SCENA VIII.

PAOLO e LUIGI.

Luigi

(stringe la mano a Paolo con dimestichezza apparente, che male dissimula il sospetto.) Hai fatto bene a venire.

(Nel dialogo ci sarà la tensione nervosa dell'infingimento scambievole: e i loro sguardi diranno, scambievolmente, più che non dicano le parole.)

Paolo

Comprenderai: ha scritto a me.

Luigi

Lo so.

Paolo

E la fatalità ha voluto ch'io non mi trovassi a casa quando è arrivata la lettera. Da casa me l'hanno mandata allo studio... e senza questo maledetto ritardo... chi sa che non sarei giunto a tempo....

Luigi

Lo strano è questo: per me, neanche una parola!

Paolo

Ti credeva ancora in viaggio.

Luigi

E che spiega ciò? Del resto, io le avevo annunziato che sarei tornato oggi o domani.

Paolo

Non avrà avuto la forza, non avrà avuto il coraggio di scriverti... e... s'è rivolta al tuo amico più intimo, al tuo socio, al tuo....

Luigi

(interrompendolo) Che ti ha scritto?

Paolo

... Poche righe.

Luigi

Cioè?

Paolo

... Che si sentiva tanto infelice, che... che portava con sè nella tomba un segreto, e che... chiedeva perdono a te e a sua figlia. In ultimo... mi raccomandava di starti vicino, di confortarti....

Luigi

Io lo conosco questo segreto.

Paolo

Davvero?

Luigi

Era incinta.

Paolo

(ne ha una scossa nell'anima, comprendendo l'ineluttabilità del sospetto di Luigi) E come lo hai saputo?

Luigi

Un medico lo ha constatato.

Paolo

Lo ha constatato?!

Luigi

(alterando spaventosamente la fisonomia) E inorridisci: non era madre che da quattro o cinque mesi....

Paolo

Oh!

Luigi

(diventando sempre più spaventevole) Dunque, aveva un amante....

Paolo

È orribile!

Luigi

E mentre io andavo in giro lavorando, affaticandomi per la mia famiglia — e nessuno sa meglio di te ciò che ho fatto in otto mesi di viaggio, — c'era qui qualcuno, c'era qui un malfattore, che me la distruggeva!

Paolo

È orribile!

Luigi

Sì, è orribile! — e questo malfattore, Paolo, bisogna trovarlo (Pausa.)(Poi, recisamente) Paolo. tu devi aiutarmi a trovarlo. (Quasi all'orecchio di lui) E sai perchè devi aiutarmi?

Paolo

Perchè... perchè hai in me un tuo fratello,... perchè io so comprenderti, perchè io so secondarti e, anche, all'occasione, saprei frenare i tuoi nervi... che sono già così giustamente eccitati....

Luigi

Ecco, ecco, ecco: questa è la ragione. Benissimo! (Pausa.) Vedi, Paolo mio, la causa del suicidio dev'essere certamente connessa alla colpa di lei, al suo amore infame. Sicchè, nei pochi documenti che ella ci ha lasciati, noi dobbiamo cercare qualche cosa. Non ti pare? Dobbiamo cercare, per lo meno, un indizio. I pochi documenti sono: una lettera scritta a sua figlia e un'altra scritta a te. Cominciamo da questa.

Paolo

(allibisce) Da questa?

Luigi

Leggiamola insieme. Dammela.

Paolo

(con voce tremante) Non posso... non l'ho con me... l'ho lasciata a casa....

Luigi

Non puoi averla lasciata a casa, perchè ti è pervenuta allo studio, e tu dallo studio sei corso direttamente qui. Dammela.

Paolo

Ma a quale scopo dovrei mentire?

Luigi

Non lo so. Dammela.

Paolo

T'assicuro che non l'ho.... Anzi... per dirti la verità, ti confesso che l'ho distrutta.... Sì... l'ho bruciata.... Avrò fatto male, ma, che vuoi?, ho obbedito a un impulso, di cui, in questo momento, io stesso non so rendermi conto.

Luigi

(incalzante) Paolo, una lettera come quella non si distrugge, non si brucia — e tu non l'hai bruciala! (Minaccioso) Dammela!

