SCENA SECONDA.

Enrico

(dalla veranda, premuroso. Egli ha assunto un aspetto di giovanotto quasi elegante. Indossa lo smoking con una certa disinvoltura. Il suo volto sembra mutato, con i baffetti che spuntano già, con i capelli accuratamente ravviati.) Come mai, Nanetta?... Vuoi qualche cosa?... Vuoi il dottor Castoldi?... Se n'è andato or ora: mando un domestico a raggiungerlo?...

Nanetta

(ricomponendosi) No, Enrico. Sono stanca. Sono nervosa. Nulla di serio, certamente. Torna giù, tranquillo. Facevi con tanto garbo gli onori di casa! Devi continuare fino all'ultimo.

Enrico

Nessuno si avvedrà che sono sparito.

Nanetta

Ma non è corretto.

Enrico

Si accomiatavano tutti. C'è la mamma per salutarli. E poi... un ballo campestre, un ballo all'aria aperta, esclude molte formalità. Me l'hai detto tu stessa, stasera, quando ti chiedevo dei suggerimenti per sapermi regolare. (Breve pausa) Ti do noia?

Nanetta

(fredda) Al contrario.

Enrico

Forse, non avrei dovuto entrare senza il tuo permesso; ma ho temuto che tu stessi male, e, per la fretta d'aver notizie....

Nanetta

Non ti giustificare. Sai bene che tra noi...

Enrico

E sì!... (Celiando contro voglia) Ho fatto già quattro lunghi mesi di apprentissage per essere adottato definitivamente come fratello. Oramai, l'adozione mi spetta.

Nanetta

Senza dubbio.

Enrico

(a disagio) Ci tieni a restare al buio?

Nanetta

No.

Enrico

Non ti dispiace se illumino?

Nanetta

Mi è indifferente, caro.

Enrico

Io, al buio, mi sento mancare il respiro. (Voltando una chiavetta della luce elettrica) Ah!... Ecco qua!... Lux facta est, e sia benedetta la luce! (Guardando lei) Eccetto però... se vogliamo nascondere d'aver pianto.

Navetta

(aspra) Non è vero che io abbia pianto!

Enrico

Tu neghi, ma gli occhi rossi ti tradiscono. Hai pianto perchè domani parte il signor Corrado. E io, invece, ti dichiaro che ne sono arcicontento. (Con giovanile impulsività) Non è degno di te il signor Corrado. No, no, e poi no! Ti scalda la testa e ti circuisce, senza avere, neanche lui, la più lontana idea di sposarti. E questa è un'azione obbrobriosa!

Nanetta

(ascoltando, si concentra in sè, con gli sguardi fissi nel vuoto.)

Enrico

(sedendole vicino, sul sofà) E io vedo che lo pensi tu pure. Non lo dici, ma lo pensi. Sì che lo pensi, Nanetta!... E sai qual'è la rabbia mia? È che io non sia nato un po' prima. Mi tocca a recitare ancora la parte del bébé. Mi è proibito di cantargliene quattro come gliele saprei cantare!... È un vecchio amico di famiglia? E che me ne importa? Al vecchio amico di famiglia griderei sul muso appunto che egli ha abusato della fiducia che si ripone in lui, e che quando, perdio!...

Nanetta

(troncando severamente) Non potresti parlare d'altro, Enrico?

(Pausa.)

Enrico

(imbronciato) Di che devo parlare? È abbastanza logico che io ti parli di quello che più t'interessa.

Nanetta

È stupido che tu ti adiri perchè neanche il signor Corrado mi sposa. Io non ci trovo nulla di strano. Per quale ragione dovrebbe sposarmi proprio lui?... (Ride amaramente) Ah! ah! ah!... Sposare Nanetta! Ci scherzi?... Cascherebbe il mondo!

Enrico

A scanso d'equivoci, non supporre che io mi compiacerei molto se ti sposasse. Che sia stato un Don Giovanni della peggiore risma, tu non lo ignori; e adesso non è che un disastro ambulante. Per lui, il matrimonio sarebbe un rifugio da invalido. Bell'affare!... Sì, a furia di stringarsi, a furia d'imbalsamarsi, la dà ancora a intendere. Ma bisogna vederlo la mattina, prima che abbia fatto la sua toilette! Ha tutti i connotati d'un vecchietto malaticcio, e ridicolo, per giunta! Gli si offrirebbe volentieri l'omaggio di un paio di pantofole ricamate e d'un paio di grucce intarsiate.

