VIII.
Non si era più detta una parola che ricordasse Piero, e il Coppa non se lo poteva levare dal capo; invece pareva proprio che Bambina non ci pensasse più, anzi da poco in qua canterellava e rideva meglio, era più docile alle lezioni di organo di babbo Desiderio, e parlava di andare al Conservatorio ad imparare il canto teatrale. Ma il Coppa interveniva ogni volta a dire che la carriera del palcoscenico non era fatta per lei, che la sua carriera era un’altra. “Qual’è?„ interrogava la fanciulla. Il Coppa non diceva quale.
Ma sempre pensava quelle quattro parole: “se non viene meglio.„
Le pensava anche Desiderio.
“Che cosa aspettiamo? diceva segretamente a se stesso. Se questa corbelleria si ha a fare, almeno si faccia subito; per quanto egli dica, mi pare che tempo da buttar via non ne abbia troppo; può essere che egli possa ancora fare cose grandi, ma se giudico da me...„
Zitto, neanco l’aria doveva sapere la segreta paura di Desiderio, il quale avrebbe riso volentieri della smania del suo vecchio amico, se non fosse stato un vecchio amico, se quella smania non fosse stato un dolore. Invece lui, rinato alla felicità, ringraziava il cielo ogni sera, perchè gli aveva concesso sul limitare della tomba la bellezza buona di Bambina, ringraziava la sua morta ogni mattina perchè la notte era stata un pezzo al suo capezzale.
Anche gli sorgeva in un cantuccio della mente l’idea di dare il proprio nome alla ragazza. Diodato! Non era il nome di suo padre e nemmeno della mamma, perchè non aveva conosciuto nè l’uno nè l’altra; era un nome tutto proprio; glie l’aveva dato l’ospizio dei trovatelli... o forse Dio in persona. Bambina, pigliando quel nome, si ribattezzerebbe Speranza Diodato per andare a nozze! Peccato che, sposata, rimuterebbe da capo e rimuterebbe male. E veramente che sugo vi è a chiamarsi la signora Coppa? Un’altra cosa non sembrava vera nè possibile al buon Desiderio, cioè che egli dovesse diventare suocero del vecchio amico d’infanzia. Però, se il cielo lo avesse voluto, se sua figlia fosse veramente contenta, se il genero fosse finalmente felice; che festa! Di tutte queste cose non impossibili, a rigor di linguaggio, la meno probabile era l’ultima, cioè che finalmente il Coppa trovasse una contentezza che paresse a lui la felicità; sicuramente, egli vorrebbe afferrare la felicità vera e propria e così la contentezza svanirebbe subito.
Lo stesso Coppa ebbe un giorno il medesimo timore. Desiderio gli aveva sparato a bruciapelo una schioppettata: “Piero Corruccini si è dimenticato di Bambina,„ gli aveva detto. “Bambina mi pare avviata a dimenticarsi di Piero; è il buon momento; se ti senti di far felice questa buona ragazza, e di fare la tua vecchiaia contenta, fa presto, sposala.„
Il Coppa arrossì come un fanciullone; ma dopo quel lampo di felicità, si accasciò subito brontolando che ci voleva pensare ancora.
Mentre egli ci pensava, venne Piero.
Venne di buon mattino, segretamente, quasi avesse paura di lasciarsi vedere; mandò dalla portinaia la sua carta di visita a dire che egli era da basso, a chiedere se potesse venire a quell’ora.
Il Coppa corse in camera di Desiderio, per consultarsi con lui, ma ebbe appena detto di che cosa si trattava e si accostò all’uscio per dire alla portinaia: venga.
Il vecchio Desiderio non fiatava; cercò di leggere nel volto del Coppa, mentre egli finiva di vestirsi, e l’amico andava su e giù.
— Bambina dorme ancora? chiese il Coppa.
E Bambina rispose essa stessa, picchiando alla porta:
— Ci è un signore che cerca di te...
— Entra, Bambina.
La fanciulla, entrata con l’aria ridente d’ogni giorno, corse ad appiccare un bacio sulla guancia dei due vecchi.
— Quel signore... interrogò il Coppa fissandola in volto... l’hai visto?
— Appena, appena, rispose Bambina senza evitare lo sguardo di babbo Coppa.
Sembrava sincera, non era troppo disinvolta e audace — forse non aveva riconosciuto il Piero dei sogni suoi.
Ed era già un conforto all’animo del vecchio innamorato, al quale venne in aiuto Desiderio con un’altra domanda:
— Come è quel signore? vecchio o giovane?
— Giovine...
— Bello?...
— Oh! no; mi è sembrato che abbia la faccia gonfia... teneva la testa bassa... ma perchè mi fai queste domande?...
Il Coppa, senza dir parola, rizzò la testa il più possibile, e andò incontro al suo rivale.
