XXIV.
Catastrofe.
È passato un anno. Virginia Rinucci è riconoscibile solo al colore dei capelli ed alla linea corretta del naso; nel rimanente è mutata; prima di tutto ingrassa, il che la fa parere meno lunga, e poi, invece del sussiego ad intermittenze d'una volta, ha una serena gravità di modi che non dispiace; e poi, e più, non s'impunta per il minimo contrasto, nè le corrono i rossori al viso per ogni nonnulla…. è una donnetta piuttosto amabile, e tra per merito proprio e della sarta, belloccia; in fine Virginia Rinucci non è più Rinucci, nè Virginia. È sposa e madre e non sa se più adori il suo piccolo od il suo grosso Agenore.
Il dottore si lascia adorare, si lascia dire che è bello, bello, bello, e quando si specchia negli occhietti sbigottiti della sua creatura, trova che sua moglie ha proprio ragione. Fa spesso visita a Leonardo in campagna, e piglia gusto a dar del tu alla cognatina; infine incomincia a credere che la grossa corbelleria non sia così grossa come gliela facevano vedere.
—La mia Virginia,—disse una volta ad Ernesta,—si è proposta di assomigliarti; tienilo per te, e bada che così hai doppia responsabilità, tu sei il suo modello.—
Ed un'altra volta disse:—la trasformazione di mia moglie non ha nulla che non sia nell'ordine fisiologico; le fanciulle che rimangono troppo lungamente zitelle sono come i cardini delle porte che si aprono di rado—s'irruginiscono e stridono; l'igiene è questa: olio ai cardini, marito alle fanciulle….
—Hai ragione,—diceva Leonardo.
—E tu, cognatina, non mi dai ragione?
—Te ne do cento…. e come sta il piccino?
—Ingrassa, ingrossa. Virginia dice che è tutto il mio ritratto, mentre invece è tutto il suo; è biondo…
—Tutti i bambini sono biondi….
—Ma il mio ha un biondo speciale che non sbaglia…. io dico che, mutato il sesso e l'età, è Virginia tale e quale….
—Ha dell'uno e dell'altro,—entrò a dire Leonardo,—e non può essere altrimenti colla teorica del completamento.
—Povero completamento!—disse Ernesta quando fu sola col marito.
—Perchè?
—Perchè quella creaturina non assomiglia nè a Virginia nè ad Agenore; la mamma ha gli occhi azzurri, il babbo neri, e il piccino non li ha di nessun colore…. in compenso ha il naso rivolto in su, mentre la mamma lo ha affilato ed il babbo aquilino…. ha…. Via, diciamolo, non ce n'ha colpa…. ma è bruttino….
—Il nostro sarà più bello,—disse Leonardo.
—Sicuro che sarà più bello—conchiuse Ernesta ridendo.
Uscendo di casa verso il crepuscolo per far la solita passeggiata nel viale, i colombi si affacciarono dalla piccionaia per vederli passare, e gli stornelli si staccarono in nugolo dal tetto per formare in alto, in alto, una corona sul capo della coppia felice.
Ma ahi! sciagura!—ieri l'altro ancora, al caffè Cova ed al Circolo si faceva un gran ridere alle spalle di Leonardo e del dottor Agenore.
FINE.
Estratto dalla Nuova Antologia.