SCENA II.
LUDOVICO ed ELENA; poi CATERINA.
Ludovico
(nell'ombra del bosco) Eh! Quando correte così, io sono bello e spacciato!
Elena
(in veste bianca — tra gli alberi — guardando indietro e ridendo:) Ah ah ah ah! Povero signor Ludovico!
Ludovico
Sì, sì, ridete, voi! Ma se mi rompo il collo...!
Elena
Attento! C'è un fosso. Aspettate: vi aiuto io.
Ludovico
Questo poi no. (Con un salto, comparisce.) Ecco saltato il fosso!
Elena
Avete calpestata una lucciola!
Ludovico
Nossignora: la lucciola è lì, sotto il lembo della vostra veste.
Elena
(cercando con lo sguardo) Dov'è? Dov'è?
Ludovico
Brava! Adesso l'avete calpestata voi!
Elena
Oh! (Curvandosi come per vedere la lucciola morta) Che dispiacere!
Ludovico
Il vostro piede è più leggero del mio, e nondimeno la lucciola è morta ugualmente.
Elena
Per cagion vostra, però.
Ludovico
(seguendola) Benissimo! Ma giacchè l'avete uccisa voi, io ho tutto il diritto di non averne rimorso.
Elena
E io vi sfido a non averne davvero. Ah! Mi avete fatto camminar troppo!... (Si abbandona su un sedile.)
Ludovico
Io?... Se siete voi che da più di un'ora mi trascinate per queste valli oscure con la speranza di farmi dirupare come una mucca! Sono salvo per miracolo.
Elena
Via, riposatevi anche voi!
Ludovico
Io voglio sedere qui, ai vostri piedi, presso quei piedini che uccidono con tanta leggerezza. (Siede sopra un tronco che è rovesciato dinanzi al sedile.)
Elena
Per voi... non c'è pericolo.
Ludovico
(con un accento di celia malinconica) Lo so. Non c'è' pericolo che i vostri piedini mi uccidano, perchè io sono già morto da un pezzo!
(Un silenzio.)
(Giunge, fiochissimo, il fischio della locomotiva.)
Ludovico
(diventando molto triste) Com'è fastidioso quest'urlo lontano della locomotiva. Tutto ciò che mi ricorda di non essere veramente fuori del mondo m'importuna.
Elena
Eppure, voi aprite con ansia e leggete assai volentieri qualche lettera che vi giunge dalla città.
Ludovico
... Sì, qualche lettera di Francesco Moretti. Capirete: è un amico d'infanzia....
Elena
Non mi è simpatico il vostro amico d'infanzia.
Ludovico
Poveretto! È un sofferente.
Elena
Che vi ama poco.
Ludovico
Come potete giudicare?
Elena
Non so.... Viene a vedervi così di rado!...
Ludovico
Il venire sin qui non è poi molto seducente. Quattro ore di strada ferrata, oltre il cammino che si ha da fare in carrozza e a piedi fra cespi e precipizi!... C'è da rimetterci una buona dose di amicizia.
Elena
Sicchè, se, quando sarò in città, verrò a trovarvi spesso....
Ludovico
Ma allora sarete diventata un po' più ragionevole e forse non ci verrete punto.
Elena
Avete la sapienza di non farmi dimenticare mai tutto quanto c'è di non ragionevole nel mio affetto.
Ludovico
E voi avete quella di ricordarmi ogni momento l'ingratitudine di cui sono colpevole. Credete voi che io non intenda di essere ingrato al caso che vi ha condotta sul mio cammino? Credete voi che io non intenda quale conforto sarebbe più per me che per voi il potervi voler bene diversamente che come a un'amica? Quando ci siamo conosciuti qui, in questo eremitaggio — dove ciascuno di noi veniva a cercar pace — , eravamo due sventurati: voi brutalmente abbandonata da un marito che era stato sempre un vile, io tradito stranamente da una moglie che era stata sempre un angelo. Allora, forse, si equivalevano le nostre due infelicità; ma oggi la mia è ben più grande della vostra. Voi avete messo alla prova il vostro cuore, e ora siete almeno sicura di poter amare un altro uomo. Ma ho messo alla prova il mio cuore anch'io e, come un chiodo in un macigno, l'ho trovato infisso nella mia sventura. (Si anima, soffrendo.) Voi mi amate, non è vero, mi amate? Ebbene (eccitandosi sempre più), se fossi capace di nudrire questo medesimo sentimento, non più per colei che mi ha distrutto ed alla quale sono incatenato oggi più di prima, ma per una qualunque altra donna, io non avrei neppur bisogno di ottenerne l'amore, no, no, perchè il poterla amare mi darebbe già come la gioia d'un riscatto! Che vittoria la vostra, e che condanna, che condanna la mia!
