IX.
— Povero figliuolo! esclamò il Coppa entrando.
— Chi? domandò Bambina.
Invece di rispondere, il vecchio interrogò se stesso. Ora gli pareva proprio d’essere addolorato; l’accento di commiserazione che aveva messo in quelle due parole, non era ipocrisia sicuramente, e le volle ripetere variando.
— Povero ragazzo!
— Chi?
— E di chi vuoi che parli se non di lui? Non l’hai visto sull’uscio, quando entrava?
— Chi?
— Pietro Corruccini.
— Era lui?
— Non l’avevi riconosciuto? Sì, era lui. Io stesso, per verità, con la sua carta di visita in mano, aspettavo che mi dicesse con chi avevo l’onore di parlare. Proprio. È stato il vaiuolo a sfigurarlo a quel modo. Ne fu colto a Nizza un mese fa; ora è guarito perfettamente, ma gli rimarrà il segno fin che campa. Povero figliuolo!
— Era lui, e non ha voluto vedermi! mormorò la fanciulla.
— Non dir così, poveraccio! piuttosto non ha voluto che tu lo vedessi per non farti ribrezzo.
Siccome Bambina ripetè un’altra volta come smemorata: era lui — siccome Desiderio aspettava in silenzio, il Coppa proseguì:
— Che cosa vuol fare? gli ho detto. — Non voglio far nulla; me ne andrò lontano, a nascondere la mia deformità.
— È proprio così brutto? chiese a bassa voce Desiderio.
— Eh! sì... non è bello; ma sicuramente il tempo accomoderà la sua faccia, da non... disgustare come ora... Sì, è proprio brutto, ripetè pietosamente a Bambina, è gonfio e rosso; pare perfino che gli manchino dei pezzettini di faccia. L’ho consolato, come ho potuto... ma la verità è... che non è bello... ecco.
Bambina interrogava ancora con gli occhi pieni di lagrime; il Coppa non sapeva più trovare una parola che lo contentasse, perchè ora gli sembrava d’essere un ipocrita feroce. Andò due volte su e giù, poi uscì in silenzio dalla stanza.
Appena se ne fa andato, Bambina corse a buttarsi nelle braccia di Desiderio, singhiozzando.
— Dunque gli volevi proprio bene?
La ragazza non rispose subito; prima pianse, poi si asciugò gli occhi.
— Non credo che gli volessi bene; se non veniva, io non piangeva; e ora piango, non so nemmeno io perchè, e mi pare che gli vorrei dare tutto il mio amore per consolarlo.
Desiderio raccolse nella pezzuola le ultime lagrime di Bambina e la baciò in fronte.
— Tu hai una bell’anima! E che cosa vuoi fare?
— Lasciarlo andar via così, come un cane, perchè è diventato brutto, non è vero che sarebbe una cosa crudele? Che colpa ne ha lui se il vaiuolo gli ha guastato la faccia? Domani non potrebbe guastare la mia?
No; questo poi no: il vaiuolo non può nulla per sè stesso, il cielo soltanto lo manda a guastare certe faccie così così per far dire che prima erano bellissime; ma una faccetta così tonda, così bianca, così ridente, come quella di Bambina...
La dimostrazione che Desiderio voleva fare fu interrotta da poche parole:
— Senti, se io gli scrivessi?
Sì; se Bambina scrivesse a quel disgraziato, che male vi sarebbe?
— Egli sicuramente aspetta una parola buona...
— E che cosa gli vorresti scrivere?
— Vorrei fargli intendere che non sono una scioccherella, che la sua disgrazia mi fa pena;... niente più.
Desiderio ci pensò e non vi trovando proprio nulla di male, finì con accondiscendere. “Scrivi; faremo poi leggere la lettera a babbo Coppa, che approverà anche lui.„
E Bambina, lì per lì, scrisse poche linee alla buona, come le pensava; poi le presentò a Desiderio perchè vedesse se ci erano molti sbagli.
Non molti veramente, perchè Bambina, messa al cimento di fare la sua corrispondenza, si cavava d’impiccio benino; il poco che aveva imparato a scuola non gli avrebbe servito gran che, ma essa vi aggiungeva tutto quello che aveva appreso dalle letture, e non solo questo, ma la malizietta di evitare certi giri di frase in cui non si sentiva franca. L’ortografia che non si può aiutare col criterio e che richiede sempre molta pratica, ce la metteva per lo più il Coppa; questa volta ce la mise babbo Desiderio.