Paolo

Credimi, Luigi, e non insistere....

Luigi

Dammela, perdio!, (con violenza gli afferra la giacca come per sbottonarla) o io te la strappo a forza....

Paolo

(incrociando, disperatamente, gelosamente, le mani sul petto) Luigi, che fai?!

Luigi

(indietreggiando sùbito) Niente. (Pausa.) Il possesso di una lettera ricevuta è sacro.... E io lo rispetterò; oh! non aver paura, lo rispetterò... tanto più che oramai non ho null'altro da sapere. (Si guarda attorno e poi gli si accosta molto dappresso e con voce bassa e tremenda gli dice:) Il malfattore sei tu! Sì, tu, tu!

Paolo

No, Luigi....

Luigi

Un malfattore calmo, paziente, raffinato, un malfattore pieno di premeditazioni, visto che hai dovuto rodere a poco a poco non soltanto i vincoli della moglie, ma anche quelli della madre. Sei stato grande!... Quella madre amava tanto la sua figliuola che aveva giurato di concentrare in lei tutto l'amore, tutti i doveri e tutti i diritti della maternità. Viveva con me come una compagna — capisci! — come un'amica, e insieme, tutti e due, sacrificavamo a questa figlia persino l'abbraccio coniugale.... Ebbene, tu, tu sei riuscito a farle tradire il marito...; meglio, meglio ancora: sei riuscito a farle tradire la figlia! Malfattore sublime!

Paolo

Ma le prove? le prove?

Luigi

Ti denunzii tu stesso e non te ne accorgi.

Paolo

Io ti proverò... invece... che i tuoi sospetti sono ingiusti....

Luigi

E come? Parla! Difenditi! Difenditi! Come ti difendi?

Paolo

Non potevo avere relazione con tua moglie... se già da un pezzo... mi sono fidanzato e non aspettavo che te per il mio matrimonio.

Luigi

Ah! finalmente mi hai detto il resto! (Poi con estrema desolazione) Il tuo matrimonio! M'hai detta la vera causa della catastrofe.... Dio! Dio! M'ero fatto almeno l'illusione che il pentimento o il rimorso o, che so?, la vergogna del peccato flagrante l'avessero spinta al suicidio.... Ma no! Nemmeno una così triste illusione m'è permessa! È evidente che all'annunzio del mio arrivo ella ha risoluto di morire soltanto perchè aveva perduta ogni speranza di riaverti... e che non si sarebbe uccisa se tu non ti fossi fidanzato, se tu non l'avessi abbandonata.... Nella vita di questa donna, pel suo corpo e pel suo spirito, io non ero più nulla: — tutto eri tu! (Pausa.)(È affranto, straziato, raccapricciato.) Ed ora? (Spalanca gli occhi orribilmente.) Vendicarmi! Vendicarmi su chi?... Su te!... È naturale: su te! Io potrei... sicuro... potrei ammazzarti.... Io potrei ammazzarti così!... (Gli si avventa addosso come per strangolarlo....)

Paolo

Ammazzami se vuoi, e sarà, pure per me, la soluzione migliore!

Luigi

(alle parole di Paolo, resta paralizzato e quindi con un veggente terrore riflette:) Sì.... e poi?... La giustizia mi assolverebbe, è vero. Tutti mi assolverebbero...; ma la mia povera casa sarebbe la casa del delitto, dopo essere stata la casa dell'adulterio. Mi assolverebbero...: ma io sarei sempre per essi un omicida e una persona ridicola.... E mia figlia?... Mia figlia?... Oh! la testa! la testa!... Sento d'impazzire.... Che debbo fare io? Che debbo fare? Che debbo fare?... Mia figlia! Io le ho impedito di vedere sua madre morta!... Perchè aprire io stesso la sua mente al sospetto, se è per lei che non voglio lo scandalo, se è per lei, proprio per lei, soprattutto per lei, che non voglio essere un omicida? Perchè glie l'ho impedito?... (Con sovreccitazione morbosa quasi discute con Paolo.) No!... No, no, no! Essa deve ignorare ogni cosa. Deve ignorare che suo padre fu tradito, fu offeso; deve ignorare ch'egli ebbe il diritto d'uccidere un altro uomo...: e deve ignorare, specialmente, indispensabilmente, CHI FU E CHE FECE sua madre.... (Lugubre e risoluto) E sarà così. Una madre non può essere sostituita che dall'adorazione della sua memoria. Ella fu perversa? Che importa! Se ne inventa un'altra, se ne falsifica la memoria, come si falsifica tutto!... Sarà così! Tanto, quella donna, morta e seppellita, saprà mentire anche meglio!... (Pausa.)(Biecamente confidenziale, si avvicina a Paolo.) — Le avevi restituite tutte le sue lettere?

