SCENA IV.

Il Principe — Marino.

Marino

rimane in piedi. Fa cenno al principe di sedersi e dice irrigidito.

Mi dica.

Il Principe

bonario.

Senta un po', professore. L'altra sera.... martedì sera, lei andò via da casa Primasco all'improvviso.... senza nemmeno prender congedo da me.

Marino

Ma lei non sa....

Il Principe

bonario.

Non è un rimprovero. Credo di sapere. Almeno in parte, so. Quando martedì sera richiesi di lei, mia figlia, muta, chiusa, il marchese ciarliero, gaio, ma di quella gaiezza insolente che mi piace poco. Fra ieri e oggi mi è parso d'intendere che lei, in seguito a qualche parola vivace di mio genero, avrebbe deciso di non tornar più a casa nostra.... Casa nostra finchè ci sono io. E anche quando non ci sono; casa di mia figlia, anche casa mia. Questo incidente mi dispiace, per lei che stimo.... e più ancòra.... Be', conosco mio genero e oramai dovrebbe conoscerlo anche lei: ogni tanto dà una sgroppata come un cavallo di sangue. Non è dunque il caso di dar troppo peso alle sue parole.

Marino

stupito, vivacissimo.

Le conosce?

Il Principe

Le parole a volte saltano come i mortaretti: polvere e fumo.

Marino

Ma le conosce?

Il Principe

Non precisamente, le ho detto, ma pure....

Marino

Io sono stato messo alla porta.

Il Principe

Ma son qui io a invitarla a tornare.

Marino

Lei: non suo genero.

Il Principe

Non le basta?

Marino

Non mi basta.

Il Principe

Irremovibile?

Marino

Irremovibile. E il signor marchese può essermi grato della mia discrezione. Non ho fatto nulla, non farò nulla contro di lui.

Il Principe

Già: ma non c'è solo lei in gioco. Se no, scusi, non sarei qui. Altre volte non sono mai intervenuto nei piccoli dissensi — inevitabili — tra la marchesa e mio genero: ho lasciato che si sbrigassero tra di loro, anche se presente: brevi contrasti coniugali che si accomodavano. Stavolta però la marchesa è irritata.... per lei.... e per altro. Il dissidio è più aspro; come tra potenza e potenza. Ho rilevato una frase: «O il professore ritorna o io vado da lui....» Esagerazioni. Esasperazioni. In altre circostanze, se anche la marchesa di Primasco avesse salito queste sue scale di pieno giorno, niente di meno che corretto; ma se fosse oggi, un atto troppo marcato, di voler prendere le sue parti contro il marito, potrebbe determinare una mezza catastrofe. A rompere si fa presto; saldare poi è difficile. E io contavo di poter tornare a palazzo con una sua promessa per gettare acqua sul fuoco. Ho detto fin troppo.

Marino

La ringrazio della sua fiducia. E sono grato alla signora marchesa del suo sdegno e della sua difesa. Sono grato anche del pensiero espresso di una sua visita; ma che si fermi all'intenzione e non venga. Glielo può dire, se crede: non mi troverebbe.

Il Principe

sorpreso.

Noo?

Marino

Oggi non mi troverebbe. E domani sarò in viaggio con mio padre.

Il Principe

Così presto?

Marino

Anticipo.

Il Principe

rasserenato.

Forse è meglio. E la ringrazio. Se mio genero l'ha offesa si abbia da me le sue scuse; un giorno o l'altro forse riceverà le sue dirette.

Marino

alzandosi.

Un giorno, se la signora marchesa me lo permetterà, le scriverò, spiegherò, mi scuserò anch'io se non prendo congedo da lei. Intanto me la riverisca. A Salduggio non torno.

Il Principe

si alza.

Nemmeno un altr'anno?

Marino

Non credo. Domando al Ministero un'altra sede. Qui mi manca il materiale per i miei studi d'arte.

Breve silenzio. Non hanno più altro da dirsi.

Il Principe

Penso che lei abbia da fare.

Marino

Molto.

Il Principe

Speriamo di rivederci. Se non qui, altrove.

Marino

Grazie.

Il Principe

Buona fortuna.

Marino

ringrazia col capo, e gli fa strada. Il principe esce. Marino richiude e torna pallido, livido, rigido.

Finito! Tutto finito! Tutto finito!

Poi si muove agitato, febbrile, si trova davanti alla porta della camera e chiama.

Babbo, babbo.

Emilio quasi non è ancòra apparso.

Partiamo domani. E partiamo insieme. Andiamo a Roma direttamente. Ho deciso.