Nanetta

Quanta inesperienza, mio buon Enrico, nella tua denigrazione! E poi dici che ti tocca a recitare la parte del bébé. Lo sei così naturalmente!

Enrico

Perchè? Sentiamo. Perchè? Ti mostro come in una fedele fotografia colui che suoli guardare attraverso il prisma della tua immaginazione, della tua illusione. Non c'è nessuna inesperienza in questo.

Nanetta

È una fatica inutile, figliuolo caro, se non addirittura nociva. Ricordati di non accanirti mai a denigrare un uomo presso la donna dalla quale, per uno scopo o per un altro, ti premerà che egli non sia amato. Credi a Nanetta. Affaticandoti a denigrarlo, otterrai, molto probabilmente, l'effetto opposto. Essa potrà cominciare ad amarlo se non lo ama ancora, e potrà amarlo di più se già lo ama.

Enrico

(bizzoso) Oh, va benissimo! Ho inteso. Terrò conto del tuo consiglio. E sùbito, anzi! Immediatamente!... Ma siccome stasera non riuscirei a tapparmi la bocca, sai quel che faccio, io, per non continuare a dire del signor Corrado tutto il male che penso?... Ti saluto e ti lascio! (Si alza.) Questo ci mancherebbe, adesso: che fossi proprio io a fartelo amare di più! No, no!... E, del resto, fortunatamente, se ne va!... Ci libera della sua presenza! E quando non sarà più qui... cos'è?... ti vestirai a lutto?.. intisichirai per lui?... Ma che!... Nemmeno per sogno! Con la tua intelligenza e col tuo orgoglio, non è possibile!... (Animandosi) Vogliamo scommettere che, tra una settimana, rideremo insieme della tua passionaccia?... E anche di lui rideremo! (Vivacissimo) Ne sono certo! Scommettiamo? Di': scommettiamo?

Nanetta

(inconsapevolmente, si ridà alla sua ambascia. Torna qualche lagrima a rigarle il volto.)

Enrico

(commosso, guardandola) E ricominci da capo con le lagrime?

Nanetta

Santa pace! Sei irritante, con me, stasera!

Enrico

E tu, con me, sei cattiva! Cerco di soccorrere la tua tristezza esprimendoti schiettamente ciò che so e ciò che penso, ti dico il rammarico di vedere per la prima volta le lagrime in quegli occhi che mi hanno abituato al loro sorriso: e perciò sono irritante?

Nanetta

(levandosi, esasperata) Mi dà una molestia insopportabile il sentirmi soccorsa o compatita... specialmente quando non ce n'è la ragione. Che dovrei fare per assicurarti che non è il caso di commuoversi alla mia sorte?... Dovrei mettermi a cantare, a saltare, a ballare? Ho ballato per tre ore con tutti gl'imbecilli ai quali è piaciuto di appiccicarmisi addosso: mi pare che ce ne sia a sufficienza perchè non mi si creda disposta a morire di dolore!

Enrico

(intimidito) Tanto meglio, Nanetta! E càlmati, ora! Non voglio che per causa mia...

Nanetta

(moderandosi) Ma no: non temere... Un po' di collera passeggera... Null'altro!... E vai, vai, Enrico!... I domestici hanno spento i lumi del giardino... (Di fuori, infatti, una densa oscurità ha invasa l'aria. Si vede soltanto luccicare qualche stella lontana, sugli sfondi del finestrone e della veranda.) È tardi. Bisogna andare a dormire. Mi hai salutato, ma so bene che se io non ti mando via tu non ti decidi ad andartene. (Con una mano sulla spalla di lui, cordialmente) A rivederci, buono mio! E domani, del nostro piccolo diverbio, nemmeno il ricordo. Vero?

Enrico

(con bonaria tenerezza) Per me, non c'è pericolo. Io l'ho già dimenticato.

Nanetta

E anch'io.