SCENA IV.
CESARE, DON CANDIDO, GIGETTA, poi NELLINA.
Don Candido
(entra affaccendatissimo, ansimando) Signor Cesare....
Cesare
(padroneggiandosi) Già di ritorno, don Candido?
Don Candido
... L'ho incontrata... l'ho incontrata... per istrada. Era in carrozza.... Impensierita alquanto della vostra assenza più prolungata del solito, stava per venire da voi. Io ho cercato di evitarvi questo incomodo.... Le ho consegnato la lettera, le ho consegnato i quattrini, le ho detto il fatto suo e sono stato... laconico ed esauriente. Ma, viceversa, non ho esaurito nulla. La Gigetta mi ha preso, diciamo così, per il collo, mi ha messo in carrozza con lei, e, cucita al mio soprabito, è venuta fin qui.
Cesare
(bruscamente) Ditele che sono uscito.
Gigetta
(comparisce dalla prima porta a destra: è elegantissima, ha il volto sapientemente truccato: entra con disinvoltura, senza gravità, quasi graziosamente) Ma no.... Sta' tranquillo.... Io non vengo nè per cavarti gli occhi, nè per cavarti altri quattrini....
Cesare
(alzandosi con cortese deferenza) Io, non volevo ricevervi... soltanto perchè... c'è in casa mio figlio. Vi ho sempre ricevuta nell'epoca in cui egli era in collegio o in viaggio; ma adesso che abita con me....
Gigetta
Si scandalizza vostro figlio?
Cesare
È superfluo che vi occupiate di ciò. Lasciate che ognuno pensi come vuole.
Gigetta
(sedendo, chiama con graziosa familiarità:) Don Candido!
Don Candido
(servizievole) Ai vostri ordini!
Gigetta
Privateci della vostra presenza, perchè debbo, «diciamo così», restar sola col signor Cesare.
Don Candido
Benissimo.
Cesare
(a Don Candido:) Ma aspettate in anticamera. Potrò ancora aver bisogno di voi.
Don Candido
Benissimo. (Esce velocemente per la destra.)
Gigetta
Mi fai il piacere di dirmi a che proposito hai voluto questa separazione solenne? Avevo io forse delle pretese nella mia funzione... di amante onoraria? Da un pezzo, sapevo bene di essere per te... come quell'abito vecchio che si continua a tenere lì in guardaroba perchè, nuovo, lo si portò molto volentieri. Ciò mi sembrava naturalissimo; e io non facevo che fornirmi... di un po' di canfora... di un po' di naftalina... per non mostrarmiti, all'occasione, troppo tarlata. Io sarei curiosa di sapere che ragione hai di destinarmi al cenciaiuolo. Che fastidi ti davo?
Cesare
Nessun fastidio. Ma tutto ciò che ha avuto un principio deve pure avere una fine. D'altronde, di tanto in tanto, per un avanzo di abitudine, si ricascava nella palude stagnante del passato senza trovarci nemmeno una reminiscenza delle sensazioni di una volta, e se ne usciva, poi, tutti e due, pentiti, disgustati. Non è meglio eliminare questo strascico così miserevole?... Ho anche considerato che, adesso, tu sei ancora abbastanza giovane.... E giacchè hai una casa ben montata, dei gioielli, delle toilettes....
Gigetta
Sì, sì, capisco: adesso io... potrei ancora rimettermi in circolazione. Dieci anni di più non sono poi un gran guaio. Si nascondono così facilmente (accennando al viso) sotto questo intonaco! E quanto alla mia salute zoppicante, perchè darsene pensiero? Anzi! È chic portare in giro qualche decimo di febbre, qualche pilloletta di catramina.... Sicchè, sul fatto della circolazione, nulla in contrario: siamo perfettamente d'accordo. (Diventando seria e quasi sottomessa) Ma... tu sai... che di qualche altra cosa... dobbiamo parlare.
