SCENA PRIMA.

(La stanza è al buio. Ma dalla veranda e dal finestrone penetrano i riverberi d'una luce mista, diffusa dalle luminarie del parco sottostante, dove sta per terminare, in pieno fervore, una festa campestre. Si scorge qualche luminoso globicino giapponese tra le cime degli alberi. E, come portate dagli stessi riverberi, giungono le note di un «two step», sonato a mo' di marcia da una vivace orchestrina, e un fluttuare di voci femminili e maschili, ora più vicine e più animate, ora più lontane e più lievi.)

Nanetta

(venendo di giù, passa, in fretta, per la breve veranda ed entra. Ella indossa una veste da ballo estiva, d'una eleganza meno semplice e più raffinata di quella che s'addice a una fanciulla. Ha il viso sfiorito, stanco, d'un pallore di sofferenza chiusa. Ha gli occhi cerchiati di livido, le labbra stirate, e agli angoli della bocca, come un segno d'amarezza. Appena entrata, si ferma dilatando il petto in un respiro ampio. Si vede che è venuta urgentemente a cercare la solitudine e il buio come una liberazione. Indi, nervosamente, si affretta a togliersi i guanti che lascia cadere a terra, siede presso una scrivanietta, poggia il viso tra le palme delle mani, quasi invocando di poter piangere. Dopo qualche momento, comincia, difatti, a piangere, a singhiozzare.)

(L'orchestrina cessa di suonare. — A un tratto, una voce si distingue nel brusìo e si leva, indiscreta. È la voce di Enrico.)

La voce di Enrico

(chiamando) Cugina Nanetta! Ti abbiamo vista, sai! Ci siamo accorti che te la sei svignata!

(Poi, subito, si levano altre voci:)

— È stato un vero tradimento, signorina!

— A me, lei aveva promesso l'ultimo giro di two step!

— A me, aveva promesso un pezzetto del velo che non le ho lacerato abbastanza!

— A me, la gardenia che portava sul petto!

— Venga almeno per lasciarsi salutare.

(L'orchestrina riattacca la musica del «two step» con più brio di prima.)

Una voce femminile

Anche noialtre desideriamo di salutarla, signorina Nanetta! Non importa che ci ha rubati i cuori di tutti i nostri cavalieri!

Tutte le voci

(si confondono in un crescendo:)

— Venga! Venga!

— Vogliamo la signorina Nanetta!

— Vogliamo la signorina Nanetta!

(E dalla veranda e dal finestrone irrompono, come una pioggia, coccarde, nastrini, lustrini, stelle volanti di «cotillon», mazzetti di fiori e altri graziosi proiettili, avanzati dal ballo campestre.)

Nanetta

(per sedare quel fastidioso diavoleto, trattenendo le lagrime e i singhiozzi, rabbiosamente, va alla veranda, e in un tono di falsa cortesia, grida:) Chiedo scusa, signori. Chiedo mille volte scusa...

(Appena ella s'affaccia, scoppiano gioiose acclamazioni e battimani:)

— Viva la signorina Nanettaaaa!...

Qualcuno

(comicamente sbraita:) Lasciatela parlare!...

(Si fa silenzio.)

Nanetta

Ma no. Nessun discorso. Voglio soltanto pregare tutti e tutte di perdonarmi perchè sono stata presa da un terribile mal di capo.

(La piccola folla, giù, accoglie queste parole con un lungo oh! di desolazione.)

Una voce

Allora, ci perdoni lei, signorina, d'averla importunata.

Un'altra

Siamo mortificatissimi.

Nanetta

Non c'è di che, signori. E buona notte, buona notte!

(Rientra bruscamente e si getta sopra il sofà, abbandonando la testa sulla spalliera.)

La piccola folla

— Grazie, signorina Nanetta!

— E mandi via il suo mal di capo!

— Buon sonno e buoni sogni!

La voce femminile

Senza rimorsi!

La voce di Enrico

Basta quella musica, eh!

Un'altra voce

Sì, basta! basta! Senza la signorina Nanetta, non si può ballare più!

(L'orchestrina tace.)

Un'altra voce

(con intenzione spiritosa, accennando il canto) «Cittadini, alle case tornate!»

(Si ride. — Il vocìo si allontana.)