SCENA I.
Il DUCA, il PARRUCCHIERE, il cameriere BEPPE, indi, il servo GAETANO e l'avvocato BARTOLETTI.
(È l'ora del tramonto. La porta in fondo è spalancata. Si vede un fumoir e, dopo il fumoir, una sala da pranzo. La tavola è imbandita per molti commensali. Qualche cameriere vi si aggira intorno, apparecchiando.)
(Il duca è seduto dinanzi allo specchio con sulle spalle quella specie di accappatoio di lino bianco che i parrucchieri fanno adoperare per la toilette. Egli è pallido, sofferente, di una sofferenza indeterminabile, piena di malinconia dissimulata. Ha i calzoni e il panciotto dell'abito nero, colletto all'ultima moda, cravatta bianca, e indossa una giacca da camera, molto semplice e di buon gusto. Il parrucchiere, atteggiato a devozione untuosa, lo pettina assai accuratamente. Il cameriere Beppe — capelli grigi, brevi fedine, in frac, ma non in livrea: figura di cameriere esperto e correttissimo — resta in fondo alla scena, diritto, a ricevere ordini.)
Il parrucchiere
(dopo un lungo silenzio, pettinando) Eppure, Eccellenza, poco fa mi sono sbagliato. Adesso ricordo bene. La tintura che adoperava il conte Argenti, buon'anima sua, non era francese, era americana. Tintura... (pronunziando la parola come è scritta) Milley.
Il duca
Si pronunzia Millé, non Millei.
Il parrucchiere
Eccellenza, io poi non conosco la lingua... americana. Era una tintura ottima. E si disse che la tintura lo aveva fatto impazzire. Ma tutte storie inventate per scansare la concorrenza. Il primo flacon lo portò lui stesso, il signor conte, da Nuova York, quando si decise a tingersi i capelli.
Il duca
Lui si tingeva anche prima.
Il parrucchiere
E da quanto tempo, Eccellenza?
Il duca
Che so? Quello lì era nato tinto.
Il parrucchiere
(ride) Ah, ah, ah!... E morì tinto! Egli fece chiamare il suo parrucchiere tre ore prima di morire.
Il duca
(pigramente) Fece bene. Provvide a parer bello anche sul cataletto.
Il parrucchiere
(ride) Ah, ah, ah! (Pausa.) (Indi, serio) E Vostra Eccellenza non penserebbe a....
Il duca
A che? A morire?
Il parrucchiere
Vostra Eccellenza deve campare mill'anni! (Abbassando un po' la voce) Volevo dire che... per questi pochi capelli bianchi si potrebbe....
Il duca
Pochi?
Il parrucchiere
Pochissimi.
Il duca
Va là che sono parecchi.
Il parrucchiere
Io avrei da proporre a Vostra Eccellenza....
Il duca
Lascia andare. Non sono i capelli bianchi che mi dànno noia. Altro che capelli bianchi!
Il parrucchiere
Vostra Eccellenza vuole scherzare. La malattia di questi giorni è stata una cosa da nulla. Oggi Vostra Eccellenza sta benissimo. Ha una cera di giovinotto!...
Il duca
Sì sì. (Cava di tasca un portasigarette e ne piglia una.) Beppe, un po' di fuoco.
Beppe
(prende un cerino da un portafiammiferi e rispettosamente glielo porge acceso.)
Il parrucchiere
(zelantissimo, mette fuori contemporaneamente la sua scatoletta di cerini e ne accende uno.)
Il duca
(si serve del cerino portatogli da Beppe, e caccia il fumo dal naso.)
Il parrucchiere
(dopo aver dato un ultimo colpo di spazzola ai capelli del duca, gli toglie di dosso l'accappatoio.) Servito, signor Duca.
Il duca
Beppe, il frac.
Beppe
(prende l'accappatoio ed esce a sinistra.)
Gaetano
(in livrea stringata, entra dalla porta a destra.) Eccellenza, c'è l'avvocato Bartoletti.
