SCENA II.
MARIO, ANGIOLINA, PORTINAIO.
Mario
(dalle scale) Che è questa porta aperta? (Entra. Vedendo Angiolina, mostra di seccarsene.) Ah! qui si fa conversazione....
Angiolina
Serva vostra!
Portinaio
(togliendosi il berretto) Tenevo compagnia a [pg!159] donn'Angiolina per non farla aspettare fuori la porta. Questa è la chiave. (Gliela dà.)
Mario
(prende la chiave. Infastidito e stanco, siede dopo di aver lasciato in un angolo il cappello e un quadretto che aveva portato sotto il braccio.) E la signora?
Portinaio
È uscita che saranno più di due ore. Poco potrà tardare. Comandate niente?
Mario
No.
Portinaio
(esce.)
Mario
(ad Angiolina, che gli è rimasta indietro, si rivolge tranquillamente) Che siete venuta a fare? Ve l'ho già detto: desidero che qui non ci veniate.
Angiolina
(paziente) La signorina Clelia mi aveva dato a vendere una veste, (mostra la veste) ed io vengo a dirle che non è stato possibile: non glie la vogliono comprare neppure per dieci lire.
Mario
(mal celando il turbamento) Quale veste?
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Angiolina
(cavandola dal panno) Eccola....
Mario
Come! Anche questa?!
Angiolina
Sissignore, anche questa.
Mario
E non l'hanno voluta?
Angiolina
È di lanetta leggera. Fosse roba d'inverno, si troverebbe a vendere facilmente. Ma è robetta di mezza stagione, e siamo in novembre....
Mario
(interrompendola) Sta benissimo. Dirò io tutto ciò alla signora. Lasciate lì la veste e non vi date pena. Non è necessario vendere questi stracci.... Grazie tante, e addio. (La saluta con la mano, congedandola.)
Angiolina
Ma io non ho fretta. Posso aspettare.
Mario
Addio! Addio! Volete farmi il piacere d'andarvene?
Angiolina
Ah!... ecco la signorina Clelia.
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