SCENA VI.

PAOLINA e NUNZIO. Le voci di FRANZ e di EMILIA.

(Buio e silenzio. — Di tanto in tanto, il vento fischia sinistramente.)

Paolina

(resta un poco raggomitolata sulla pedana. Le viene un'idea. Cerca fra gli stracci che la coprono. Ne cava qualche fiammifero. Ne accende uno. Guarda attorno. Scorge sul comptoir il mozzicone di stearica. Camminando con circospezione va ad accenderlo. Poi si arrampica sul comptoir. Stende un braccio. Prende un pasticcino.)

Nunzio

(appare nel vano della porticina del retrobottega. Più col fiato che con la voce, chiama:) Paolina!

Paolina

(sussultando) Chi è?

Nunzio

Sono io: il cieco.

Paolina

(distinguendolo appena tra le ombre) Quello che suona il pianoforte?

Nunzio

Sì. Che facevi? Che fai?

Paolina

Non parlare, oh!, che ci sentono.

Nunzio

(percorrendo il cammino che conosce, sino alla pedana, aguzza l'udito con curiosità.)

Paolina

(leggera e guardinga, discende dal comptoir.)

Nunzio

Che fai?

Paolina

(contemplando il pasticcino) Non si saranno ancora addormentati. Taci.

(Il vento scroscia.)

Nunzio

C'è il vento che urla e fa anche brontolare le invetriate. Se parliamo ben sottovoce, coi rumori che ci sono nell'aria, non ci possono udire. Io però, poco fa, ho udito.

Paolina

Non dormivi?

Nunzio

Dormivo... per obbedienza; ma le orecchie vegliavano.

Paolina

(contempla ancora il pasticcino.)

Nunzio

All'alba, tornerà quell'uomo e dovrai parlare.

Paolina

Non parlerò.

Nunzio

Ti stritolerà, ti strapperà le carni di dosso.

Paolina

Se parlassi, sarebbe forse peggio, perchè Ignazio Tucci me la farebbe pagare.

Nunzio

Già!

(Un silenzio.)

Paolina

Intanto, per questa notte sono al caldo come te.

Nunzio

Eh!

(Un silenzio.)

Paolina

(addenta il pasticcino.)

Nunzio

E le altre notti, vai alla locanda?

Paolina

(prima di parlare, inghiotte il boccone.) Alla locanda non mi ricevono. (Addenta ancora.)

Nunzio

Perchè?

Paolina

Perchè sono minorenne. Hanno paura.

Nunzio

Che mangi?

Paolina

Pane.

Nunzio

Chi te l'ha dato?

Paolina

Ho comprato un soldo di pane.

Nunzio

No. Tu mangi una cosa buona. Un pasticcino. Lo hai rubato al mio padrone?

Paolina

(supplicando) Non glielo dire, non glielo dire!

Nunzio

Non glielo dico.

La voce di Franz

(piena di sdegno pettegolo) Io ti ho tolto dalla miseria, spudoratissima baldracca!

La voce di Emilia

Non vedo l'ora di lasciare questo buco che puzza di muffa!

La voce di Franz

Vattene! Vattene!

La voce di Emilia

E senza di me, puoi chiudere bottega!

La voce di Franz

Vattene!

La voce di Emilia

Vecchio imbecillito!

La voce di Franz

Donna fetidissima!

(Un sibilo di vento.)

Paolina

(tutta smarrita) Madonna mia! Come facciamo? Adesso discenderà la signora!

Nunzio

(a voce bassissima) Non temere. Non se ne va mai. Fanno quasi ogni notte così. (Un silenzio.) Ecco: è finito. (Un silenzio.) Vieni qua. Accòstati più vicino.

Paolina

(con incosciente disdegno) Che vuoi?

Nunzio

Niente voglio. Che ho da volere? Discorriamo un poco. (Siede sulla pedana.)

Paolina

(accostandosi) Qua sono.