Il duca
Venga, venga. Fallo entrare qui.
Gaetano
(quasi timidamente) E c'è anche il sarto.
Il duca
A quest'ora viene il sarto?
Gaetano
Aspetta da un pezzo, Eccellenza.
Il duca
Perchè non me l'hai detto?
Gaetano
Ecco.... io l'ho annunziato, ma....
Il duca
(turbandosi un po') È vero, sì.... Non me ne ricordavo.... Entri anche il sarto.
Gaetano
(esce.)
Il parrucchiere
Ha comandi da darmi il signor Duca?
Il duca
No.
Il parrucchiere
Servo, Eccellenza. (Striscia una riverenza, e via dalla destra.)
Beppe
(rientra col frac.)
Il duca
Metti lassù, e va di là.
Beppe
(pone il frac sopra una sedia e sta per andare.)
Il duca
Ehi, Beppe! Verrà la signora Blanchardt. L'aspetto qui, e non c'è bisogno di annunziarla. Gli altri, nel salottino Pompadour. E chiudi quella porta.
Beppe
(s'inchina ed esce dal fondo, chiudendo.)
Gaetano
(introduce prima l'avvocato Bartoletti, poi il sarto, e va via.)
Il sarto
(porta sul braccio della roba avvolta in un panno scuro.)
Bartoletti
(un uomo sui sessantacinque anni, dall'aspetto severo e dignitoso) Sono ai suoi ordini, Duca.
Il duca
Grazie, caro Bartoletti.
Bartoletti
Ho ricevuto stamane la sua lettera con quel foglio... e i documenti espositivi che ella ha creduto utile mandarmi, e naturalmente l'ho servita senza por tempo in mezzo. Tuttavia....
Il duca
Un momentino, se non vi dispiace.
Bartoletti
Prego. (Riordina e leggiucchia qua e là alcune carte che ha in mano.)
Il duca
(al sarto:) Cosa c'è?
Il sarto
Il paletot, Eccellenza.
Il duca
Quale paletot?
Il sarto
Lo provammo una sola volta, Eccellenza, prima della sua malattia.
Il duca
(turbandosi di nuovo) Ah... già!
Il sarto
L'ho terminato.
Il duca
Potevate consegnarlo al mio cameriere.
Il sarto
Se il signor Duca permette, io vorrei rivederglielo un po' addosso.
Il duca
Come vi piace. (Sbottona la giacca per togliersela.)
Il sarto
Tenga questa giacca, Eccellenza. Possiamo provare benissimo.
Il duca
(parla con Bartoletti, mentre il sarto gl'infila il paletot e mentre dinanzi allo specchio glielo aggiusta sul corpo e glielo guarda da tutti i lati) Dunque, avvocato, io non devo abusare del vostro tempo. Diciamo subito quello che è necessario. Io vi ho incomodato perchè il Codice non lo conosco che ad orecchio e (con un lieve sorriso) temevo che la forma della mia prosa non fosse abbastanza esplicita e non escludesse con certezza gli equivoci e le contestazioni.
Bartoletti
Io ho letto mal volentieri, ma attentamente.... (guardando, il sarto, esita.)
Il duca
Parlate pure.
Bartoletti
(continuando)... le sue... disposizioni testamentarie.
Il duca
Perchè poi mal volentieri?
Bartoletti
Prima di tutto perchè quella dei testamenti non è la lettura che io preferisco, specie se ne sono autori persone per le quali nutro una devota amicizia....
Il duca
Che idee!
Bartoletti
E anche perchè, francamente, quella decisione mi è parsa una... come ho da dire?
Il sarto
Le va, Eccellenza, questa larghezza di petto? C'è dello chic, ma forse è un po' troppa.
Il duca
(dandogli retta per ostentazione) No, no, non è troppa. Piuttosto, quelle spalle... non so....
Il sarto
Ma ecco: il signor Duca, oggi, si curva un tantino. Non è la sua abitudine. Se ha la pazienza di stare diritto....
Il duca
(subito si drizza.)
