SCENA II.

GIGETTA e NELLINA.

Gigetta

(rientra, lasciandosi reggere da Nellina.)

Nellina

(indossa un ricchissimo mantello di ermellino. Ha nei capelli un qualche smagliante fiore. Sulla testa un velo. Di sotto al mantello in disordine, si scorge la ricchezza bizzarra dell'abito e la nudità delle spalle e del petto. Ella adagia Gigetta sulla poltrona, avvolgendola nel suo sguardo.) Finalmente.... Finalmente ti ritrovo....

Gigetta

Non parlare, te ne supplico, prima di aver chiuso quelle porte!

Nellina

(chiude le due porte, butta via il velo e si slancia a riabbracciare Gigetta.) Gigetta mia cara, Gigetta mia cara! Quando verso le quattro sono tornata a casa e ho lette le poche parole con cui tu mi chiamavi, m'è parso che, nelle ore passate stanotte fra la solita spensieratezza mentre tu mi aspettavi a mia insaputa, io avessi commesso il mio più cattivo peccato! Che odio ho avuto per me, Gigetta, e, anche, come ti ho rimproverata di esserti nascosta per tanto tempo! Io non avevo più a chi rivolgermi, non sapevo più dove cercarti!... Tu eri sparita all'improvviso, senza lasciare traccia di te, come sparisce un'ombra.... Perchè, perchè ti sei nascosta così?

Gigetta

Non te l'avevo forse avvertito che mi sarei nascosta se mi fossi ridotta al punto di non poter rifiutare i tuoi soccorsi?

Nellina

La più incomprensibile, la più strana di tutte le cose strane che mi hai sempre dette!

Gigetta

Io dovevo evitare a qualunque costo la tentazione di lasciarmi soccorrere da te; e credo che poche donne, nelle condizioni mie, non avrebbero sentito lo stesso dovere. Ma... a quali atrocità mi sono piegata!... Non parlarti, non udirti, non vederti più,... ed essere costretta a insozzare il mio dolore strisciando ancora, con la morte alle spalle, nella muffa del vizio! Che cosa funesta, Nellina! Che abiezione! Che orrore!

Nellina

(stringendosi a lei) No, non pensarci, non pensarci, ora! E non farmici pensare! Mi metti addosso come dei vermi!

Gigetta

Tu non puoi immaginare neppure vagamente ciò che io ho provato! Del male che mi prendeva il petto io mi vergognavo non meno di quanto ne soffrissi, perchè capivo che la consunzione mi rendeva ogni giorno più misera, ogni giorno più brutta.... E mi rifugiavo nel buio della notte.... E la luce dell'alba mi avviliva anche più dell'offesa che era passata sulle rovine della mia persona!

Nellina

(stringendosi sempre più a lei, dolorosamente) Ed io ero nel lusso, Gigetta, e ridevo, ridevo, ridevo....

Gigetta

Ridevi, come ho riso io alla tua età!

Nellina

(in uno scatto di angoscia ribelle) Ma io avrò il coraggio del suicidio se da questi medesimi tormenti inauditi sarò minacciata! (Si allontana un poco, tutta vibrante, e siede, guardando ancora con la mente il quadro orrido che ella s'è visto comporre dinanzi.)

Gigetta

(con riluttante dolcezza) È stato più grande, credimi, il coraggio... di non voler morire. E questo coraggio io l'ho avuto... (indugiando nella reticenza)... per te.

Nellina

(si leva con una scossa di sorpresa. Poi, attonita, le chiede:) Per me?!

Gigetta

(nell'alternativa della speranza e del timore di essere indovinata) Di che ti meravigli?

Nellina

(trasognata) Non so.... Stanotte, più che mai, mi sembra che ci sia qualche cosa di straordinario, qualche cosa di prodigioso in tutto quello che accade tra noi. E il pensiero che per me tu non ti sei stancata di vivere nella più crudele mortificazione mentre perfino m'impedivi di soccorrerti; mi trasporta addirittura fuori della vita.... Io ti vedo come in un mistero, come in un sogno....

Gigetta

(sovraeccitandosi) Ma io, al contrario, voglio che questa notte tu mi veda nella realtà di una colpa, che non hai mai sospettata! Nulla di prodigioso! Nulla! Nulla! Non illuderti più, Nellina! In tutto quello che accade tra noi due non c'è che un rimorso: un rimorso perenne, un rimorso crescente: il mio rimorso!

Nellina

(spaventata e teneramente soccorrevole) Il rimorso di che, Gigetta? Spiègati!