Nunzio

Dimmi una cosa. Tu, come sei?

Paolina

(senza capire) Come sono!?

Nunzio

Dico: come sei? Sei bella, o sei brutta?

Paolina

Non so.

Nunzio

Non sai? Non ci avrai mai pensato, questo sì. Ma pensaci ora. Guardati nello specchio. Come ti pare di essere?

Paolina

(attraverso le ombre si guarda un po' nello specchio, di sbieco.) Brutta.

Nunzio

(col viso irradiato) Ah? (Riflette.) Ma... (esita) la mamma tua, Maria Fiore, non era brutta come te.

Paolina

Che domande! Lei non poteva essere brutta. E che te ne importa di sapere come sono io? Tu non mi vedi.

Nunzio

Appunto per questo.

Paolina

E ti dispiace quello che hai saputo?

Nunzio

No, no, anzi! (Pausa.) Di': ti ha fatto molto male quell'uomo quando ti ha battuta?

Paolina

Sì, sento come se mi avesse rotte le ossa.

Nunzio

Anch'io, qualche volta, l'ho provato.

Paolina

E chi è che ti batte?

Nunzio

Il padrone.

Paolina

E il padrone non è papà tuo?

Nunzio

No.

Paolina

(siede sulla pedana accanto a lui.)

Nunzio

Egli dice che la sua prima moglie mi prese all'ospizio dei trovatelli, perchè aveva fatto un voto. Tu già, non sai che cos'è l'ospizio dei trovatelli.... E non è necessario di saperlo. Io, intanto, non credo a quello che dice il padrone. Io credo, invece, che la sua prima moglie era la mamma mia, prima che egli la conoscesse. Essa aveva una religione diversa dalla nostra. Come poteva fare questo voto? Dunque, il padrone, quando io era bambino, mi nudriva bene, mi faceva studiare, perchè egli sperava che io poi, diventando istruito, lo arricchissi. Ma, a dodici anni, io perdetti la vista, e allora egli maledisse il denaro che aveva speso e cominciò a trattarmi peggio di un cane rognoso. Per fortuna, mi era piaciuta la musica. Avevo imparato a pestare il pianoforte, chè un pianoforte, nel suo caffè, ci è sempre stato. E così, anche cieco, io gli sono stato utile. Per me, il padrone risparmia più di cinque lire al giorno. E questa è la ragione per cui mi tengono qui a forza, come uno schiavo, come una macchinetta. Mi capisci tu? (Pausa.) No, non mi capisci.

Paolina

(un po' intontita) Almeno, tu mangi.

Nunzio

Meglio non mangiare che vivere come vivo io.

Paolina

Perchè perdesti la vista?

Nunzio

Eh, la perdetti! Ci sono tanti malanni! Dicono che certe volte il figlio ha i malanni del padre. E dicono pure che il figlio può scontare i peccati del padre. Chi sa poi chi era mio padre!... (Pausa.) Tu lo sai chi era il tuo?

Paolina

Mamma mia mi diceva che era un signore: un signore nobile.

Nunzio

(con un accento di serenità semplice ed ascetico) La verità è soltanto sotto gli occhi di Dio. (Pensa. Si gratta in capo. Esita. Indi, in uno stato di latente concitazione, si decide) Paolina, mi è venuto un pensiero.

Paolina

Che pensiero?

Nunzio

Ti faccio una proposta. Vuoi venire con me?

Paolina

Dove?

