SCENA NONA.
Nanetta
È buffo il tuo professor Tabarra!
Enrico
(timido) E voi... voi siete... piuttosto allegra, mi pare.
Nanetta
Altrochè.... (Effimera) Allegrissima! E sin dalla nascita sono allegrissima! Di solito, si nasce piangendo?... Mi è stato assicurato che io, viceversa, nacqui ridendo. (Col pensiero saltellante) Ma, dunque, che n'è di questa zia Clotilde? Dove si cela?
Enrico
La mamma è uscita insieme col signor Liberti.
Nanetta
Ahi... Col signor Corrado?
Enrico
Lo conoscete molto?
Nanetta
(con una particolare intonazione) Sì, abbastanza!... Che siano andati alla stazione per ricevermi?... È possibile, perchè io avevo annunziato alla zia il mio arrivo senza avvertirla che sarei venuta in automobile.
Enrico
Mi duole che la mamma non sia in casa....
Nanetta
Mentre sto ad aspettarla, mi terrai compagnia tu, spero.
Enrico
Come volete.
Nanetta
E sarai, certamente, molto cortese, molto galante. Ti è proibito di essere galante?
Enrico
(confuso) Non credo.
Nanetta
Se non ti è proibito, comincia col togliermi questa spolverina. (Svoltandosela già sulle spalle) Articolo primo della galanteria: «L'uomo deve togliere la spolverina alla donna».
Enrico
(preoccupato) Mi proverò.
Nanetta
Animo, cuginetto, chè pericoli non ce ne sono!
Enrico
(goffamente, cerca di eseguire.)
Nanetta
Aspetta, che mi laceri qualche cosa. Ciò non è prescritto dal codice della galanteria. Anzi! Divieto assoluto di lacerare!... Pianino pianino.... Bravo!... Così!...
Enrico
(soddisfatto) Devo togliere altro?
Nanetta
Ah, no!... Togliere altro, no! E adesso, tu mi inviti a sedere, e io seggo: io t'invito a sedere, e tu siedi.
Enrico
(resta lì, immobile, attento, a guardarla, tenendo la spolverina, delicatissimamente, come se fosse una preziosa ragnatela, con la punta delle dita.)
Nanetta
Non hai inteso?
Enrico
(scotendosi) Ho inteso, sì! Ecco.... (D'urgenza, pone la spolverina sul canapè, afferra una sedia e gliela offre.)
Nanetta
(siede) Benissimo. (Indi, con i gesti, gli dice di pigliare un'altra sedia e di sedere presso di lei, dirimpetto.)
Enrico
(obbedisce.)
Nanetta
Benissimo! (Pausa. E, d'un subito, assillata da un'impellente curiosità, vivamente comincia) Sicchè... (Ma s'interrompe e si trattiene per non rivelarsi.)
Enrico
Sicchè?...
Nanetta
Di che cosa vogliamo discorrere, cuginetto?
Enrico
A vostro piacere.
Nanetta
Discorriamo un po'... discorriamo un po'... del signor Corrado. Eh?
Enrico
Discorriamo un po' del signor Corrado.
Nanetta
Qui, in campagna, lo vedete spesso, voialtri?
Enrico
Assai spesso lo vediamo. Egli è di casa. E poi il villino suo è attaccato alla nostra villa. I due parchi ne formano quasi uno solo. Non li divide nemmeno una siepe.
Nanetta
(arzigogolando per conto suo, tace.)
(Un silenzio.)
Enrico
(per prolungare il discorso) Se non m'inganno, una volta, anche quel villino apparteneva a noi: alla famiglia Carmineti.... E, una ventina d'anni fa, egli deve averlo comprato dal mio babbo, di cui era intimo amico.... Perciò i due parchi....
Nanetta
No, vedi, di tutto questo non me ne importa niente.
Enrico
(con semplicità) Discorrevo del signor Corrado per accontentarvi.
Nanetta
(irrequieta, bisbetica) Te ne ringrazio, ma.... passiamo oltre. Basta di lui! Sì, basta, basta! Perchè non ci occupiamo di te, invece? Ne so così poco! Desidero saperne un tantino di più.
Enrico
(con una certa emozione) Non ne vale la pena....
Nanetta
(canzonandolo graziosamente) O cielo! Com'è modesta Sua Eminenza!... (Mutando) Ma sai che quanto più ti guardo più mi sembri diverso da tuo fratello primogenito? Siamo stati insieme, a Napoli, parecchie ore, di recente. Posso far bene il raffronto. Nessuna rassomiglianza tra voi due. Nessuna! E io preferisco te. Egli, si capisce, ha i vantaggi che gli dànno l'uniforme d'ufficiale di marina e il suo tenore di vita brillante. In complesso, intendiamoci, è un amore di giovanotto. Ma in te c'è più fondo: c'è un non so che di più intrinseco. Ho l'occhio esperto, io!... È proprio un peccato che ti sei fatto prete!
