SCENA VI.

Dianora — Marino.

Dianora

a Marino che non accenna a dirle di sedere.

Professore, lei non ha impegni urgenti? Perchè mi dispiacerebbe disturbare.

Accennando a quelli che sono usciti.

Erano forse in seduta?

Marino

No, signora. Dica pure quel che ha da dire. Si accomodi.

Dianora

Ecco: grazie.

Siede.

Non si stupisca di vedermi qui. Costumi semplici a Salduggio. Avrei potuto incaricare il conte Cappelli di pregarla di venire lei da me.

Sorride.

Passavo: sono entrata.

Sorride.

È anche più gentile, no?

Sorride.

Prima domanda.... se non sono indiscreta: mi può dire l'esito dell'esame di mio nipote? o non può? Se non può, non chiedo infrazioni alla legge.

Poichè Marino tace: sorridendo.

Ho capito: non può.

Marino

Posso. Ma la signora saprà già....

Dianora

Se sapessi non domanderei.

Marino

Suo nipote?

Secco.

L'ho bocciato.

Dianora

sorridendo.

Ah! sì? Ha fatto benissimo.

Marino

Lei trova?...

E ne è sorpreso, sviato.

Dianora

Benissimo: perchè se lo merita. E glielo avevo anche predetto. Non studia, per conseguenza non sa. Mi ero persino stupita che si fosse salvato allo scritto.

Ride.

Forse ha copiato da qualche compagno, ma è legittimo che sia caduto agli orali. Penserà suo padre a farlo studiare: a noi non è riuscito, — e se lo riprenderà a casa. Diceva: «Sì zia, sì zia bella....»

Arrossisce.

È indulgente come tutti i ragazzi — ma poi.... Giustizia è fatta.

Sorride e cambia tono.

Seconda domanda.... Non si spaventi: è l'ultima, per oggi: il professor Cappelli mi ha parlato molto di lei.

Marino

borbotta.

O guarda!

Dianora

La conosce da poco tempo: dieci, quindici giorni? — ma lei può già considerarlo come un amico e un ammiratore.

Marino

Circa l'amicizia ci conto; circa l'ammirazione è troppo facile.

Dianora

No, prego: il conte Cappelli non si abbandona ad entusiasmi e sa pesare gli uomini. «Se sentisse come parla; se leggesse come scrive; se vedesse come disegna». — Lei troverà naturale che le parole di Cappelli abbiano acceso in me il desiderio di conoscerla.

Marino

Ma si guardi, signora, che il Cappelli....

Dianora

sorridendo.

Mi lasci prima finire. Siamo in una piccola città, quasi un paese. Le occasioni d'intrattenersi con persone d'ingegno e dottrina sono così rare! Lei sa tante belle cose, ha tanto buon gusto.... vorrei essere tra quelli che se ne avvantaggiano. Concludo: se domani Cappelli non parte, tanto meglio, e allora viene con lui; ma se lui va a Torino, mi vuole usare la cortesia di pranzare domani da noi? La invito a pranzo perchè trovi anche mio marito. In altra ora è difficile che ce lo incontri. Gli uomini, si sa, stanno poco in casa: il mio poi!

Marino

La ringrazio, signora. Ma sono qui a Salduggio da pochi giorni con tante cose da mettere a posto! E ne ho tante da sbrigare.

Dianora

L'avrà pure un'ora per il pranzo! Subito dopo la lascierò andar via. Almeno per questa prima volta mi accontenterò di poco: non le rubo che un'ora.

Marino

Il Cappelli che le ha parlato tanto di me, le avrà pur detto che io sono un orso.

Dianora

sorride.

Sì, me lo ha detto. E per questo sono venuta di persona.... a stanare la belva.

Marino

E allora sarò schietto. Io sono uomo di studio, e senza risorse, per lo meno di quelle facili, che riescon gradite alle signore. Con persone del bel mondo, mi tedio e le tedio. Se mi lascio prendere nel giro delle visite, dei pranzi, dei tè finisco col non attendere più ai miei lavori — noiosi, sa — ed io non mi posso permettere il lusso di far lo svagato e il farfallone notturno. Oltre il resto, son povero. E fumo sigari toscani. Mi spiace rispondere con un deciso rifiuto e ricambiare una cortesia con una rusticheria, ma preferisco esser villano che mentitore.

