SCENA V.

FRANZ, EMILIA, PAOLINA, MILONE e la voce di NUNZIO.

Paolina

(entrando di corsa affannosamente) Mi vogliono prendere! Mi vogliono prendere! Mi vogliono bastonare! Fatemi nascondere!...

Franz

Chi ti vuol prendere?

Paolina

Mi vogliono prendere quelli della polizia.

Franz

Io non permetto il ricovero dei malviventi mascalzoni in casa mia. Fuori! Fuori!

Milone

(un uomo robusto, ma agile, mustacchi alla militare, zigomi sporgenti, occhi incavati, calzoni e giacca neri — entra anche lui correndo e, tranquillo, si ferma di botto a poca distanza da Paolina, in un atteggiamento più da burlone che da poliziotto) Credevi di essermi sfuggita, credevi?... Vi saluto, Franz! Vi saluto, signora!

Franz

Servo vostro, brigadiere!

Milone

(a Paolina:) Ma io ci vedo anche all'oscuro, come i gatti. E qui dentro sei in trappola, malandrina!

Paolina

(tremando tutta, si rimpicciolisce come se volesse sparire e cerca il riparo di qualche sedia o di qualche tavolino.)

Emilia

Voleva che la nascondessimo noi, la sciocca!

Paolina

Io non so niente! Io non ho visto niente! Lasciatemi andare....

Milone

Dove vuoi andare? In galera? (Sulla soglia della bottega, rivolto alla strada, ordina:) Non vi movete di qui voi due. Ora sapremo qualche cosa di preciso. (Chiude l'uscio di legno e torna a Paolina.) Dunque, facevi il palo[2] allo sbocco del vico Ronciglio quando quei due manigoldi che sono scappati consumavano la grassazione. Il signore che è stato derubato e che ha avuto anche un colpo di mazza alla regione frontale — ferita guaribile dopo il quinto giorno — dieci minuti fa, all'ospedale dei Pellegrini, ha dichiarato che... «nel mentre due sconosciuti lo aggredivano, una ragazza scalza, che poco prima gli aveva domandata l'elemosina, era fermata sotto il fanale all'angolo del vicolo.»

Franz

Santo Dio! Dove siamo arrivati!

Milone

(a Paolina:) Che tu bazzicassi con una combriccola di malfattori, lo sospettavo.

Emilia

(siede nel mezzo della bottega per ascoltare.)

Franz

(ostentando di non interessarsi alla cosa per discrezione, continua a pulire e a mettere in assetto bicchieri, bottiglie ed altro.)

Milone

Ma che già facessi il palo ai grassatori della combriccola, l'ho saputo in questa occasione e ne ho piacere, perchè ti tengo nelle mani e, se non mi dici chi erano quei due galantuomini, ti tiro il collo come a una gallina.

Paolina

Io non so niente, non so niente! Non ho visto niente.

Milone

(alzando il grosso bastone nodoso) Pensa a quello che fai, ragazzina!

Paolina

E se mi battete, sempre lo stesso è. Io sono una povera pezzentella. Da me, che ne volete?

Milone

(rivolgendosi un po' a Franz e a Emilia:) E poi il torto è nostro, e si dice che maltrattiamo la gente, che facciamo le sevizie, che commettiamo abusi, che questo, che quello....

Emilia

(a Paolina:) Ma non essere così cocciuta! È anche una vergogna alla tua età! Digli ciò che vuole sapere, e lui te ne manda subito per i fatti tuoi. (Guardando Milone, fa una smorfietta significativa come per dire: «lasciateglielo credere».)

Franz

(autorevolmente) Zittisci tu, Emilia! Non t'introdurre in faccende che non riguardano l'esercizio del locale.

Emilia

Ma questo è nostro domicilio, mio caro.

Franz

Il domicilio è una cosa e la giustizia è un'altra! (Dall'alto del comptoir, ripone sulla scansia pasticcini e liquori.)

Milone

(a Emilia:) Scusate, signora, mi sbrigo subito.

Franz

(a Milone:) Procedete innanzi comodamente con la legge in mano e non vi fate scomporre dalle circostanze.

Milone

(a Paolina:) Tu approfitti perchè sei femmina e sei ragazza, ma se credi che non ti faccia sputare quello che hai in corpo, significa che non hai capito bene chi sono io. (Le afferra i polsi, li riunisce e glieli stringe in una sola mano come in una morsa.)

Paolina

Mi fate male! Mi fate male!

Milone

(tenendole sempre i polsi e facendola retrocedere, alza il bastone come per essere pronto a colpirla.) Parla, dunque.