Enrico
Cioè... cioè... mi farò prete. Non lo sono ancora.
Nanetta
A vederti si direbbe di sì.
Enrico
Ce ne vuole del tempo prima ch'io sia in grado d'ordinarmi in sacris. Per ora, sto chiuso in seminario.
Nanetta
Io t'ho trovato qui. Hai l'ubiquità di Sant'Antonio?!
Enrico
Ho avuto una licenza per ragioni di salute.
Nanetta
Per ragioni di salute!... Povero figliuolo!... Di che sei malato?
Enrico
Non saprei.... Lì, in seminario, avevo dei turbamenti, dei capogiri, degl'incubi....
Nanetta
Oh, che brutta storia è questa!... Ma di' a Nanetta, ragazzo: in sostanza, te la senti o non te la senti la vocazione?
Enrico
Quale?
Nanetta
Dio benedetto, la vocazione del sacerdote!
Enrico
Me la sento, me la sento.
Nanetta
In coscienza?
Enrico
In coscienza.
Nanetta
La mia impressione è che quella non sia una faccia di sacerdote.
Enrico
A poco a poco, lo diventerà.
Nanetta
Lo diventerà se ti truccherai, come fanno gli attori. Ma, sotto la truccatura, ci resterà sempre una faccia destinata... a tutt'altro.
Enrico
A che?
Nanetta
Auff!... Che domanda oziosa!
Enrico
Io non capisco.
Nanetta
Neanche approssimativamente?
Enrico
(abbassando gli occhi) E come potrei capire, cugina?
Nanetta
(con un lieve sgarbo, alzandosi) Vai, vai!... Vedo che in seminario ti hanno già inoculati... i semi della finzione!
Enrico
(mostrando un improvviso rammarico) Non dovete, per un nonnulla, formarvi un cattivo concetto di me.
Nanetta
È inutile. La finzione non mi garba, non mi piace. È inconciliabile col mio temperamento. Guarda: io ero felice del nostro incontro come se avessi ritrovato, dopo una lunga lontananza, un fratellino fatto grande; e quel tuo contegno di monacella al confessionale mi guasta tutto.
Enrico
(per giustificarsi) Eppure, cugina... se voi vi metteste nei miei panni....
Nanetta
Sarei un seminarista alquanto sospetto in seminario!
Enrico
No, non scherzate su questo!... Se vi metteste nei miei panni, intendereste voi stessa che qui dentro (accenna agli abiti che porta) si finge un po', è vero, ma si finge inconsciamente....
Nanetta
E, per giunta, ti ostini a darmi del voi, il che mi riesce opprimente!... Come si fa a dare del voi a una cugina?... E poi, è così bello il tu! È così buono! Aiuta a diventare schietti, a diventare leali....
Enrico
Ma non è rispettoso e il dover mio è di rispettarvi.
Nanetta
Obbligatissima! Non voglio essere rispettata. Il rispetto mi accresce gli anni. Ne ho già abbastanza.
Enrico
Vorrei averli io gli anni che avete voi!
Nanetta
Perchè tu, con gli anni che ho io, saresti per lo meno vescovo; ma io non lo sono. (Con burlesca imperiosità) Insomma, poche chiacchiere: se da oggi innanzi non mi dai del tu, ti abolisco come fratello!
Enrico
(animandosi, levandosi) «Da oggi innanzi» avete detto?... (Correggendosi e ripetendo per abituarsi:) «hai, hai detto», «hai detto».
Nanetta
Da oggi innanzi: precisamente.
Enrico
(giubilante) Ciò significa che resterai un pezzo con noi!
Nanetta
Chi lo sa! (Sospirando) Io lo spero!... Dipenderà da un affaraccio!
Enrico
Da un affaraccio?!..
Nanetta
Purtroppo, cuginetto! Tutta la mia vita dipende, oramai, da uno di quegli affaracci che càpitano addosso, quando il diavolo ci mette la coda. Lo conosci personalmente, tu, il diavolo?
Enrico
(sorridendo con riservatezza) Personalmente, no.
Nanetta
Io, sì. Tu vedessi che po' po' di coda!... Ci si inciampa e non c'è più modo di trovare l'equilibrio. (Con una scherzosa aria di mistero) Sono innamorata, pretino mio!... Accidenti all'amore e a chi lo inventò!... Non furono mica Adamo ed Eva, sai. Quei due lì inventarono una faccenda più pratica.
Enrico
(di nuovo imbarazzatissimo, riabbassa gli occhi.)
