti: tu hai tanta amicizia per me ed hai tanto spirito per te, che io sarei colpevole e sarei uno sciocco se ti nascondessi la verità.
Giulio
(in caricatura) Il momento è solenne! Ti ascolto.
Federico
(dopo lunga reticenza) Giulio, io... io... io amo tua moglie.
Giulio
(con un soprassalto di paura, smettendo l' aria burlesca) E me lo dici in faccia?!
Federico
(mortificato) Ho creduto di darti una prova di lealtà, rivelandoti questa mia... solitaria sventura.
Giulio
(alquanto commosso) Te ne ringrazio! (Avvicina due seggiole, e, molto amichevolmente, invita Federico a sedere. Siedono.) (Pausa.) Dunque?
Federico
Dunque, me ne vado.
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Giulio
Eh! capisco i tuoi... i tuoi... i tuoi....
Federico
Ragionamenti.
Giulio
Ragionamenti! Oh! non c'è dubbio, giustissimi ragionamenti! Certo... non c'è altro mezzo... per....
Federico
Per risparmiare al mio cuore mille sofferenze, e a te....
Giulio
(con ansia) A me?...
Federico
(subito)... lo scrupolo di avermele imposte.
Giulio
Soltanto questo?
Federico
Soltanto.
Giulio
(rinfrancato, stringendogli la mano) Sei delicatissimo!
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Federico
Credimi, ho lungamente lottato contro il nemico ch'è venuto a turbare la mia felicità, e con grande dolore ho dovuto confessare a me stesso di non averlo saputo vincere. Sulle prime, dopo pochi giorni che io ero qui, con voi, in questo villino fatto a posta per destare i più gentili desiderii, ho sperato, mi sono lusingato....
Giulio
(titubante) Come sarebbe a dire che ti sei lusingato?
Federico
Mi sono lusingato che il nuovo sentimento che nasceva in me, fosse un misto di gratitudine e di amichevole simpatia: fosse, cioè, una doverosa conseguenza delle cortesie usatemi da tua moglie. Ma, che vuoi! Altro che gratitudine! altro che amichevole simpatia! Il quadretto evidente della vostra felicità,... della vostra unione,... della vostra.... come ho da dire?... della vostra intimità,... cagionava in me certi turbamenti, certe strane indicibili smanie, che sono andate, ogni giorno, aumentando, sino a diventare... un martirio.
Giulio
Oh povero amico mio! Hai ragione, perbacco!... Hai ragione. Quella benedetta Clotilde è così carina!
Federico
Carina?! Qualche cosa di più!
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Giulio
(entusiasmandosi anche lui) È graziosissima, ne convengo.
Federico
E poi è una donna che non somiglia a nessun'altra!
Giulio
Bravo! A nessun'altra!
Federico
È mite ed è altera.
Giulio
È buona ed è furba....
Federico
È gran dama ed è bambina.
Giulio
Ventidue anni, sai: non più di ventidue!
Federico
È tanto ingenua ed è piena di fascini!
Giulio
E che fascini! Se tu sapessi!
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Federico
(con calore) Insomma, tu sei un uomo invidiabile, ed io... sono un infelice!
(Si alzano. Federico rimane in un canto, nervoso, preoccupato, con la testa bassa.)
Il Servo
(entra, vede Federico, va difilato da lui, e gli domanda:) Preferisce i fagiolini al pomodoro o i pisellini al burro?
Federico
(con uno sgarbo) Oh! non mi seccate, adesso!
Giulio
(al servo) Andate via, Domenico. Abbiamo certi pisellini per la testa!...
Il Servo
Vuol dire che oggi faremo a meno dell'entre-mets. (Via.)
Giulio
(guardando Federico, che è inquieto, gli si accosta con dolcezza) Via, càlmati.... Tu te ne andrai. Io, capisci, mi annoierò molto senza di te.... Ah! si stava tanto bene in tre! Ma non c'è che fare! Non bisogna essere egoisti. Vedo anch'io che la tua dimora qui, fra noi due, sarebbe per te un [pg!61] vero supplizio. Finchè si trattasse di amare in silenzio e di serbare nel cuore questo affetto solingo e di frenarlo, reprimerlo, nasconderlo, eh! ti direi: fammi il piacere di rassegnarti e non mi lasciare; ma assistere alle tenerezze che la donna da te amata prodiga quotidianamente a suo marito, no! In verità, questo è superiore alle forze umane. Partenza, dunque, partenza! È doloroso per me, ma per te è necessario. Sei ammalato, e devi guarire.
Federico
(sospirando) Lo spero! (Commosso) Mi permetti di abbracciarti?
Giulio
Fa pure.
Federico
(abbracciandolo) Grazie!
Giulio
(confidenzialmente) E dimmi.... Tu, in qualche momento di allucinazione, di debolezza, di inconscienza — l'amore certe volte fa di questi scherzi! — non le hai fatto capire qualche cosa?
Federico
(senza esitare, sinceramente) Mai!
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Giulio
(con pari ed inconsiderata sincerità) Ti confesso che io, al tuo posto, avrei fatto qualche corbelleria.