SCENA III.
Il Principe — Emilio — Marino.
Il Principe
O che non lo sai che ci ho qui una figliola maritata? Sicuro: la marchesa di Primasco.
Emilio
stupido.
O senti! La signora marchesa è la sua figlia! Quella signora tanto bella che ne dicono tutti tanto bene? E che è tanto alla mano che non pare nemmeno d'una gran nascita? Ha avuto anche la gran finezza di ricevere in casa sua il mio Marino, come se fosse uno della sua condizione.
Il Principe
con una certa degnazione.
Che c'entra! Se uno dovesse badare a queste cose.... O lo sai che ci ho ancòra due libri legati da te? Sicuro! Un Ariosto e una Fisica del Ganot. Te lo ricordi quando venivo in portineria coi libri da legare?
Emilio è tutto umile e contento.
e che più di una volta — non mi ricordo se fosti tu.... o tuo padre.... o la tua mamma — mi nascondeste nel vostro sgabuzzino perchè il Preside non mi vedesse e capisse che il professore mi aveva messo fuori di classe? Ero un gran ragazzaccio!
Emilio
Ma no, signor principe, che dice mai! Era un ragazzo. Il suo signor padre, che Dio l'abbia in gloria, una volta che mi seppe in strettezze e che volevo comprare una macchina per legatoria, mi dette trecento lire.... — gliele resi, sa.... gliele resi....
Ora vede Marino, tutto festoso.
Marino
con la gola secca.
Adesso.
Si avanza e saluta col capo il principe.
Il Principe
Oh! bravo professore. Lo sa?
Battendo sulla spalla ad Emilio.
che ho conosciuto il suo babbo quando lei era «in mente dei»?
Emilio
contento.
Sicuro! Da più di quarant'anni.
Il Principe
E il babbo del suo babbo. Quand'ero scolaro al Liceo Cavour.
Emilio
quasi con orgoglio.
Ero il suo bidello.
Il Principe
Emilio
Lo vedi, Marino? Come se fossi un suo pari.
Il Principe
E che sei? Non sei un uomo come me, un brav'uomo come me, anzi più di me?
Emilio
ridendo.
Sì, so appena leggere e scrivere! E poi sarà come vuole lei, signor principe, ma i signori son signori — specialmente i signori di nascita, vero, Marino? — e i poveri son poveri. E quando un signore come lei si degna....
Il Principe
Ma non dir così. Ci sono tanti signori che non valgono nulla. E invece, lo vedi il tuo figliolo....
S'interrompe.
Oh! scusi, professore, io seguito a dar del tu a suo padre.
Emilio
vivacissimo.
Vorrei vedere che non mi desse del tu. Mi offenderei, vero, Marino?
Marino
Lei, principe, voleva me, immagino. Se mi vuol dire....
Emilio
Sì, caro, hai ragione.
Vuol prendere congedo.
Se il signor principe mi permette....
Il Principe
Ti permetto, ti permetto. Speriamo di rivederci. Addio, Emilio. Tanto tanto piacere di averti incontrato. Mi hai fatto tornar ragazzo.
E gli porge la mano.
Emilio
gliela prende.
Signor principe....
Il Principe
Ma che fai?
E gliela batte sulla spalla.
E se m'incontri per strada e io non ti vedessi, non aver soggezione. Ciao, Emilio.
Emilio, di sulla porta della sua camera fa un inchino cerimonioso ed esce tutto ridente.