Gigetta

(levandosi freneticamente) Io sono stata una di quelle madri mostruose che meriterebbero di essere bruciate vive!

Nellina

(vivamente perplessa) Tu avesti una creatura?!

Gigetta

Sì, ebbi una creatura.

Nellina

E che ne facesti?! Di', parla: che ne facesti?!

Gigetta

... Avevo ceduto alla violenza feroce di un vile.... Quando la bambina mi nacque, io ero una piccola belva, senza amore, senza coscienza.... Non l'amavo, non mi pareva mia....

Nellina

(interrompendola con un accento di furore orribilmente minaccioso) E tu l'abbandonasti?! Tu fosti capace di questo delitto che è il più iniquo dei delitti?!

Gigetta

(atterrita da quell'ira inesorabile) No.... Ascoltami.... Ascoltami....

Nellina

(con un grido selvaggio) Toglierla dal mondo, piuttosto che abbandonarla!

Gigetta

(spalanca gli occhi in un terrore di istantanea chiaroveggenza. Poi, chinando la fronte, con ribrezzo e raccapriccio, stentatamente balbetta:).... Io... difatti... la tolsi dal mondo. (Come abbattuta da un peso enorme, cade sopra una sedia.)

(Breve pausa.)

Nellina

(accigliata, cupa, truce, ma placata).... In tal caso... la tua coscienza — è vero — non può non essere divorata dal rimorso, ma lei, intanto,... fu messa in salvo.

Gigetta

No, perchè io l'ho sempre riveduta nella tua persona.... Dinanzi ai miei occhi, ella rivive in te. (Scendendo in ginocchio) Calpestami, schiacciami, maledicimi.... Fammi tutto quello che mi faresti se tu sentissi di essere lei!

Nellina

(sopraffatta dalle sensazioni più diverse, invasa da una commozione complicata) Ma che dici?! Che dici?! Àlzati sùbito! (La prende, la solleva, la mantiene serrata fra le braccia.) Ti pare possibile che io voglia maledirti? Ti pare possibile che io voglia giudicarti?!... Questa tua allucinazione, sì, questa tua allucinazione di madre, che dura da tanto tempo e che mi spiega la tua tenerezza, la tua umiltà, i tuoi scrupoli, i tuoi sacrifizi, mi ha fatto per lo meno comprendere che anche una donna come noi può alimentarsi di bontà e di amore. Tu hai carezzato il mio cuore come si carezza un bambino sordo e muto e, facendo così, gli hai dato, a poco a poco, l'udito e la parola. Io ti sono riconoscente, Gigetta, io ti copro di benedizioni, e, giacchè tu rivedi in me la figlia che volesti perdere, ciò che io ti dico dovrebbe bastare, se non altro, a liberarti dal tuo cilicio.

Gigetta

Non basta, non basta! La tua indulgenza è un dono generoso che tu mi fai, e io me lo prendo con devozione.... Ma non ho ancora ottenuto lo scopo per il quale volli avere la forza di vivere... e non posso ancora morire tranquillamente vicino a lei... e vicino a te. (Si distacca e ricasca sulla sedia.)

(Un silenzio.)

Nellina

(sedendole accanto, le si curva all'orecchio amorosamente) Che altro vorresti che io ti dicessi?....

Gigetta

(la contempla, la osserva, la carezza, trattenendo le lagrime).... Queste perle che hai al collo.... Questo ricco mantello.... (Poi, ritira la mano e abbassa il capo scoraggiata.)

Nellina

(si drizza con lentezza e, cautamente, alle spalle di lei, si toglie il filo di perle e il mantello e fa scivolare l'uno e l'altro sopra una sedia. Indi, si turba per la nudità audace del seno. Prende il velo che già aveva sul capo, vi si avvolge per nasconderla e resta tuttora indietro in atto di trepida umiltà.)

Gigetta

(chiamandola ad un tratto, paurosamente:) Nellina! (Erge il torace, contrae le linee della fronte, dilata gli occhi e resta in ascolto.)

Nellina

(avanzandosi) Che hai, Gigetta?!

Gigetta

Non senti?

Nellina

(per rassicurarla).... Un rumore di passi.... Qualche voce.... Saranno le persone di casa.

Gigetta

(misteriosamente) Lo sai che casa è questa?

Nellina

E che temi?

Gigetta

Di là... c'è un uomo orribile....

Nellina

Ma tu non devi temerne.