Paolo

Tutte.

Luigi

E l'ultima? Quella che hai indosso? (Lo guarda intensamente, suggestivamente.)

Paolo

(non sa più sottrarsi alla volontà di lui, e, come se obbedisse a una forza superiore, cava di tasca la lettera e, pur chiedendogli con gli occhi il permesso pietoso di non dargliela, quasi gliela porge.) È questa.

Luigi

(vorrebbe impossessarsene; ma ne ha un senso di repugnanza.) No... non voglio... non posso ancora. — Le lettere tue, te le aveva restituite?

Paolo

(lo sguardo basso, la voce fioca) M'aveva appunto... scritto di venirmele a prendere.

Luigi

Sai dove trovarle?

Paolo

Sì: nella sua stanza.

Luigi

Va. — Cercale.

Paolo

(rabbrividisce ed esita.)

Luigi

(imperiosamente) Cercale!

Paolo

(si avvia. — Innanzi alla porta della stanza mortuaria, s'arresta, trattenuto dal ribrezzo, dalla paura. Indi, con uno sforzo, varca la soglia.)

Luigi

(lo ha guardato con una intima compiacenza vendicativa, ed ora, aspettandolo, fremendo, livido come uno spettro, lo spia presso la porta. Quando Paolo sta per rientrare, si allontana.)

Paolo

(entra con in mano un piccolo pacchetto e la lettera che già aveva cavata di tasca. Sul suo viso è l'impressione orrenda dello spettacolo che è stato costretto a vedere.) Ecco.

Luigi

(vincendo la repugnanza, piglia il pacchetto e la lettera.) Qua, tutto. (Accosta l'una e l'altro alla fiammella della candela che è sulla tavola; toglie i giornali dal vassoio, e in esso lascia cadere la carta che brucia. — A Paolo) Ed ora, sentimi bene. (Invaso dall'idea fissa della finzione) Davanti al mondo e a quell'anima innocente, noi continueremo a essere amici, continueremo a essere fratelli. Intendi?

Paolo

Sì.

Luigi

L'infamia commessa da te e da sua madre unirà noi due, per sempre, nel mistero, nell'odio.... La società commerciale che ci lega, rinforzata da quest'altro contratto, diventerà più solida... più fiorente... più rigogliosa.... E (solennemente) su tutto ciò che è accaduto, — silenzio! Intendi?

Paolo

Sì.

Luigi

Non sei contento, dunque? Sarai il mio complice... come se si trattasse d'un delitto. Il mio complice!... Gioisci! Perchè non gioisci?... Sono io, sono io che ho bisogno di te! (Silenzio. Guarda le fiamme che si raccorciano e muoiono). È fatto! Non c'è più nulla. (Raccoglie la cenere e la getta nel caminetto.) Così, tutto si aggiusta facilmente.... Lo vedi?... A lei, la morte; ai documenti, le fiamme;... al pretore che aspetta, la menzogna; a tutti la menzogna di tutti... ed ecco liquidata la mostruosità!... (Sghignazzando) Ah! Ah! Ah! Ah! Abbiamo salvato il decoro, la pace, la felicità, la pelle, l'onore, e, via, conveniamone, anche gli affari!... E adesso, la commedia comincia. Sta a vedere.

Paolo

(si accascia sulla seggiola presso la scrivania, con la testa fra le mani.)

Luigi

(con falsa energia esce un istante per la porta a sinistra chiamando:) Ida, Ida.... Figlia mia....