Dianora si leva.

È offesa?

Dianora

semplice.

Io? No. Mi alzo perchè ho finito. L'ho invitato per rispondere più che a un mio desiderio — la schiettezza le piacerà in tutti e per tutti — a un desiderio del conte Cappelli che voleva ch'io la conoscessi e sperava incontrarla anche da me. Non speravo, no, in una accettazione entusiastica da parte sua, ma in un rassegnato consenso. Poi si sarebbe adattata, e poi fors'anche — veda un po' — ci si sarebbe

Sorridente.

trovato bene. Amico, ma libero. In casa mia non tengo gabbie, nemmeno per gli orsi. Ma lei ha da lavorare! Dio mi guardi dal farle perdere un tempo prezioso. Se lei, non dico muta pensiero, — tra le sue molte virtù avrà anche quella della tenacia! — ma trova un qualche ritaglio di tempo, lei sa dove stiamo. Io le ho fatto una visita: se crede e quando crede, me la restituisce. Quando sono in casa, ogni giorno è buono: e se non mi trova, meglio per lei. Buongiorno.

Marino

d'un tratto, quasi trattenendola.

Ma io lei l'avevo già veduta. — Non qui.

Dianora

Ah! sì?

Marino

E ammirata.

Dianora

Nientemeno. Quando? Mi lasci sentire.

Risiede.

Marino

L'orso è sgraziato nei movimenti, ma pure lui ha occhi per vedere e orecchi per intendere. Io ho fatto molta strada con lei: in treno. Viaggiavo anch'io in prima classe, da signore, perchè ero ufficiale e viaggiavo per servizio. Fu l'altra estate, e posso dire anche il giorno: il tre settembre. Lei salì alla stazione di Bergamo, ma proveniva da San Pellegrino, in compagnia di un bel signore bianco.

Dianora

Lei ha buona memoria ed è preciso. Mio padre c'era andato per cura. Come fa a ricordarsi?

Marino

Io? Sempre. È così facile! Basta guardare le persone e le cose ogni volta come se si dovessero vedere per l'ultima volta. Nel suo caso, poi, lei disse parole argute, pronunziò giudizi assennati sulla bellezza dei luoghi e sul carattere delle signore colle quali s'era intrattenuta a San Pellegrino. Sentii: non per indiscrezione: lei parlava forte e io non dormivo. Poi disse di Bergamo con accenni gustosi, personalissimi, sulle opere d'arte viste in quella medesima giornata, specie sui Tiepolo della Cappella, che non eran frutto di erudizione mal digerita o risciacquatura di vecchie Guide. Ho studiato anch'io i Tiepolo, ho avuto occasione di vederne molti — tra i pittori moderni lo prediligo — e posso dire che non è facile trovar chi dimostri conoscenza così piena di quell'artista. Specie tra le signore.

Dianora

sorride.

La ringrazio molto. E mi scusi se oggi non l'ho ravvisato.

Marino

Non c'era motivo perchè lei mi dovesse riconoscere, ce n'era più d'uno perchè io riconoscessi lei. Io ero in uniforme, e me ne stavo in silenzio rannicchiato in un angolo. Lei era in piena luce e parlava.

Dianora

E non dicevo spropositi? nè d'arte nè di lingua? Ma come bisogna sorvegliarsi! Anche là dove meno si aspetta c'è un giudice. Ora vado via contenta.... o quasi.

Sorride.

perchè mi pare d'intendere che il suo rifiuto di poco fa non risponde ad una spiacevole impressione del primo incontro, ma a tutto un suo sistema di vita. In fondo, chissà, forse ha ragione lei a starsene appartato. Buon lavoro, professore. E addio....

Si leva, gli porge la mano.

O a rivederci. Sta a lei.

Marino

non risponde, le dà la mano, s'inchina, l'accompagna fino alla porta, poi torna indietro, solleva fieramente il capo, scuote le chiome.

Ah, perdio, no! non mi pigliano! Ho di meglio a fare io che salamelecchi e madrigali.

E accende un mezzo toscano. Nell'atto lo sorprende Cappelli. Marino si volta.

To'! Sei qui ancòra?