Nanetta
Vieni qua! Vieni qua! (Espansiva, quasi gioconda, tirandolo per la tonaca, lo fa risedere, accanto a lei, sul canapè ingombrato dal velo, dalla borsa, dalla spolverina.) Ora che siamo intimi, possiamo tornare utilmente al nostro degno signor Corrado. Raccontami tutto! Mettimi al corrente!... Come impiega il suo tempo?... Sempre attorno alle donne, immagino! Sempre in cerca d'avventure! E, in mancanza di meglio, si arrangia coi prodotti campestri! Non ho indovinato?
Enrico
(col fiato corto, arrossendo) Sono cose che io ignoro.
Nanetta
No, cuginetto bello! Se ricominci a fare l'ingenuo, mi casca il pane di bocca!... Tu devi secondarmi. Devi agevolarmi anche!
Enrico
In quello che mi è permesso....
Nanetta
Santa pazienza! Questa tua futura mitria è un castigo di Dio.... Be', mi darai, almeno, delle informazioni d'altro genere. (Tutta accesa, le pupille sfavillanti) Per esempio, dimmi, dimmi: parla mai di me, lui, con la zia? E, se ne parla, come ne parla?... Mi loda? Mi ammira? Mi biasima? Mi disprezza?
Enrico
In verità, non mi consta che con lei parli di voi.... Uh! m'è scappato il voi per isbaglio.
Nanetta
Vile!
Enrico
Chi?
Nanetta
Lui.
Enrico
(genuinamente) Il signor Corrado è vile?!
Nanetta
Vilissimo. Già, tutti gli uomini sono vili. E quando, eccezionalmente, non sono vili, sono uomini per metà.
Enrico
Forse, cugina, è per l'inconveniente della viltà che sinora non ti sei voluta maritare?
Nanetta
(con un clamoroso slancio di sincerità) Non mi son voluta maritare io? Dio degli dei, io ne ho avuta costantemente la buona intenzione! Sull'inconveniente della viltà sarei stata prontissima a chiudere gli occhi! Che diamine!
Enrico
E allora?...
Nanetta
Ti pare strano ch'io sia rimasta a terra? Hai ragione! Si vede che sei un ragazzo molto intelligente. E bada che sono stata amata da un'enorme quantità di uomini.... Un esercito!... Senonchè, quei pochi ch'erano disposti a sposarmi mi disgustavano tanto ch'io non me li sarei presi per marito neppure con la certezza d'avere un regno, e tutti gli altri poi mi amavano svisceratamente... a condizione di non sposarmi.
Enrico
(sbigottito) Oh!... E perchè?
Nanetta
T'interessa di saperlo?
Enrico
Sicuro che m'interessa!
Nanetta
Ma, caro il mio pretino, tu sei un tesoro!... Finalmente trovo qualcuno che mi autorizza a parlare dei miei guai! Mi sembra di togliermi un bavaglio!... Una disgraziata fanciulla matura, tra gli altri suoi tormenti, ha quello di dover serbare un disinvolto silenzio sulle sue disgrazie antimatrimoniali! C'è da morirne!... Tu mi domandi perchè mi hanno amata a condizione di non sposarmi? Te lo dico subito: perchè io ho i connotati della donna poco sposabile.
Enrico
(protestando) Ma che!
Nanetta
È così. Dev'essere così, pretino mio. È la sola spiegazione logica. Io riconosco che mi si debba credere disadatta al matrimonio da quando, per dispetto, faccio il comodo mio; ma se non mi fossi persuasa d'avere dei connotati speciali io non potrei spiegarmi quel che mi è accaduto anche prima, quel che mi è accaduto sempre! Appena giovinetta, già sentii intorno a me qualche cosa di molesto, qualche cosa di offensivo. E al primo uomo da cui ebbi una dichiarazione d'amore parve naturalissimo di slanciarsi per darmi un bacio.
Enrico
(quasi interrogandola con gli occhi pieni d'ira) Ma non te lo diede!...
Nanetta
Ah, no! Fui più svelta io a dargli uno schiaffo.
Enrico
(con fiera soddisfazione) Perbacco!
Nanetta
E quanti altri ho dovuto darne fino a oggi!
Enrico
(esaltandosi di ammirazione e cercando le parole) Ma, dunque,... tu sei... tu sei...
Nanetta
Io sono, nè più nè meno, come dovrai essere tu se ti metterai sul serio a fare il sacerdote.
Enrico
Già!
Nanetta
A ogni donna che vorrà regalarti un bacio, ttà, un ceffone.
Enrico
(ostenta una risatella) Eh eh eh eh!
Nanetta
Ci ridi?... Meglio non riderci, caro. Se ne danno magari cento con un gusto matto, ma è probabile che il centunesimo si dia di mala voglia, perchè... a lungo andare... So io quello che dico! (Infervorandosi e infervorandolo) Vuoi un consiglio da Nanetta, pretino?... Giacchè sei ancora in tempo, smettila! smettila!