SCENA VI.
Marino — Dianora.
Dianora
Non mi aspettava?
Marino
Ma perchè? Che ha fatto mai!
Dianora
Ha paura?
Marino
L'hanno vista entrare?
Dianora
Ha paura? O non mi vuol più vedere?
Marino
Ma ha incontrato suo padre? Le ha detto che è venuto qui?
Dianora
Me l'ha detto. Se no non sarei qui da lei: io e lei ci eravamo intesi. La mia visita a lei non era che una minaccia di rappresaglia: non sarei venuta. Giorno prima, giorno dopo non importava: il nostro destino era segnato. Si pensava che sarebbe stato per tutta la vita. Io almeno pensavo così.
Marino
Anch'io. Sposi o con la legge, o senza la legge, o contro la legge.
Dianora
Ma le parole di mio padre, se non ha voluto metterlo fuori di strada — e il suo contegno, e il suo viso — mi fanno sospettare che lei ha mutato parere: che si è pentito. Mi spieghi. Credo di averne il diritto.
Marino
Sì, ne ha il diritto. Le scrivevo: parlerò. Il signor principe si è incontrato con mio padre: si sono riconosciuti. Mio padre è stato bidello nel Liceo dove il signor principe ha fatto i suoi primi studi. Li ho visti insieme, li ho intesi parlare: ho sentito che non è possibile.... Io e lei non è possibile! La frode, l'abbrutimento, il possesso di un'ora, sì, si potrebbe: ma fare la strada insieme, convivere, sposarci, col prete o senza prete, col sindaco o senza sindaco, sposarci non si può. Siamo troppo distanti: non si può.
Dianora
Perchè dice questo? Forse che io non l'ho sempre considerato come un uomo della mia stessa classe. Forse che l'ho trattato come se fosse di un'altra razza, di una razza inferiore?
Marino
No, ma da ospite, in casa sua. Io non le sono apparso inferiore in casa sua; le apparirei inferiore in casa nostra. Io stesso non ho avvertito questa distanza fintanto che venivo un'ora da lei: mi pareva che i miei studi, il mio ingegno superassero di gran lunga la sua nobiltà. Ma qui no. In questa cameretta, no. Io vedo il povero padrone di casa che sono. Io mi sento umiliato della mia miseria, della mia goffaggine. Ora che il principe e lei sono passati di qua, avverto che io sono in un certo senso da più di voi, ma sono anche da meno di voi: son diverso, come d'un'altra gente.
Dianora
Perchè lei non mi ama. Se lei mi amasse sentirebbe che l'amore distrugge ogni differenza di condizione e di casta.
Marino
quasi gridandolo con spasimo.
Non è vero, non è vero! Un'ora fa lo dicevo anch'io, lo gridavo, anzi, forse per persuadermene: adesso non lo dico più perchè sento che non è vero. Le bestie sì, non ragionano: si desiderano e si allacciano dovunque, comunque. Le persone no. Per un'ora sì; sì se potessimo abbracciarci e morirne, romanticamente morirne, sì. Ma morirne non si può: anche se non fosse ridicolo o pazzesco, anche se non fosse inumano non si può: morire quando voglio non posso.... Ho mio padre.... mio padre, di cui senza saperlo
A mezza voce.
mi vergogno. Vede a che punto si discende? Io credevo di esser grande, di esser forte dicendo: è un piccolo impiegato dello Stato in pensione. Questo sì, lo dicevo, perchè mi pareva che accrescesse il mio merito: ma l'umiltà del suo ufficio non l'ho mai precisata innanzi a lei. E anche lei, lei non sa, ma non è più di me. Lei che aveva sopportato le cento amanti di suo marito non gli ha perdonato quest'ultima perchè era una serva.
Dianora
Perchè l'amavo e soffrivo di più.
Marino
No, ancòra non sapeva d'amarmi, e se mai il suo amore per me l'avrebbe aiutata a tollerare. L'orgoglio, l'orgoglio, l'orgoglio che sopravvive.
Dianora
È lei, è lei che è impastato d'orgoglio, non io. Lei che non sente che la sua voce....
Marino
Perchè mi dice così? Crede che io non senta a che cosa rinunzio? Non sa che mi par di morire a strapparmela dalla carne? dal cuore? E lo devo fare! Ma non per la gente, per il mondo, sa! Che crede?... Son tutto un tremito, tutto una piaga e crede che m'importi del mondo! Me ne rido! Non è il fuori di me, di te che mi spaventa. E nemmeno la voce della mia coscienza che mi fa paura. Capisco la rapina per me che sono uomo, anche se fosse una rapina. E non è: è un consenso. E capisco il diritto all'amore per te che sei stata disamata, disconosciuta. Ma tu sei nata vicino a un trono, io dentro una portineria: è dentro di me, dentro di te che ho paura; di me che ti serberei rancore della tua superiorità, di te che tra un mese, tra due, forse prima, troveresti in me qualche cosa d'inferiore, di goffo e non mi ameresti più, o mi ameresti con umiliazione, con vergogna. E non voglio.
Con un grido.
Non voglio. Non voglio che tu ti dia a me, ora o più tardi, come a un povero. Non saremmo pari, non saremmo pari. E io vorrei essere come te.... più di te, più in alto di te, perchè sono l'uomo io. Non voglio che tu sii la principessa, la regina, e io il borghesuccio, perchè io dovrei essere il re, io il re, per essere amato sempre, sempre, sempre, perchè ti amo, perchè ti amo, perchè ti amo!
L'afferra, e poichè ella investita e quasi atterrita dalla sua violenza è ormai alla porta, tra la preghiera e il pianto le dice.
Va' via!
E la bacia.
Va' via!
E la bacia.
Va' via!
E con un ultimo bacio la sospinge fuori della porta.
FINE.
Opere di Sabatino Lopez
(Edizioni Treves).
| La buona figliola, commedia in tre atti | L. 5 — |
| Bufere, commedia in tre atti | 5 — |
| Il brutto e le belle; La nostra pelle, commedie | 5 — |
| Ninetta; Il terzo marito, commedie | 5 — |
| Mario e Maria, commedia in tre atti | 5 — |
| Il passerotto; Sole d'ottobre, commedie | 6 — |
| Teatro color di rosa. (A-E-I. — Schiccheri è grande. — L'ultimo romanzo. — La fondùa di Natale. — Fatica) | 7 — |
| La distanza, commedia in tre atti | 7 — |
| Il Teatro (Fra un atto e l'altro. — Il segreto. — Daccapo. — La guerra. — Il punto d'appoggio) | 2 25 |
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (ancora/ancòra, danno/dànno e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.