SCENA ULTIMA
Gran baccano dalla sinistra. S'avanza di là una folla di gente, per lo più contadini. Sono tra costoro Santella e la figlia Menechella, piangenti, disperate. Le seguono il compare Tommaso, il prete e altri. L'usciere, con la toga sul braccio, insiste per farsi pagare. Movono tutti verso destra continuando a piangere e a gridare.
Santella
(con un lamento a distesa)
E io tenevo a nu figlio e mme ll'henne levète! Me l'henne cundannète, cundannète!... Uh!... figlio mio!...
Menechella
Micalangelo bello e amato!
Santella
Teneve a nu figlio e mme l'henne levète!...
Usciere
Aspettate! Dovete pagare la toga!
Santella e Menechella
Micalangelo mio!...
Usciere
Pagate la toga! (esce con loro. Continuano i pianti fino a quando spariscono traversando la scena).
Donn'Emilia
(che è seguìta da Tina e da Pesce)
Mamma mia! Jammuncenne! Io me so' stunata!...
Tina
Mo'... facite passà 'a folla...
Una ragazza
(dalla destra, correndo, va alla tavola di Sgueglia)
Signò! Signò! (Sgueglia fa un salto sulla sedia) Currite 'a casa! 'A mugliera vosta lle so' venute 'e delure! (Sgueglia si leva precipitosamente. La sedia cade).
Sgueglia
Madonna d' 'o Carmene!... (Torelli si leva, si accosta).
La ragazza
Venite! Venite!
(Mormorio dalla destra. Il mormorio s'avvicina)
Sgueglia
(rassettando le carte in fretta e furia)
E 'a vammana?
La ragazza
E ca chesto è 'o guaio! 'A vammana è ghiuta a Puzzule!
Sgueglia
(si dà un pugno in capo)
Tu che dice!...
Donn'Emilia
(a Sgueglia, in fretta)
Neh, scusate, 'on Federigo se n'è andato?
Sgueglia
(si precipita su donn'Emilia)
Voi siete levatrice?
Donn'Emilia
Autorizzata! (con orgoglio) Diploma dell'Università...
Sgueglia
(l'afferra e la trascina)
Jammo! Venite!
Donn'Emilia
Addò?... Aspettate!... Chi vi conosce?...
Sgueglia
Jammo! Jammo! Si no io passo nu guaio!
(La trascina. Arriva gran folla dalla destra. Dei popolani si portano in mezzo un detenuto dichiarato libero. Urli, feste, gioia, battimani. Scampanellate dalle varie Sezioni. Voci di uscieri che scacciano la folla).
Donn'Emilia
Piano!... Tina!... Signor Pesce!...
Pesce
L'accompagno io! Non ci pensate!...
Sgueglia
(trascinando donn'Emilia)
Jammo! Ve piglio 'a carruzzella!...
(S'incontrano nella folla, che viene dalla destra e che grida):
A libbertà! A libbertà! Viva il presirento!
(Battimani)
La voce di Santella
E io tenevo a nu figlio e me l'henne levète!... Me l'hanno cundannète! Cundannète!...
La voce di donn'Emilia
Tina! Tina!...
(Scena popolata, romorosa. Cala la tela, rapidamente, mentre Torelli e il suo giovane continuano a piegare il tappeto sulla tavola).
ATTO SECONDO
DECORAZIONE
Il larghetto Sant'Aniello a Caponapoli, ov'è la casa di Assunta, una bottega da stiratoria, che dà sul larghetto.
A destra dello spettatore è una piccola credenza, addossata alla parete e guarnita di porte a vetri. Dentro vi sono i piatti, le bottiglie, le posate, ecc. Subito dopo segue la porticella della stanza ove Assunta dorme. Appresso è quella dell'antico pozzo.
Addossato alla parete di fronte allo spettatore, verso destra, è un «comò» guarnito di tutto quello che si usa mettervi sopra. Sul «comò», attaccato al muro, è un quadro di un santo. A sinistra del «comò» pende dalla parete uno specchio senza cornice, e sopra lo specchio è una finestretta a vetri, che dà sulla via e dalla quale entra maggior luce.
Nel mezzo della stessa parete di fondo è la porta a vetrate che dà sulla via. Appresso, verso sinistra, è attaccata al muro una corda dalla quale pendono camicie stirate. La parete a sinistra dello spettatore è interrotta pur da una medesima corda, dalla quale pure pendono camicie stirate. A sinistra dello spettatore è il lungo tavolo per la stiratura.
Seggiole, conchette verdi, tutto quello che occorre a una bottega di stiratrici.
Sono le nove ore della sera.
È l'antivigilia di Natale.