Aveva ragione Bambina; quel signore era quasi irriconoscibile, ma era proprio lui. Piero Corruccini aveva passato appena il vano della porta, non osando quasi arrischiarsi fino in mezzo alla sala, così forte era lo scoraggiamento che lo vinceva; teneva la testa bassa; la faccia gonfia, in cui gli occhi quasi si nascondevano, implorava pietà. Il Coppa ne ebbe molta. Con una tenerezza che egli non spiegava a se stesso, si accostò subito al poveraccio.
— Cos’è stato? gli disse.
— È stato il vaiuolo. Un mese fa ero a Nizza a fare la piazza; ero contento di venire a Milano dove speravo d’essere aspettato, quando la malattia mi colse. Mi ha lasciato così, come mi vede. La signorina non mi ha riconosciuto, tanto sono mutato; essa invece è sempre tanto bella.
Piero parlava con accento desolato, e quando disse: “essa invece è sempre tanto bella„ tremò nella sua voce una corda che era desiderio e rammarico.
Il Coppa indovinò tutta quell’anima addolorata, e gli parve d’addolorarsi sinceramente anche lui, nel dirgli bruscamente una parola di conforto.
— Ma ora è guarito! Non è vero? Dunque non si smarrisca.
— Anche il medico mi ha detto così. Non voleva che io lasciassi Nizza, ma a me premeva di essere a Milano, non ricevendo risposta alla lettera che avevo scritto.
— Lei ha scritto a Bambina?
— No, ma ho scritto a lei, fermo in posta, come mi aveva detto; non ha ricevuto?
— Non ho ricevuto nulla.
— Vede! è il destino. Avevo detto alla signorina d’essere di ritorno per il primo del mese, e mi ero fatto promettere che essa mi avrebbe scritto due parole fermo in posta perchè sapessi dove potevo fare... in ogni caso... una visita al signor Coppa: corro alla posta e non trovo nulla. Allora ho detto: essa sa che io sono deformato e non mi vuole più... Ha ragione, povera creaturina: io sono tanto brutto, essa invece è sempre tanto bella!
Trovandosi a guardare un dibattimento stranissimo che seguiva nel suo foro interno, il vecchio Coppa non sapeva decidere se egli fosse afflitto della faccia gonfia di Piero, come gli sembrava, o se il trionfo sicuro, imminente, della sua propria faccia, sbarbata ogni mattina, lo contentasse del tutto, come pure gli pareva. Non rispondeva nulla alle parole del disgraziato. Il quale proseguì:
— Nella lettera che le scrivevo da Nizza, mi raccomandavo a lei perchè dicesse... alla signorina... che non ho più il coraggio di pensare al sogno bello fatto a bordo del Sud America... che perciò...
— Che perciò?.. insistè il Coppa, tanto per dire qualche cosa.
— Che perciò rinunziavo ad essa...
Nel ripetere a voce bassa queste parole desolate che lo avevano fatto piangere scrivendole, singhiozzò come un fanciullo.
— Si faccia cuore, disse il Coppa... non pianga ora.
— No, non piango; non volevo nemmanco venire qui, ma è stato più forte di me...
Il vecchio aveva sulla lingua altre consolazioni di parole; stentava a metterle fuori, sembrandogli parole ipocrite, condite largamente di egoismo; taceva, ma anche il silenzio era crudeltà.
— Senta, signor Corruccini, mi dica che cosa vuol fare, che cosa devo dire io stesso, perchè se posso... creda...
— Mi pare che non ci sia nulla a fare per me... non dica niente... cioè dica alla signorina in che stato sono ridotto... e avrà detto tutto. Io me ne andrò per il mondo, come ho fatto fin qui...
Un’idea si era affacciata al Coppa, e da un poco egli si affaticava a guardarla da lontano, non intendendo bene ancora se fosse da accogliere o da respingere.
— Sto pensando una cosa, disse tranquillamente; non so se sia buona o cattiva; deve decidere lei; sto pensando se sia meglio farsi vedere alla mia ragazza...
Piero fece risolutamente di no col capo.
— No?... Le pare che non convenga, proseguì il vecchio amorosamente, e allora aspetti che la gonfiezza cessi, perchè deve cessare; allora la sua faccia riavrà quasi l’aspetto di prima... non si smarrisca; le ragazze, come la mia, non s’innamorano soltanto d’una faccia liscia. O il cuore, la gentilezza d’animo... tutto il resto non deve contare per nulla?
Piero Corruccini fece un atto di sfiducia; a parer suo tutto il resto contava poco.
— Preferisco che sia informata da lei... se caso mai essa volesse proprio vedere tutta la mia miseria... mi scriva... io abito in via Solferino al 41, terzo piano. Ma sono sicuro che non tornerò più in questa casa.
Il Coppa non gli volle contraddire; accompagnò fin sull’uscio il suo infelicissimo visitatore, e stringendogli la mano con tenerezza gli disse addio.
Poi raggiunse in sala da pranzo Desiderio e Bambina.