Paolina

Abbiate compassione! Mi fate male!

Milone

Parla! Come si chiamano i due grassatori? Parla! Parla! (La incalza, spingendola fin dietro il pilastro.)

(Spariscono tutti e due. Si odono i gridi di lei.)

La voce di Nunzio

Che è accaduto? Chi è che strilla così?

Franz

(che è tutt'ora intento alla bisogna) Dormi tu, ficcanaso! Dormi!

Paolina

(di dietro il pilastro) Parlerò! Parlerò! Ma non mi fate morire! Si chiamano Pasquale Icardi e Ignazio Tucci.

Milone

Finalmente!

Paolina

(vien fuori, spinta con violenza da Milone. È tutta indolenzita ed affranta. Stringe le braccia incrociate sul corpicino malconcio) Che dolore! Che dolore! Un poco d'acqua.... Voglio bere.... Un poco d'acqua.

Emilia

Aspetta che ci penso io. (Versa in un bicchiere il fondo di una bottiglia di gazosa.) Così, un'altra volta imparerai a rispettare le autorità. (Offrendo) Prendi. Bevi. Questo è meglio dell'acqua. Noi siamo gente di cuore.

Paolina

(beve.)

Franz

Dare a bere agli assetati!

Milone

(dopo aver segnato in un taccuino i due nomi) Ed ora, se non ne vuoi ancora, (fa il gesto delle busse) rispondi svelta.

Emilia

Svelta, svelta, ragazza, chè il tempo costa caro.

Franz

(a Emilia:) Tu, vieni a fare i conti della serata, se non è troppo incomodo anche questo. Noiosa, noiosissima! Senza educazione e senza etichetta!

Emilia

Hai voglia di litigare, stanotte.

Franz

E tu, no?

(Emilia riprende posto sul comptoir, e gli conta il denaro e gli dà chiarimenti. Egli, con un registro aperto, segna e riscontra.)

Milone

(a Paolina:) Dunque, Pasquale Icardi e Ignazio Tucci devono appartenere all'associazione detta del «Mare Morto».

Paolina

Questo, giuro che non lo so.

Milone

Lo so io. In che luogo si sono andati a rimpiattare dopo l'aggressione?

Paolina

Non capisco.

Milone

Dove si sono andati a nascondere? In casa di chi?

Paolina

Non me l'hanno detto.

Milone

(mostrando il bastone) Rispondi.

Paolina

Pasquale Icardi ha la sua innamorata al Vicolo Terzo Duchesca.

Milone

Numero?

Paolina

Numero sette.

Milone

(piglia nota nel taccuino.)

Franz

(a Emilia:) Ma non te l'ho forse decretato che qui non si fa credenza, demonio cane, nemmeno allo Zar di Russia? La consumazione si paga al momento, e anche prima!

Emilia

Luigino Cardone è borsa sicura.

Franz

È un bellimbusto effemminatissimo, che ti fa gli occhi di triglia, sfacciata che sei!

Emilia

(freddamente) Già, ma se pagasse il doppio, non mi chiameresti più sfacciata.

Franz

Silenzio!

Milone

(a Paolina:) E di': quando fai il palo, che compenso hai?

Paolina

Non capisco.

Milone

Insomma: che cosa guadagni?

Paolina

Che ho da guadagnare? Ignazio Tucci, il compagno di Pasquale Icardi, mi protegge.

Milone

Contro di chi ti protegge?

Paolina

Eh! Se fosse stato qua lui!

Milone

Se fosse stato qua?...

Paolina

Non le avrei avute tante mazzate.

Milone

Ne sei sicura?

Paolina

(convinta) Sissignore. E proteggeva anche mamma mia!

Milone

Dove sta mamma tua?

Paolina

Al camposanto sta.

Milone

E chi era? Che nome aveva?

Paolina

Maria Fiore si chiamava.

Milone

Mendicante?

Paolina

Nossignore.

Milone

Operaia?

Paolina

Nossignore.

Milone

... Ho capito....

Paolina

Sissignore.

(Breve pausa.)

Milone

E per quali strade si aggirava? Per quali strade si poteva incontrare?

Paolina

Che vi posso dire? Io stavo a casa.

Milone

Con chi?

Paolina

Con nessuno. Stavo sola.

Milone

E dove era questa casa?

Paolina

Lontano. A Pontenuovo era.

Milone

Ed è là che veniva qualche volta Ignazio Tucci?

Paolina

Sissignore.

Milone

(piglia nota nel taccuino.)