Gigetta

(con gli occhi straordinariamente aperti e fissi).... Egli si trascina fra quelle donne.... Ha le mani tremanti, che offrono.... Ha le labbra livide, che chiedono, che chiedono.... Ti cerca, Nellina!... Ti scorge.... Ti vuole.... (Con un grido) Viene a prenderti! (Afferrandola tutta rapidamente e difendendola, quasi che, difatti, l'uomo fosse entrato avido e rapace) Ah no: questa no! (Pausa.) (Indi, tenendola ancora stretta) Si allontana.... Giunge alla porta di scala.... (Pausa.)(Si ode nel silenzio il rumore di una porta che si chiude pesantemente.) — Se n'è andato.

Nellina

(ha un sussulto.)

Gigetta

Hai visto che ti ho difesa?

Nellina

(come convinta) Ho visto. (Si drizza, e resta immota, in un atteggiamento d'ipnotizzata, con sul volto i segni di una veggenza estatica.)

Gigetta

(in un tono segreto di paura e di ambascia incalzante) Ma quando, tra breve, io non potrò più difenderti, egli ritornerà.... E ritorneranno gli altri che sono come lui.... E tu non vorrai respingerli, e continuerai a credere di compiere così la tua vendetta, continuerai a non vedere che essa ricade sulla tua testa, continuerai a ridere, a ridere....... (Scoppia in singhiozzi.)

Nellina

(in una profonda crisi di lagrime) Non riderò più, Gigetta!

Gigetta

(irradiandosi) Tu?!

Nellina

Sì, io piango, io piango! Per la prima volta piango, perchè con te mi addoloro, con te mi pento, con te, oramai, non desidero e non cerco che un poco di riposo.

Gigetta

(in una suprema emozione di giubilo che esaurisce le sue forze) Io lo trovo, finalmente! Io lo trovo in questo tuo pianto, che ho voluto aspettare e che è, per te, il principio di una vita purificata.

Nellina

(piangendo) Di un'altra vita infelice! Di un'altra vita senza rifugio!

Gigetta

(sfinita) Non è vero. T'indicherò io... il rifugio... e forse... la felicità. (Ha un gesto di sosta.) Adagiami sul letto... e dammi dell'aria....

Nellina

(la sorregge fino al letto e ve l'adagia delicatamente. Poi, apre la finestra.)

(I primi riverberi dell'alba invadono la stanzuccia.)

Gigetta

Anche l'alba?... (Ravvivandosi) Tutte le grazie, Nellina! È la nostra festa, è la nostra festa, e diremo ancora tante cose belle! Vieni qua, vieni qua....

Nellina

(smorza il lume, raccoglie il mantello, e si accinge a stenderlo sul corpo di Gigetta.)

Gigetta

No, non coprirmi con questo mantello!...

Nellina

(si arresta, ha un brivido, lascia cadere il mantello a terra.)

Gigetta

(per dissimulare il significato del suo rifiuto) Non ho freddo. (E implora:) Accòstati....

Nellina

(si accosta al capezzale, s'inginocchia, posa una guancia sui cuscini, sicchè la sua testa sfiora quella di Gigetta.)

Gigetta

(si volta tutta dal lato dov'è Nellina e, con soave intimità, le susurra:) Hai più avuto notizie... di Giacomo?

Nellina

Notizie di Giacomo?!... No.

Gigetta

Io sì, perchè... un giorno... mi recai da lui....

Nellina

... Era lontano?

Gigetta

Non troppo lontano.

Nellina

Era... solo?

Gigetta

Tutto solo, in una casetta di campagna.

Nellina

Ti ricevette male?

Gigetta

lo m'inginocchiai sulla soglia,... e lui mi sollevò fra le sue braccia... come tu hai fatto pocanzi.

(La voce di Gigetta si va spegnendo.)

(Nellina ha la bocca dischiusa che quasi combacia con la bocca di Gigetta, e ne respira l'alito.)

Nellina

E poi?

Gigetta

Poi... parlammo di te.

Nellina

(sùbito) Che ti disse?

Gigetta

Le sue prime parole... furono queste: «Quando voi, Gigetta,... avete bussato... alla mia porta,... io,... non so perchè,... ho creduto che fosse Nellina....»

Nellina

(si abbandona nuovamente al pianto: a un pianto sommesso di dolce effusione.)

Gigetta

«Qui... in questa pace — egli soggiunse — ...io,... qualche volta,... la chiamo a nome, sottovoce,... come se ella fosse... nella stanza accanto........» E mi disse di più........ Mi disse.... (Il languore vince la sua voce; ma il suo pensiero continua a parlare.)

(Si odono appena, in un ritmo piano, i singulti di Nellina.)

(Il sipario cade lentamente.)

Fine del dramma.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.

Copertina elaborata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.