SCENA UNDICESIMA.
Corrado
(nel vedere Enrico, si ferma, meravigliato, in un atteggiamento scherzoso) Che fai con quello specchio, tu?
Enrico
Niente...
Corrado
Civettone!... Un bel modo di prepararsi alla vita sacerdotale!
Enrico
(con una repentina temerità) E se invece io mi preparassi a rinunziarci, signor Corrado?
Corrado
(ha un moto di sorpresa) Bravo!... (Indi, tacendo, gli si avvicina, piano piano. — Gli solleva il mento. — Lo fissa in un misto di guardinga commozione e di compiacenza quasi orgogliosa.) Ne ho molto piacere. Meriti... una rosa... colta da me. (Ne sceglie una e gliela offre.)
Enrico
(ridiventa d'un subito timidissimo e, con una inconsapevole freddezza diffidente, prende la rosa, in silenzio.)
(SIPARIO.)
ATTO SECONDO.
Il boudoir del quartierino occupato da Nanetta. Vi si entra passando per una veranda che è in fondo, e alla quale si accede, dal parco, per una scaletta che non si vede. L'angolo destro della stanza è tagliato dal vano d'un finestrone ad arco; l'angolo sinistro è tagliato da una specie d'alcova tra le cui tendine, un po' dischiuse, s'intravvede una piccola camera da letto. L ambiente, concentrato e civettuolo, è reso anche più grazioso dal capriccio di Nanetta che ha sparsi dovunque ninnoli bizzarri, pianticelle di serra, soffici cuscinetti ricamati, fotografie, brani di stoffe preziose. È evidente un po' di disordine vissuto. Sopra un sofà, un libro. Sulla toletta, tra le spazzole e i pettini, un asciugamano, qualche nastro, qualche fiore. Sopra una sedia, un accappatoio.
E tutto ciò ha un aspetto d'intimità profumata.
L'uscio della veranda e il finestrone sono aperti.