SCENA V.
CARSANTI e CLELIA, poi GIACOMO.
Carsanti
(si avvicina affettuosamente) Se ne sono andati. Sei contenta?
Clelia
(dolce) Sì.
Carsanti
E come ti senti?
Clelia
Molto meglio. (Gli dà la mano con cordialità.) Buona notte, amico mio.
Carsanti
(meravigliato) Mandi via anche me!
Clelia
(con cortesia fredda) No... Resta, se vuoi. Anzi, mi fai piacere. Credevo che tu volessi andartene. (Pausa.) Io me ne sto ancora un pochino qui, zitta zitta, rannicchiata sulla mia poltrona. Tu, parla. Raccontami qualche cosa.
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Carsanti
(scoraggiato) Che vuoi che ti racconti? Niente che ti possa interessare! (Fa qualche passo su e giù per la stanza, indi siede lontano da Clelia. — Dopo una lunga pausa) Clelia....
Clelia
Gerardo.
Carsanti
Sei tu soddisfatta di me?
Clelia
Che domande!
Carsanti
Sei soddisfatta di me?
Clelia
Ma più che soddisfatta....
Carsanti
Ti manca nulla?
Clelia
Nulla.
Carsanti
Indovino ogni tuo desiderio?
Clelia
È vero, è vero.
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Carsanti
Lesino forse sulle spese?
Clelia
O che! Sei così largo, così galante....
Carsanti
E... farò anche di più....
Clelia
Ma io non permetterò mai che tu ecceda!
Carsanti
(va a sederle accanto) Compreremo, sai, la pariglia di sauri inglesi che vende Ebe Michel.... Ebe è in liquidazione. (Pausa.) Voglio che tu sii la più elegante di tutte. — Sei già la più carina.... (Le prende le mani.)
Clelia
(sforzandosi di essere gentile, dice di no col capo.)
Carsanti
(con espansione timida) Sì, sì, la più carina... la sola che sappia ammaliare un uomo come me....
Clelia
(si turba.)
Carsanti
(ne tiene sempre le mani e le serra fra le sue) ... perchè, tu lo vedi, io vicino a te divento un [pg!232] collegiale... un collegiale innamorato sino alle midolla, che si tormenta, che spasima e che....
Clelia
Ahi, non mi stringere così.... Le tue mani sono di ferro....
Carsanti
(alzandosi e raffrenandosi) ... e che resta come uno sciocco alla prima resistenza!
Clelia
(Lunga pausa. — Si alza lentamente.) Amico mio, non vi dispiaccia.... Me ne vado a letto: sono un poco stanca. Arrivederci, eh?
Carsanti
(sogghignando e concentrandosi in sè) Arrivederci....
Clelia
(attraversa pian piano la stanza, andando verso destra. Quando sta per oltrepassare la soglia, Carsanti la chiama.)
Carsanti
(timidamente) Clelia....
Clelia
(si volta.)
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Carsanti
(supplichevole) Un bacio....
Clelia
(con finta disinvoltura) Volentieri. (Come Carsanti le cinge la vita col braccio, ella si stecchisce, e sfiora appena con le labbra il volto di lui, con evidente sforzo.)
Carsanti
(la bacia con paurosa tenerezza, poi, carezzandole i capelli) Sei molto stanca?
Clelia
Sì....
Carsanti
... Senti.... Tutto, tutto potrai ottenere da me! Abbi pietà! (L'abbraccia avidamente.)
Clelia
(come presa da una paura invincibile, si svincola.) No! no! questo no! (Le si legge sul viso la sincerità della repulsione.)
Carsanti
(cerca reprimersi, ma poi, pallido di collera, scoppia.) Ah!... nessuna vergogna, nessun dolore può eguagliare il supplizio di vedersi respinto come questa femmina mi respinge!... Da venti giorni, io combatto con tutti i mezzi per piegarla, per conquistarla; da venti giorni, io la circondo di [pg!234] cure, di cortesie, d'affetto, io la colmo di denaro, di abiti, di gioielli... e lei mi sfugge, lei mi disprezza, lei mi offende concedendomi appena l'elemosina d'un bacio sdegnoso e mostrandomi sfacciatamente il suo disgusto, come se avesse oramai il diritto di succhiarmi il sangue per poi buttarmi via come un limone spremuto.
Clelia
Calmati, Gerardo, te ne prego... non giudicarmi così.... Ricordati, ricordati bene a quale condizione io accondiscesi....
