SCENA DECIMA.

(Dalla porta del parco, Don Giacinto, inosservato, fa capolino come per spiare.)

Enrico

(emozionatissimo, continua a ridere ostentatamente) Sì, smetterla!... Come se fosse niente!... A consigliare si fa presto!...

Nanetta

Chi ti obbliga?... Fammi capire. Chi ti obbliga?... La mamma, forse, soffiata da quel pappagallone del professor Tabarra?

Don Giacinto

(che, attratto dall'argomento, si è avanzato fino alla soglia, trasalisce allungando il naso e, sulla punta dei piedi, tutta la persona.)

Enrico

Nessuno mi obbliga, ma io so che ci teneva molto la buon'anima del babbo.

Nanetta

(con crescente animazione) Non importa! La buon'anima del babbo ti assolverà. Mandagli delle scuse all'altro mondo, e getta al vento il collarino! Hai avuto il piacere di nascere uomo, perdinci, e vai a cacciarti nella medesima galera, nei medesimi ceppi da cui sono martirizzate le povere donne senza marito!

Enrico

(ride più di prima, ma il suo riso è divenuto nervoso) Non dire così, cugina, che mi spaventi con le tue parole...

Nanetta

(presa da una bizzarra giocondità aspra e chiassosa) Viva la libertà, pretino mio! Io lo grido come dal fondo di una prigione, tu puoi gridarlo all'aperto, con l'impeto d'una locomotiva in partenza!

Enrico

(in una repentina ebbrezza d'eroismo bambinesco) Orbene, cosa credi? Che io abbia paura di gridarlo?.. T'inganni a partito. Io so averne del coraggio, se voglio. Viva la libertà!

Nanetta

(che, in questo momento, con la coda dell'occhio ha scorto Don Giacinto) E abbasso il professor Tabarra!

Don Giacinto

Eeeh?!... (Fa un salto e, all'istante, se la dà a gambe.)

Enrico

(voltandosi, spaurito) Chi è?

Nanetta

(dissimulando) Nessuno.

Enrico

Io ho udita una voce.

Nanetta

Io non ho udito niente.

Enrico

(corre alla porta e allibisce.) Era proprio il professore!

Nanetta

(raggiunge Enrico, battendo le mani, schiamazzando) L'avevo visto, sai! Faceva la spia... L'avevo visto!... Guarda, guarda come l'ho messo in fuga!... (E, mentre si diverte a guardarlo fuggire, ha una forte scossa e cessa di schiamazzare.) Cugino!... È lui o non è lui?

Enrico

È il professore: te l'accerto.

Nanetta

Ma no! Non parlo più di quel coso. Dico: laggiù, nell'altro viale...

Enrico

Ah, nell'altro viale è il signor Corrado. Si avvia appunto da questa parte.

Nanetta

(assalita da un orgasmo folle, va di qua e di là per la stanza) Poveretta me! Sono tutta devastata dalla polvere... Sono tutta scarruffata... Avresti potuto condurmi nella stanza di toilette della zia, piuttosto che chiacchierare di tante sciocchezze!

Enrico

Sei stata tu a volerne chiacchierare!

Nanetta

Non so perchè, io non mi aspettavo che venisse adesso! Pretino mio, che sbattimento di cuore! Vuoi sentire?...

Enrico

Non è necessario: me l'immagino...

Nanetta

E che gli accade a quel vilissimo uomo che non arriva ancora?

Enrico

Ha i dolori articolari alle gambe.

Nanetta

Non è vero! Non può averli, lui, i dolori articolari! (Torna, febbrile, alla porta in fondo) È lì! S'è fermato nell'aiuola e coglie dei fiori. (Rientra rapidamente) Tanto meglio! Avrò il tempo di riparare un po' alle avarie. Devo avere una faccia pallida, gialla, verde... In questo salotto non c'è neppure uno specchio!... Ma fortunatamente ho io tutto quel che mi occorre... (Si dà da fare con una prodigiosa celerità. Cava dalla sua borsa uno specchietto col manico e due scatolini) Presto, a te: tienimi bene il mio specchietto: il più crudele, ma il più sincero dei miei amici.

Enrico

(piglia lo specchietto e lo regge a due mani, pel manico, come i sacerdoti reggono il calice della messa.)

Nanetta

(apre i due scatolini: uno contiene la cipria, l'altro il rossetto.) E qui dentro c'è la gioventù e c'è la bellezza. Vedrai! (Si mette davanti allo specchietto.) Più su!

Enrico

(lo alza troppo.)

Nanetta

Più giù!

Enrico

(lo abbassa troppo.)

Nanetta

(si curva, si raccorcia per guardarsi.) Misericordia, come sono mostruosa, oggi!

Enrico

Non mi pare, cugina...

Nanetta

(dandosi il rossetto e la cipria) Più su!... Più giù!... Più su!... (Irritata, imbizzita, sconfortata) Ma già, è lo stesso. O più su, o più giù, questa roba mi fa anche più mostruosa!...

Enrico

(con semplicità) Che ti faccia meno bella è certo.

Nanetta

(ha una nuova scossa: il sangue le dà un tuffo alla testa) Se non mi sbaglio, un rumore di passi!... Io mi nascondo.

Enrico

Ti nascondi?!...

Nanetta

Sì, mi nascondo, mi nascondo, perchè non voglio che mi veda così orrida. Non voglio! (Raccoglie in un attimo la borsa, il velo, la spolverina, gli scatolini) E bisogna ch'egli non sappia che sono già arrivata. Hai capito?... Hai capito?... Bisogna che non lo sappia!

Enrico

(andandole dietro e porgendole lo specchietto) E quest'arnese, cugina?...

Nanetta

(senza ascoltarlo) Io mi nascondo! Addio, addio, addio... (Esce difilato per la porta a destra e gliela chiude sul viso.)

Enrico

(voltando le spalle alla porta, resta in asso, interdetto, col piccolo specchio tra le mani.)

(Proprio in questo momento entra, dal parco, Corrado — recando un fascio di rose.)