Cesare
(rannuvolandosi)... Io non credo opportuno... parlarne qui. Potrebbero ascoltarci... e proprio tu ne saresti profondamente addolorata....
Gigetta
Visto che mi hai dato il congedo, bisogna per forza che noi ci diciamo sùbito tutto quello che abbiamo da dirci. Per non essere ascoltati, abbasseremo la voce....
Cesare
(agitato, impaziente, cerca d'imporsi un po' di calma. La sua fisonomia esprime l'intima concitazione, ma il tono piano della sua voce la dissimula in una cortesia quasi affettuosa.) Del resto, mia cara Gigetta, non si tratta che di riepilogare con esattezza ciò che è passato tra noi due relativamente... alla persona di cui ti preoccupi.
Gigetta
Ma no, Cesare: questo non è necessario....
Cesare
È necessario, perchè tu mostri di averlo dimenticato. Un giorno, fra le follie della nostra luna di miele, tu fosti invasa da una stranissima tristezza. Volesti a un tratto confessarmi di essere stata madre prima che io ti conoscessi e di avere abbandonata una figlia, alla quale ti eri completamente sottratta....
Gigetta
Purtroppo!
Cesare
Mi supplicasti di raccoglierla dall'Ospizio dei Trovatelli, ed io, che non sapevo rifiutarti nulla, accondiscesi ad ospitare la piccola intrusa....
Gigetta
Te ne fui e te ne sono tanto grata.... Puoi dubitarne?
Cesare
E non si stabilì forse che ella sarebbe stata da me allevata e che avrebbe continuato a ignorare di essere tua figlia?
Gigetta
È vero: non lo nego.
Cesare
(sedendole molto vicino e parlandole sommessamente) Il solo scopo che tu ti prefiggevi era quello di salvarla da una eventuale miseria. Mi raccontavi tu stessa che, sedotta, giovanissima, da non so chi, avevi data alla luce quella creatura fra le tue più amare imprecazioni contro la maternità non desiderata. Mi raccontavi tu stessa che avevi potuto separarti dalla tua bambina e farti sostituire da un ospizio senza essere punta dagli scrupoli e senza provarne nessuna pena. Gli scrupoli erano cominciati dopo di esserti imbattuta in me e perciò mettevi a profitto, con uno scopo indubbiamente ottimo, la influenza che, allora, su me esercitavi. Ma, intanto, per un istintivo buon senso, ti proponevi di non rivelarti mai alla figlia che era stata da te gettata via e che ti pareva dovesse già confusamente odiare la madre disumana e sconosciuta.
Gigetta
Ne ero così convinta!
Cesare
E non t'ingannavi! Eri convinta per conseguenza di aver perduto ogni privilegio materno, e soggiungevi di comprendere che, dopo tutto, una trovatella ha meno dolori della figlia di una... donnina leggera. Sono questi, anche oggi, i tuoi convincimenti? Dillo con lealtà. Sono questi?
Gigetta
(debolmente) Sì... sono questi.... Ma quando ci sarà una barriera fra me e te,... io... non avrò più nessun mezzo... di avvicinarmi a lei.
Cesare
Di avvicinarti a lei?!... Per fare che?!
Gigetta
Capirai che... se potessi... a poco a poco... conquistarla....
Cesare
E che logica è la tua?
Gigetta
Io non ho mai preteso di averne. In tutta la mia vita, dov'è la logica?... Ignoro perfino in che consista. Agisco come parlo; parlo come sento.... D'altronde poi,... non è oggi la prima volta che esprimo il desiderio di conoscere da vicino mia figlia. Sei tu che non l'hai voluto mai.
Cesare
Il mettervi a contatto l'una dell'altra, se pure io avessi potuto trovare un pretesto per farlo, sarebbe stato una crudeltà. Dal momento che fra noi c'era l'intesa di mantenere il segreto soprattutto al cospetto di lei, ti avrei procurate le più acute sofferenze stimolando la tua improvvisa sensibilità di madre.