Franz

(a Emilia:) È inutile, sangue di Giuda! Sempre diciassette soldi mancano!

Emilia

E vuoi che me li sia mangiati? (Si alza e va ad ascoltare.)

Milone

E adesso dove abita, lui?

Paolina

(tremando) Che vi posso dire?

Milone

Ricominciamo da capo?

Paolina

Ma io... io... (prorompe fervidamente) io gliel'ho promesso dinanzi alla Madonna, nella chiesa di Santa Chiara....

Milone

Che gli hai promesso?

Paolina

(quasi piangendo) Che non avrei detto mai niente di lui, mai niente, mai niente!...

Franz

(riponendo il registro nel cassetto del comptoir, ripete tra sè:) Sempre diciassette soldi mancano!

Milone

(a Paolina:) Ma tu lo sai come ti faccio parlare, io!

Paolina

(ribellandosi con audacia ingenua) Non parlo, no, no. Non parlo! Non parlo! Non parlo!

Milone

E va bene! Lo vedremo. (A Franz:) Sentite Franz, io vado per ora a pizzicarmi Pasquale Icardi. Quello là so dove trovarlo, e ho fretta. Voglio capitargli addosso prima dell'alba. Ma voi dovete farmi un favore.

Franz

Comandate.

Milone

Tenetevi questa vagabonda. All'alba, verrò a pigliarmela. Se adesso badassi a condurre lei all'ufficio, mi scapperebbe quell'altro. Con me, non ho che due uomini, e ho bisogno di tutti e due.

Franz

Vi siete manifestato perfettissimamente.

Emilia

(borbottando:) «Al Nuovo Egiziano: carceri per minorenni.»

Franz

(a Emilia:) Tu sei un'ignorante matricolata che non sai neppur qual'è la tua mano diritta.

Milone

Se poi la signora non vuole....

Franz

Non date retta. Per me, è sempre un onore bellissimo, per farvi capire, di essere il complice della giustizia. Andate a prendere il delinquente, chè qui garantisco io.

Milone

Chiudete bene la porta, vi raccomando. (Poi, a Paolina:) Tu, domani mattina, parlerai. Buon sonno a voi, signora Emilia. Grazie, caro Franz! (Gli stringe la mano.)

Franz

(cerimonioso, lo precede, e apre l'uscio) Oh, corpo del diavolo! Che ventaccio cane! E il cielo è tutto abbondantissimo di nuvole! (A Milone:) Voi non avete ombrello? Aspettate che vi do il mio.

Milone

No, no, sono abituato.

(Si ode sibilare il vento e si vede un po' lampeggiare.)

Franz

Lasciatevi servire. (Piglia l'ombrello che è appoggiato alla scaletta) Quando c'è la comodità!... Ecco....

Milone

(prendendo l'ombrello) E allora accetto. Di nuovo, buon sonno, e grazie di tutto.

Franz

Buona fortuna a voi, e congratulazioni anticipate. (Chiudendo accuratamente con la chiave la porta di strada, sottovoce ammonisce Emilia:) Io non so che criterio hai nella tua testa di stoppa! Dovresti capire che per noi esercenti è una cosa stupendissima avere amicizia con quel briccone. Quando imparerai a vivere una buona volta nella civiltà? (Si caccia la chiave in saccoccia. Indi, a Paolina:) A te, canaglietta: (toglie il sediolino di su la pedana) se hai sonno, puoi stenderti qua. Per legge e regola, la carità prima di tutto.

Paolina

Io non ho sonno.

Franz

Crepa. (Smorza l'ultimo lume a gas; smorza anche uno dei due mozziconi di steariche, e prende l'altro.) Questa è la gratitudine! Staresti meglio sotto la pioggia a quest'ora? Ma domani viene la grandine! (Le si accosta e le grida in tono di comando:) Mettiti là seduta e non ti muovere.

Paolina

(obbedisce e si accoccola sulla pedana.)

Franz

(cominciando a salire la scaletta, a Emilia che è rimasta giù colle braccia piegate:) Andiamo. Monta. A chi pensi? A Luigi Cardone?

Emilia

(cinicamente, seguendolo) Non mi piace Luigi Cardone.

Franz

E chi è che ti piace?

Emilia

Vorresti pure che te lo dicessi?

Franz

Buffona!

(Spariscono nel soffitto. Le loro voci si allontanano. Le ombre s'allargano dense.)

Emilia

Sì, sì, continua a seccarmi tu e vedrai!

Franz

Mi fai ridere!

Emilia

Aspetta ancora per ridere.

Franz

Buffona! Buffonissima!