Elena
(dopo breve pausa, gli dice con serenità non sincera, in tono di consiglio, dolcemente) Perdonate a vostra moglie, Ludovico. Questo è ciò che vi resta a fare di meglio. Se ella vi chiama, ascoltatela bene la sua voce, e andate da lei.
Ludovico
(scrollando il capo) Ah sì! è innegabile che dovrei saperle perdonare, perchè, come un apostolo cristiano, io sono andato predicando l'indulgenza illimitata; ma quando tocca a me di mettere in pratica le mie idee, non posso, o, peggio ancora, posso perdonare soltanto condizionatamente, e il perdono patteggiato è orribile per chi lo concede e per chi lo riceve. Non c'è via di mezzo! O perdonare ciecamente, o non perdonare affatto!
Elena
Tuttavia, sarà indispensabile patteggiare. (Si alza.)
Ludovico
Non sarà indispensabile a lei.
Elena
Proponete le vostre condizioni e la povera pentita le accetterà.
Ludovico
Ma che! Quando glie le proposi, non le accettò.
Elena
Erano probabilmente troppo gravi.
Ludovico
(levandosi con veemenza) Erano disumane, ne convengo, ma erano le sole che mi avrebbero garantito il coraggio di continuare a vivere con lei e per lei.
Elena
Le chiedevate, dunque, un sacrificio enorme?
Ludovico
Sì, enorme!... enorme!
Elena
Ma quale?
Ludovico
Le chiedevo che si allontanasse dal suo figliuolo.
Elena
Dal suo figliuolo?!
Ludovico
(acceso d'ira) Tra il figlio del peccato e me, doveva scegliere me!
Elena
Oh... il povero piccolo irresponsabile!
Ludovico
Irresponsabile o no, il mio persecutore è lui! È lui il mio nemico!
Elena
Così sventurato egli stesso!
Ludovico
Tacete, Elena, perchè la vostra difesa mi dà le vertigini!...
Elena
Ciò che sentite in questo momento, Ludovico, è abbominevole!
Ludovico
È abbominevole, sì: io lo esecro!
Elena
No!
Ludovico
Io lo maledico!
Elena
Non voglio che sentiate così!
Ludovico
Voi non siete la mia coscienza. Lasciate che essa mi si ribelli, se può. La ribellione vostra è inutile!
Elena
Ah, io non sono riuscita nemmeno a esservi veramente amica visto che la mia persona non ha nessun potere su voi!
Ludovico
Voi mi donate qualche minuto di sollievo, e questo è già molto.
Elena
Vi dono qualche minuto di sollievo quando taccio o quando vi parlo di cose futili o vi leggo un libro o, che so? quando mi metto al piano per farvi della musica. Ma appena vi accorgete che il mio pensiero vi si avvicina, voi provate un fastidio invincibile. Le mie parole non leniscono le vostre sofferenze, e la mia lealtà, che così dolorosamente vi consiglia di andare da lei — da lei che amate — e che indica a voi l'unica soluzione possibile, non fa che esasperarvi sino alla ferocia più raccapricciante! Questa mia amicizia, quest'eroismo, non vi serve a niente, e, tant'è, sarà meglio tornare alla realtà arida, senza illusioni. Noi non siamo e non saremo mai nè amanti, nè amici.... (Commovendosi) Andremo per due direzioni opposte, ognuno con le sue malinconie e coi suoi dolori... fin dove potremo... sforzandoci, invano, voi a ricordarvi di me, io... a dimenticarvi. (Piange).
Ludovico
Non piangete così.... Non merito le vostre lagrime.
Elena
E che importa! Io non piango per tutto il male che mi fate: piango... per il bene che non posso farvi.
(Un lungo silenzio.)
(Nel sentieruolo in fondo, comparisce Caterina. Ella, scorgendo la presenza di Elena, si ferma trepidante. Non ha più il coraggio di avanzare, e si nasconde tra gli alberi, guardando, spiando. È vestita di nero. Si distingue soltanto il suo volto bianco.)
Elena
(asciugandosi gli occhi) Volete che vi lasci solo?
Ludovico
(tace, pensoso, assorto, con la testa china.)
Elena
Sì, sarà meglio. Sarà meglio. Buona notte, Ludovico!
Ludovico
Grazie, amica mia! Buona notte! (Le stringe la mano.)
Elena
(lentamente si allontana e sparisce nel cortiletto del suo villino.)