Gigetta
Questo è giusto.... Ma non ti sembra una crudeltà anche più dura il tagliarmi per sempre la strada? Ed è una così grave colpa l'aver cominciato a sentire, con l'andare degli anni, ciò che non sentii quando, brutalizzata dagli uomini, gettai via la mia bambina? Io sono quel che sono, e, oramai, è vero, non posso rifarmi una onestà per offrire degnamente una madre alla creatura che ho fatta io; ma... la certezza di non diventare mai nulla per lei... mi rattrista troppo... e il potermi illudere un poco... mi farebbe tanto bene. Illudere su che?... Non lo so.... Mi basterebbe una illusione vaga, un'illusione... senza logica... come è la mia vita. (Ha qualche lagrima negli occhi.) Mi aiuterebbe, se non altro,... ad essere... meno leggera in avvenire... e me ne accontenterei.
Cesare
(stranamente turbato, stranamente preso da quelle parole) Senti. Ti garantisco che, udendoti parlare così, faccio tacere, con una insolita forza di volontà, ogni mio... egoismo. Il programma che tu sogni è assolutamente fantastico. Io non posso e non debbo essere l'intermediario fra te e lei per questa specie di esperimento da te vagheggiato. Nella situazione in cui ci troviamo, o un tentativo energico, o niente. (Accalorandosi in uno sforzo nobile con cui, secondando la donna, vorrebbe anche liberare la sua coscienza) E poichè la separazione nostra è, comunque, improrogabile, io ti consiglio di rivelarti a lei, oggi stesso. Bene o male, questo diritto lo hai. E se ti sentirai capace di trarla a te con la tua rivelazione e di condurla in casa tua, non sarò io che te lo impedirò. Dunque, decidi! Vuoi tentare?
Gigetta
(dopo lunga esitazione, tristamente commossa, accenna col capo di no. Indi, quasi parlando a sè stessa, aggiunge:) Sarebbe una imprudenza grande!... Giocherei tutto in un colpo solo.... E se perdessi, perderei più della speranza: perderei... anche quello che resta di incerto... nel cuore di chi ha inutilmente sperato. (Ora i suoi occhi riboccano di lagrime. È un pianto mite e breve. Poi, ella, rassegnata, si alza, rivolgendosi a Cesare:) Non insisto più.... Me ne vado. (Un istante di pausa.) Addio, Cesare.
Cesare
(tuttora seduto, compreso da sensazioni opposte, tace col capo chino. Quando ella si avvia lentamente per uscire, egli si leva e mormora:) Addio, Gigetta.
La voce di Nellina
(aspra e ribelle) Occupatevi dei fatti vostri, don Candido! Voglio andare dove mi pare e piace!...
(Ella entra di corsa e si trova di faccia a Gigetta. Si ferma imbarazzata e, per timidità, quasi le volta le spalle.)
Gigetta
(si ferma anche lei e la guarda tutta, dissimulando l'ansia.)
Nellina
(sentendosi guardata, fissa alla sua volta Gigetta, con lo sguardo obliquo, con viva curiosità.)
Cesare
(vigila, perplesso.)
(Breve silenzio.)
Gigetta
(ha l'impulso di accostarsi a lei, di rivolgerle la parola, ma si trattiene, prudente, in una profonda commozione. Indi, tra la necessità di sottrarsi alla tentazione e il bisogno istintivo di assumere al cospetto della fanciulla un contegno di donna rispettata, si volge a Cesare con uno sforzo di disinvoltura:) Non mi accompagnate fino alle scale, signor Cesare?
Cesare
... Certo. (Va alla porta a destra. Aspetta rispettosamente che ella gli passi davanti. Ed esce, dopo di lei.)
Nellina
(la segue con lo sguardo. Si avvicina alla porta per guardarla ancora, e resta lì, attenta, immobile.)