Carsanti
Condizione assurda!
Clelia
(altera) Assurda o no, voi e la vostra mezzana, insidiandomi, me la faceste credere possibile, ed io l'accettai. (Cambiando subito tono — con accento umile e remissivo) Non dico che adesso voi abbiate torto; ma, via, non potrete negare d'avermi stranamente ingannata.... Sulle prime, m'avevate fatto supporre in voi un misto di generosità e di vanità, e io avevo creduto di potere essere da voi soccorsa non diventando... che la vostra vetrina. Pur troppo, non sono nuova alla vita: so che spesso noialtre creature frivole ed inette non siamo che l'insegna della maschilità e della vanità di chi ci prende in fitto. E questa idea, da cui tante donne si sentono offese, a me, invece, aveva sorriso. Ero più o meno colpevole delle altre? Non so. Diversa [pg!235] certamente: e questa è la vera causa di tutto ciò che accade. Diversa, sì, diversa.... E quando mi sono accorta di essermi lasciata ingannare, quando mi sono accorta dell'assurdità delle mie illusioni, ho tentato di abituarmi al pensiero d'essere veramente vostra; ho tentato di ridiventare come sono le altre, come sono stata anch'io; ma qualche cosa di misterioso e d'invincibile me lo ha impedito inesorabilmente! Ora comprendo d'essere stata un'egoista e peggio, comprendo che debbo chiedervi perdono; e ve lo chiedo umilmente, umilmente....
Carsanti
(commosso) No, non chiedermi perdono. Non voglio. Mi basta che tu sii pentita.... La tua umiltà (quasi stizzoso) mi molesta.... Non voglio che tu sii umile con me! (Diventando mellifluo) E poi... perchè chiedermi perdono? Tu non sai quello che fai.... Tu sei Cosuccia, non è vero? (ricominciando a carezzarla) ... la mia Cosuccia, e io desidero che tu non ti tormenti, che tu non sciupi con le sofferenze questo bel visino.... Io dimenticherò il male che mi hai fatto... io non oserò mai più di alzare la voce.... E tu, anche, sarai buona... sarai la mia amica... la mia compagna... la mia amante.... Sì? La mia amante?
Clelia
(glacialmente solenne, scostandosi da lui) Amante, mai!
Carsanti
(acceso d'ira) Ah! vivaddio, ma io ti costringerò! (Sta per avventarsi su lei, afferrando una sedia.)
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Clelia
Bada: chiamo gente!... mi metto a gridare dalla finestra!
Carsanti
(trattenendosi) Non temete.... Non userò la violenza. Vi costringerò... (sinistramente) con tutta la cortesia che merita una pari vostra. (Poi imperiosamente) Scegli: o mi dici di sì, o io ti scaccio stasera stessa da questa casa!
Clelia
(con esultanza pazza e baldanzosa) Ah! se non sai costringermi che così, io... sono salva!
Carsanti
(trepidante) Come!?
Clelia
(trionfalmente) Me ne vado!
Carsanti
(sbalordito) Te ne vai?!...
Clelia
(sempre più eccitata da una gioia mista di rabbia, va a dirgli sul muso) Sì, sì, me ne vado! Me ne vado! (Scoppia in una risata convulsa; indi, minacciosamente) Aspetta. (Corre nella sua camera da letto, uscendo dalla porta a destra.)
[pg!237]
Carsanti
(resta fremendo, e passeggia concitato. È inferocito; ma dal suo volto traspare il desiderio vivo che ella non parta.)
Giacomo
(comparisce, rispettosamente, sotto l'arco della porta, in fondo.) Signore, posso spegnere i lumi?
Carsanti
(non si accorge di lui, e, assorto nei suoi pensieri angosciosi, si ferma presso un tavolino.)
Giacomo
(dopo avere aspettato invano la risposta, comincia, nella sala contigua, a rassettare i mobili e a spegnere i lumi. I battenti della porta sono tuttora spalancati.)
Carsanti
(risoluto, si precipita nella camera di Clelia.)
Clelia
(grida di dentro:) No! Lasciatemi! Lasciatemi! Lasciatemi! (Poi, correndo, guardandosi indietro, avvolta in uno scialle, attraversa la stanza, ed esce per la porta a sinistra.)
Giacomo
(resta a spiare presso la porta, mezzo nascosto, attonito.)
(Sipario.)
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