SCENA III.
MANINA, ALBERTO, TERESINA, ROSETTA.
Teresina
(dal fondo, in fretta, con zelo significativo e pettegolo) C'è la signora Rosetta....
Alberto
Mia moglie ci mancava!
Rosetta
(entrando anch'essa dal fondo) Ma non c'è bisogno di annunziarmi. Che novità! (Si lancia con espansione ad abbracciare Manina.)
Manina
(si lascia abbracciare diventando verde.)
Rosetta
Dimmi, dimmi, posso esserti utile in qualche cosa?
Alberto
Utilissima!... Lei t'aspettava.
Rosetta
Vuoi che parli con tuo marito?
Manina
Ma no, no....
Rosetta
Vuoi farmi i tuoi sfoghi? Ebbene, sono qui, a tua disposizione. Fra noi due non ci sono segreti. Io e tu siamo una sola persona. Sfoga, Manina mia, sfoga.
Manina
No, Rosetta, neanche questo. Anzi, perdonami, non ho troppa voglia di parlare. Soltanto, volevo... pregarti d'impedire che tuo marito si cacci in questa faccenda e si affatichi a fare l'avvocato di Federico.
Rosetta
Ecco: anch'io, non te lo nego, era venuta per metterci una buona parola; ma se poi ci sono delle cause assai gravi, è tutt'altro. A giudicare dall'apparenza, tuo marito sembra eccellente. Ma chi sa!... Fra marito e moglie ci sono tante cose!... Vedi noi due? È il caso opposto. Lui, quel mostro lì, (con grazia affettuosa, accennando ad Alberto) a prima vista, non lo si apprezza gran che. Pare quasi un marito mediocre, deficiente, difettoso, insomma. Eppure, no. No. In casa, non me ne posso lamentare.
Alberto
(come su' carboni ardenti) Andiamo, Rosetta! È questo il momento di regalarle la mia apologia?!
Rosetta
È bene che Manina faccia il paragone tra te e Federico. Non capisci niente! (A Manina, continuando) In casa, vedi, questo bel mobile è un angelo. Un marito completo, ti dico. E a tutte le ore, sai. Non mi fa mancar nulla, te lo assicuro. Io non so come avvenga, ma non mi dice mai di no.
Alberto
Rosetta!...
Rosetta
Che è? Ti vergogni d'essere condiscendente con me?
Alberto
Non me ne vergogno. Me ne vanto. Ma tu fai credere Dio sa che cosa! E poi, che glie ne importa alla signora Manina?
Manina
Al contrario! Tutto ciò m'interessa infinitamente.
Alberto
Ma vi garantisco che mia moglie vede tutto a traverso una lente d'ingrandimento.... D'altronde, essa è così poco esigente....
Rosetta
Questo non è vero!
Manina
E allora che manìa avete di diminuire i vostri meriti?!
Rosetta
(ad Alberto:) E poi, tu non puoi essere giudice di te stesso. Siamo noi due che dobbiamo giudicarti. Tu mi rendi felice, e io glielo voglio dire a lei. Perchè, siccome è più graziosa, più intelligente, più elegante di me, essa deve essere anche più felice di me. E se invece è tanto infelice, di chi è la colpa? Dimmelo tu: di chi è la colpa?
Manina
Ti prego, ti prego, Rosetta, non essermi così indulgente. Ciò mi fa male.... Tu non sai, non puoi sapere.... La colpa è mia, credimi, è mia.
Rosetta
Non è possibile.
Alberto
Manina
Mio marito non ha nessun torto verso di me. Ma io sono una di quelle donne che hanno la grande disgrazia di non attaccarsi che agli uomini... più vili che incontrano sulla loro strada.
Alberto
(tra sè:) Molto cortese!
Manina
E quella stessa vigliaccheria che esse disprezzano, stranamente le avvince e le tiene. Tu adori un uomo... perfetto; io adoro un uomo... ributtante!
Alberto
(tra sè:) Gentilissima!
Rosetta
(intontita, a Manina:) Tu ti fai sfuggire di bocca delle cose enormi!
Manina
(continua, eccitandosi) Enormi, sì. Tu sei venuta a soccorrermi senza immaginare di che si trattasse. Io mi separo da mio marito perchè amo un altro. Questa è la verità. Ora che lo sai, tu, donna onesta, hai tutto il diritto di abbandonarmi a me stessa. E voi, signor Alberto, voi, uomo onestissimo, avete quello di proibire a vostra moglie d'avere per amica una donna come me. Arrivederci, Rosetta, o addio. Rimettiti alla sua volontà. Làsciati guidare da lui. Profitta della sua intemeratezza, tu che lo puoi. Io t'invidio! (Esce a destra.)