Il sarto
Lo vede? Non c'è più niente.
Il duca
Difatti, mi curvavo un poco. Ora, va perfettamente.
Il sarto
Eppure, dico la verità, non è di mia piena sodisfazione. E (togliendogli il paletot) se il signor Duca mi concede ancora qualche minuto, gliene vorrei mostrare un altro che ho imbastito.
Il duca
Il sarto
No, ma avendo ricevuto in questi giorni dalla Casa Scholt di Londra un overcoat per campione, io mi son detto: voglio tagliarne uno identico per il signor Duca. Che se poi non le piacesse....
Il duca
(stanco di stare in piedi e distratto) Vediamo. (Siede.)
Il sarto
Vuole che torni domani?
Il duca
No. Perchè? (Si alza.) (A Bartoletti:) Dunque, dicevamo, vi è parsa proprio una stravaganza la mia decisione? Cioè, voi stavate per chiamarla... una follia.
Bartoletti
Non lo nego. Del resto, c'è sempre tempo di distruggere una carta.
Il duca
(sottolineando tristemente) Sempre, no.
Il sarto
(infilandogli l'overcoat imbastito, col bavero provvisorio di fodera) È un modello di una eleganza straordinaria. Guardi come veste!
Il duca
(a Bartoletti:) E dite, avvocato, avete fatto delle modificazioni o era tutto in regola?
Il sarto
(fa dei segni col talco sul dorso, presso il bavero.)
Bartoletti
Ho soltanto scritte qui (mostrando un foglietto) due clausole da aggiungere in ultimo, per maggiore chiarezza.
Il duca
(stendendo la mano verso Bartoletti, che è alle sue spalle) Volete compiacervi?
Bartoletti
(gli porge il foglietto.)
Il duca
(lo prende e legge.)
Bartoletti
E ripongo sullo scrittoio i documenti riguardanti la tenuta di Sant'Angelo, che ho consultati. (Esegue.)
Il sarto
Voglio che la spalla faccia questo. (Pizzica l'abito sulla spalla come per esperimentare la correzione.) Il resto, non lo tocco. Sarà molto inglese. Ha nulla da osservare il signor Duca?
Il duca
No.
Il sarto
(comincia a levargli di dosso l'overcoat. Tira la manica sinistra. E poi, avendo il Duca nella mano dell'altro braccio il foglietto che legge, il Sarto aspetta.)
Il duca
(se ne accorge, passa il foglietto alla mano sinistra, e, continuando a leggere, commenta:) Così è chiarissimo.
Il sarto
(tirando l'altra manica) Per dopo domani sarà pronto. Valgo a servirla, signor Duca?
Il duca
Addio.
Il sarto
I miei rispetti.... (Portando via l'abito imbastito, esce a destra.)
Il duca
(a Bartoletti, sorridendo:) Me l'avete sempre storpiato il nome di Livia Blanchardt.
Bartoletti
Non l'ho fatto apposta. Vuol dire... che questo nome non era molto simpatico alla mia penna.
Il duca
La vostra penna ha avuto torto, perchè Livia Blanchardt è una donna deliziosa.
Bartoletti
Evidentemente.
Il duca
Dunque, non mi resta a fare altro che copiare queste due clausole....
Bartoletti
E firmare.
Il duca
Niente notai?
Bartoletti
Per il testamento olografo non ce n'è bisogno. Il testatore può conservare egli stesso il suo testamento. E sarà bene fare così. Avendolo sott'occhio, le sarà più facile di distruggerlo. Le auguro... di averne l'ispirazione.
Il duca
(freddamente) Intanto... io copio e firmo. (L'aria si è man mano rabbuiata. Egli volta la chiavetta della luce elettrica e due o tre lampadine risplendono. Siede presso la piccola scrivania e si accinge a scrivere.)
Bartoletti
Pare che abbia fretta la signora Livia Blanchardt.
Il duca
Ho fretta io, mio caro avvocato. (Scrive.)
Bartoletti
(lo contempla, scrollando il capo.)