SCENA I.

GIGETTA, poi ESTER.

Gigetta

(in una modesta vestaglia bianca, è adagiata nella poltrona, col capo arrovesciato sulla spalliera.)

(Un orologio interno suona le cinque.)

Gigetta

(seguendo i rintocchi, li conta:) Uno... due... tre... quattro... cinque... (Pausa.) Non viene! (Pausa.) Se potessi mandarle un'altra lettera,... un'altra lettera più chiara, più urgente... (Si leva. È diventata sottile, diafana. Ha il viso magro e bianchissimo, gli occhi più grandi nelle orbite disseccate. Cammina come una sonnambula. — Giunge al tavolino. Siede. Prende e intinge la penna, e, sopra un pezzo di carta che è lassù, la fa scorrere lentamente, pronunziando, lievi, le parole che sente e che scrive:) «Non ritardare più, Nellina.... Tra qualche ora, sarà l'alba.... Pensa che sono in una trista casa, dove... anche la morte... non vuole entrare che di notte.... Pensa che se ritardi ancora, essa arriverà prima di te... e io morirò sola sola. Capisco che il trovarmi già finita... non ti impedirebbe di darmi un bacio.... Ma io... non me ne accorgerei... e non ne avrei nessuna gioia....» (Le dita restano inerti. La penna cade sulla carta. Ella, con le braccia penzoloni, gli sguardi nel vuoto, pronunzia queste altre parole che il suo cuore le suggerisce e che la sua penna non deve scrivere:) «Vieni a mamma tua, Nellina.... Io ti aspetto per dirtelo, in questa notte di addio, che sono la tua mamma.... Vieni a saperlo.... Vieni a perdonarmi....»

La voce di Ester

(con falsa infantilità scherzosa e rumorosa) Zia Fanny, zia Fanny! Io me ne scappo!...

Un'altra voce femminile

(un po' vecchigna e comicamente autorevole) Ester! Non ti muovere di qua, ti dico!

La voce di Ester

È pazzo! È pazzo!... Io ho paura dei pazzi!

L'altra voce

Ma dove porti la pelliccia e il cappello del signore? Sono scherzi di maleducata! Hai inteso?

Ester

(entra dalla porta a sinistra. È una donna giovanetta, che ha le guance e le labbra tinte di rossetto, i capelli arricciati e pettinati con soverchia ricercatezza. Indossa una vestaglia cilestre piuttosto sciatta e breve, che lascia scoperti i piedi, stretti nelle scarpine di pelle colorata. Porta sopra un braccio una pelliccia maschile e in una mano un elegante cappello duro da uomo. Ella è, evidentemente, un po' brilla. Ha gli occhi scintillanti. Le parole le sdrucciolano dalla bocca. Entra ridendo:) Ah ah ah ah!... Com'è ridicolo! Se tu vedessi, Gigettona!... Trema dal capo ai piedi.... Non si regge più sulle gambe.... E poi, appena Elviruccia e io gli facciamo l'occhiolino, si elettrizza e farnetica che sembra davvero un pazzo!... Elviruccia lo ha chiamato: «Vecchio lupo rammollito!...» (Ride.) Intanto, ohè, il lupo rammollito... è spendereccio... (Col pollice e con l'indice di una mano accenna ai quattrini.) Ha perfino fatto comperare una bottiglia di «Cognac Tre Stelle».... E come beve!... Ma, saperlotte!,... ha voluto per forza darne a bere anche a me... e sono diventata... alquanto rammollita anch'io!... (Le si accosta molto e abbassa la voce:) Vuoi che te ne porti un bicchierino di nascosto?

Gigetta

(l'ha sogguardata sinora con uno smarrimento malinconico e pietoso. Ma, all'avvicinarsi di lei, ha una sensazione tra di nausea e di spavento. Le risponde, nondimeno, con bontà:) No... ti prego... lasciami stare....

Ester

Ma perchè?!... Sono venuta apposta per farti distrarre.... Guarda, guarda che copricapo forestiero!... (Mostra, a rovescio, il cappello che ha una nitida fodera bianca.) Guarda che sfarzo di pelliccia!... Aspetta che me la voglio godere un po'... (Mette il cappello a terra e infila la pelliccia.) Nei nostri paraggi ignobili, non era mai comparso un animale con questo bellissimo pelo indosso. (Cacciando le mani nelle saccocce, le dice in confidenza:) Fu un ammiratore di zia Fanny quando lei faceva la mima nel ballo «Amor» e se la intendeva con Adamo.... Epoca remota!... Adesso, poveraccia,... se non avesse inventate delle nipotine,... addio Adamo!... (Cavando da una saccoccia un grosso portasigari di terso metallo bianco e pesandolo sulla palma della mano) Saperlotte, che valigetta d'argento! (Lo apre e ne tira fuori un avana dalla fascetta lucente.) Gigettona, ne avrai visti tu, ai tuoi tempi, di questi sigari di prezzo! (Glielo mostra con ammirazione.)

La voce di zia Fanny

(più severa di prima) Ester! Ester!...

Ester

(senza gridare, come se la sedicente zia le stesse davanti) Impìccati!

La voce di zia Fanny

Ma, insomma, che stai macchinando in quel corridoio oscuro?

Ester

(con una mano affettuosamente posata sulla spalla di Gigetta e con la testa voltata verso la porta per farsi sentire) Non sono nel corridoio.... Tengo compagnia alla nostra... (Interrompendosi e abbassando il tono) Diavolo!... Stavo per fare una brioche! (Piano a Gigetta:) La zia non lo dice a nessuno che ha fittata una stanza a te.... Capirai che se si venisse a sapere che in casa c'è un'ammalata....

La voce di zia Fanny

Sùbito qua. Obbedisci!

Ester

Pronti! (Si ficca il sigaro in un angolo della bocca. Piglia da terra il cappello e se lo mette in testa, calcandolo sopra un orecchio. E, con addosso la pelliccia, il sigaro in bocca, il cappello messo a sghimbescio, si avvia quasi vacillando.) È curioso che il rammollimento comincia a prendermi le gambe come a quell'ometto lì.... Ma, con la buona volontà, si va avanti lo stesso! (Ella esce, e si ode che raucamente grida:) Cognac!... Absinthe!... Whisky!...

(Giunge, attenuato dalla lontananza, un prorompere di risa femminili.)

La voce di zia Fanny

(risonante di compiacenza) Boietta! Boietta, che non sei altro!

(Poi, silenzio.)

Gigetta

(ha continuato a guardare Ester, non più con smarrimento e commiserazione, bensì in una tetra impassibilità. Ed ora, di nuovo sola, ritorna, estatica, al suo pensiero. Rivolge lo sguardo alla carta scritta e rilegge:) Non ritardare, più, Nellina.... Fra qualche ora sarà l'alba.... Pensa che... (S'interrompe. Trasalisce. Mormora:) Una carrozza... (Animandosi) È lei! È lei!... Deve essere lei! (Con una energia prodigiosa, vince la debolezza del corpo. Si alza, e, protendendo le braccia, correndo alla porta a destra, oltrepassando la soglia, con un'ansia incalzante, prima a bassa voce, poi un po' più forte, chiama:) Nellina! Nellina! Nellina!... Nellina! (E, nel buio del corridoio, si aggrappa a lei fortemente.)