SCENA I.
BIAGIO e LENA.
Biagio
(che è un vecchietto arzillo, sbuca dal bosco e va a mollare la funicella che tiene in alto un fanale acceso, il quale penzola da un ferro aggrappato a una quercia. Il fanale discende.)
Lena
(aprendo la porta della palazzina a destra, dove abita Ludovico Nemi, sporge la testa.) Ohè, don Biagio, siete voi?
Biagio
Vi dispiace?
Lena
No, ma avevo sentito un rumore di passi e credevo che fosse il padrone. E voi che fate?
Biagio
Spegno.
Lena
E perchè? Siete pazzo?
Biagio
Non vedete che si leva la luna?
Lena
Di qui, non vedo niente.
Biagio
E che mi fa? Ce n'è poca, ma c'è.
Lena
Che novità son queste, don Biagino?
Biagio
Economie del Comune, mia cara.
Lena
Il padrone se l'avrà a male, e anche la signora che abita dirimpetto.
Biagio
Li ho visti or ora insieme gironzare nella valle. E laggiù è più buio di qui. (Lascia andare in su il fanale spento.)
Lena
Siete uno stupido, perchè... se ne avessero voglia.... Sono così vicini di casa!...
Biagio
Stasera, ce l'avranno la voglia, e buon pro; ma il Comune non vuole reggere il lume a sue spese.
Lena
Ci avete il fiele sulle labbra, don Biagio.
Biagio
(allontanandosi per l'erto viottolo) Per voi ci avrei il miele.
Lena
C'è mio marito che me ne dà, ed è di quello buono!
Biagio
«Respice finem», diceva un tale. (Sparisce nel bosco.)
Lena
(rientrando e chiudendo la porta) Linguaccia! Linguaccia!