SCENA V.

Marino — Emilio.

Emilio

lo guarda.

Sì, Marino, sì.

Marino

La tua roba è pronta? Se no ammucchiala: e non ti curvare, non ti stancare. Penso io a mettere tutto nei bauli, a chiudere, a spedire. Faccio tutto io. Tutto io. E un altr'anno vieni con me. Tutto l'anno con me, dovunque mi destinano.

Piantandoglisi in faccia, sollevandogli il capo.

Hai capito? sempre con te, solo con te.

Poi d'improvviso, desolato.

Ah! perchè mi hai fatto studiare? Eravamo poveri e ignoranti: dovevamo restar poveri e ignoranti. Non avrei guardato in alto e non soffrirei.

Emilio

Marino! Che hai? Marino! Che hai?

Marino

si ricompone.

Niente, babbo, niente. Hai avuto piacere, vero, di ritrovare il principe?

Emilio

Tanto! Hai visto come mi ha trattato? Un signore come lui.

Marino

Ho visto.

Emilio

È stato affabile anche con te?

Marino

Anche con me.

Emilio

Ti ha forse detto qualche cosa che ti ha fatto dispiacere? Perchè ti vedo turbato.

Marino

No, babbo. Niente. Mi doveva riferire per incarico della signora marchesa. Anzi.... senti, se venisse la signora marchesa....

Emilio

Ha da venire?

Marino

Non credo! Ma potrebbe darsi.... Se suonano alla porta, tu non ti muovere, ecco. Scusa. Io ho da scrivere una lettera di premura.... tu intanto prepara di là.... Lasciami solo. Scusa.

E lo accarezza. Emilio lo guarda ansioso, muto.

Ognuno al suo posto, vero? Al suo grado e al suo posto. — Ciao, babbo.

Emilio esce. Rimasto solo Marino accatasta dei libri, poi lascia a mezzo.

Eh! no: prima scrivere. Scrivere. Scrivere. Pregherò Cappelli. Figurarsi!

Ed ha un triste sorriso.

O lasciare al portone? Intanto scrivere.

Siede alla scrivania, prende carta da lettere e scrive velocemente le prime parole, ma poichè si suona alla porta, straccia il foglio e va ad aprire. Si sente di dentro la sua voce stupita.

Lei?

Poi rientra con Dianora.