Nunzio

Dove! Il più lontano che sia possibile. In un altro quartiere della città.... Magari in un'altra città addirittura.... Lontano dai miei padroni, lontano da Ignazio Tucci, lontano da quell'uomo che t'ha battuta, lontano, insomma, da tutti quelli che ci stanno addosso come il lupo sulle pecore. Io ho fatto cento progetti; ma, solo, non ho potuto, e non potrei. E da quando ho udito che quell'uomo sarebbe tornato all'alba, io ho cominciato a pensare che potremmo fuggire tu ed io insieme. In due sarebbe tutt'altro! (Animandosi molto) Senti, senti, Paolina.... In due, noi ci aiuteremmo scambievolmente. Tu mi condurresti per mano finchè io non avessi imparato a camminare col bastone come fanno i ciechi che non sono schiavi di nessuno, e mi assisteresti sempre un poco, ed io assisterei te ed anche t'insegnerei qualche cosa. T'insegnerei... t'insegnerei, per esempio, a cantare. Insieme, vedi, andremmo in giro per guadagnarci il pane, e, se proprio avessimo la mala sorte, insieme chiederemmo l'elemosina. Non ti pare un bel progetto questo? (Pausa.) Che rispondi?

Paolina

(stordita, senza rendersi conto di niente) E mi vorresti poi bene, tu?

Nunzio

Io ti vorrei bene, perchè tu saresti per me... quello che per gli altri è la vista degli occhi.

Paolina

E tu per me che saresti?

Nunzio

(con una strana dolcezza nella voce) Il destino è cieco come sono io. E dunque io sarei il tuo destino. Non mi capisci?

Paolina

No.

Nunzio

E che rispondi?

Paolina

(semplicemente) Sì, andiamo. (Si alza.)

Nunzio

(con gioia) Davvero?

Paolina

Ma sùbito, perchè più tardi potremmo essere afferrati!

Nunzio

(alzandosi anche lui) Sì, sì, sùbito! Hai ragione. Coraggio! Sùbito!

Paolina

E come si esce? La porta è chiusa con la chiave.

Nunzio

(misteriosamente) Io ho una chiave nascosta. Il padrone ne aveva due: una per lui, un'altra per la signora. Riuscii a rubarne una. La speranza di potermene servire l'ho avuta sempre. Il momento è giunto.... Sia ringraziato il Signore! (Fruga sotto il panciotto, ne cava una chiave.) Piglia.

Paolina

(Prende la chiave.)

Nunzio

Aspetta. (Resta intento a origliare. Pausa.) Essi dormono.

Paolina

E se non dormono?

Nunzio

Dormono. Attraverso il soffitto odo bene il respiro affannoso del loro sonno. Apri piano piano.

Paolina

(ficca la chiave nella serratura.)

Nunzio

Sai fare?

Paolina

Sì. (Apre un po' l'uscio.) Come piove! (Guarda il cielo.)

(Il vento tace. Si ode il rumor cupo della pioggia e il gorgoglìo della lava sul lastricato. Lampeggia un poco.)

Paolina

E il vento ha rotto il fanale dirimpetto.

Nunzio

Sotto la scansia, dove hai preso il pasticcino, deve esserci il mio cappello.

Paolina

Va bene. (Trova il cappello, e va a darglielo.)

(Una ventata smorza la candela. Il buio fitto invade la bottega. La strada è nera. In questo momento, nessun lampo.)

Paolina

Ohè! La candela si è smorzata. Io non vedo più niente.

Nunzio

(con un certo orgoglio) Fino alla strada, ti conduco io. (Le piglia la mano e la conduce lentissimamente. Arrivano alla porta.)

(Adesso, al chiarore d'un lampo succede lo scroscio d'un tuono. L'acqua cade a torrenti.)

(Nunzio e Paolina escono.)

(Sipario.)

ATTO SECONDO.

Il boudoir intimo del duca di Vallenza. Un'impronta di raffinatezza aristocratica nella eleganza e nel comfort. Una dormeuse, delle sedie a sdraio, delle poltrone. Verso il lato sinistro della stanza, un grande specchio da toilette. Verso il lato destro, uno scrittoio civettuolo, ma ben solido. Alla parete di fondo, un'ampia porta a due battenti. Alla parete destra, un'altra porta. Alla parete opposta, un flnestrone, molto visibile. Ninnoli, fiori, cimelii dappertutto.