SCENA DECIMA

Assunta, barcollante, s'appoggia con la mano allo spigolo della tavola di Torelli. Ernestina la guarda, in silenzio. Don Federigo finge di leggere un giornale che Sgueglia ha sul tavolo.

Donn'Emilia

(accostandosi a Assunta)

C'ha ditto ca nn' 'o manneno fora?

Assunta

(fa segno di sì, con gli occhi e col capo, come atterrita)

Donn'Emilia

Sentite... io mo scennarria pe sapé si è overo, ma nun mme voglio ncuntrà c' 'a mamma. Chella m'ha visto parlà cu vuie... (vedendo che Assunta non le dà retta e rimane come a meditare, con gli occhi fissi) Ma vedite!... Me dispiace proprio... (lentamente si allontana per raggiungere Tina, in fondo).

Federigo

(a donn'Emilia, sulle mosse di andare via anche lui)

Donn'Emì, ve ne venite? Io me ne vado...

(Assunta si volta e lo guarda, irresoluta. Lentamente si rimette a sedere).

Donn'Emilia

(a Federigo)

Aspetto a Tina, 'on Federì. E po' 'a verità, nun mme vurria ncuntrà c' 'a mamma 'e stu don Michele... Stanno ancora tuttuquante abbascio...

Federigo

Scenderemo per l'altra scala.

Donn'Emilia

Ah, ce sta n'ata gradiata? Embè, mo ce ne jammo... Tina!... Addo' sta?... Tina! Tina!... (s'allontana, chiamandola).

(Un lampista viene ad accendere il fanale che pende dalla volta)

Assunta

(sottovoce a Ernestina)

(Scinnetenne, e aspettame 'a puteca).

(Ernestina si allontana per la destra. Torelli si mette a accomodare le sue carte. Sgueglia si rimette a scrivere. La scena è quasi vuota e silenziosa).

Federigo

(a Sgueglia)

'On Diodà, mantenetevi forte.

Sgueglia

Ve ne andate?

Federigo

Aggio che fa. V'auguro che tutto riesca bene.

Sgueglia

Eh, caro 'on Federigo! Stammo mmano a Dio. Buone cose anche a voi.

(Federigo si scosta dal tavolo di Sgueglia, si volta verso l'arcata a destra e vi s'incammina. Passa davanti a Assunta, senza guardarla, lento. Assunta ha gli occhi altrove, ma appena Federigo è passato li leva e lo segue con gli occhi. Federigo sta quasi per raggiungere l'arcata. Assunta si leva).

Assunta

Psst!

Federigo

(si volta. S'è arrestato. Pare sorpreso. Si punta la mano in petto)

A me?

Assunta

Sentite.

(S'è scostata dalla tavola di Torelli. Don Federigo torna, lento, accostandosele. La scena segue fra i due brevemente, con parole rapide, quasi sottovoce).

Assunta

Vuie... poco primmo... mm'avite ditto ca 'o putiveve fa restà a Napule...

Federigo

(con un sorrisetto)

Quel vostro... amico?

Assunta

(senza badargli, vivamente)

Io 'o voglio fa restà a Napule!

Federigo

Va bene.

Assunta

'O pputite fa?

Federigo

(c. s.)

Per voi si fa tutto. (La guarda. Assunta evita lo sguardo) Soltanto... Bisogna pensarci subito.

Assunta

(impaziente)

Embè, addo' nne putimmo parlà?

Federigo

(guardingo, voltandosi intorno)

Qui no.

(Mormorio dalla sinistra nelle scene. Il mormorio cresce sempre durante il dialogo di Assunta e Funelli).

Assunta

(con uno sforzo, sottovoce)

'A casa mia?

Federigo

(ha un lampo di speranza negli occhi. Si domina)

Anche adesso.

(Il mormorio cresce)

Assunta

(rapidamente)

Ce sta n'ata gradiata? (indicando quella a destra) 'A llà nun voglio ascì!...

Federigo

L'altra scala è lì... (indica a sinistra).

Assunta

(pare indecisa, tormentata. Si volta a destra e a sinistra come per accertarsi che non l'hanno udita. Sgueglia e Torelli seguitano a scrivere, ma la sorvegliano e si ammiccano).

Federigo

Dunque?

Assunta

(decisa)

Jammo.

(Il mormorio si avvicina. Assunta spinge lievemente pel braccio don Federigo. Viano per la sinistra).

Torelli

(leva lo sguardo e s'incontra in quello di Sgueglia)

Che?

Sgueglia

(ammirato)

Che bello servizio!