L’amico per la vita e per la morte non era preparato all’idea che Bambina dovesse scrivere al signor Piero, ma si contenne bene; disse, come era la verità, d’aver voluto che quel povero ragazzo si mostrasse alla sua innamorata.
— Nascondersi o fuggire, gli ho detto, non ha mai servito a nulla; bisogna sempre andare fino al fondo della cosa...
La lettera fu mandata, e il Coppa si preparò alla battaglia, dinanzi allo specchio. Parendo d’essere proprio risoluto ad andare fino in fondo della cosa, aspettò di piè fermo la visita del suo rivale; e non lo confessando a se stesso, si sentiva sicuro di vincere la partita.
Se non che la vergogna fece fare a Piero Corruccini la mossa che solo avrebbe saputo consigliare la prudenza; l’innamorato non si lasciò vedere; ma scrisse ingenuamente così:
“Grazie, signorina; lei è tanto buona; io vorrei correre per vederla, ma mi vergogno perchè sono deformato; il medico mi assicura che se tengo il viso fasciato sarò meno brutto fra poche settimane. E io voglio essere meno brutto per presentarmi a lei.„
Quando questa letterina passò sotto gli occhi del Coppa, egli ebbe un sospetto pauroso, che tutte le arti del pettine e del rasoio non potessero salvare la sua vecchiaia da una nuova disillusione.
Guardando Bambina nascostamente, egli indovinò subito sulla faccetta buona un amore fatto di pietà; espresse la propria scoperta a Desiderio e si sentì rispondere che certamente era così.
— Come lo sai?
— Essa non canta più, e ride solo quando uno di noi la guarda; pensa a lui... pensa a te.
— A me?
— Sì, anche a te: la stessa pietà che la spinge verso l’infelicità di Piero, l’accosta pure.... verso la tua... perchè quella ragazza è proprio buona.
Essere amato e sposato per misericordia! Era una cosa possibile, e Piero se ne sarebbe contentato, ma il Coppa, no.
Quando fu proprio sicuro che Bambina era tormentata dai due amori infelici, volle essere forte e generoso.
— Vado a prendere il signor Piero e lo conduco qua, annunziò a Desiderio una mattina; fasciato o no, ha da combattere se vuol vincere.
— E tu?
— Io farò l’invalido, e sta sicuro che non è un’astuzia di guerra; ma tu che mi conosci sai che non saprei che cosa fare d’essere amato per compassione. Non mi dai ragione?
— Non te la dò sicuramente. Che importa la causa, purchè l’amore ci sia veramente? Pensaci per non pentirti poi: Bambina ti vuol bene, sarebbe già tua a quest’ora se... quel disgraziato...
— Lo so: essa avrebbe fatto un’opera di misericordia sposandomi, ma ce n’era da fare un’altra più meritoria... Non è questo che vuoi dire?
Non era questo, ma press’a poco.
In sostanza il Coppa quella stessa mattina andò a trovare Piero Corruccini, e fece tanto e fece così bene da indurlo a venire a casa sua. Volle essere lui a presentarlo a Bambina:
— Bambina, le disse, di là ci è il signor Piero; ci è voluto fatica a farlo venire; non voleva perchè non è ancora accomodato bene; ma si accomoda ogni giorno un poco; bisognava vederlo l’altra settimana.
La ragazza gli fissava in volto gli occhioni sbigottiti.
— Non mi guardare così; ti dico che è di là, con babbo Desiderio; va, va, va subito.
Egli si accomodò sopra il seggiolone a dondolo; Bambina, nel lasciare la stanza alla muta, si voltò un momentino a guardare il vecchio innamorato. Il quale aveva chiuso gli occhi e lasciandosi cullare da quel sedile di giunco, non sognava ancora.
Anzi durava il primo proposito, di non sognare mai più, di sagrificarsi interamente, e già gli sembrava di assaporare la rassegnazione.
“È amara, pensava, ma è sana; molti facendone uso sono guariti d’ogni malanno, e campano lungamente. Farò anch’io così per campare quanto Matusalemme.
Sì, no; sì, no; sembrava dire quel letto di vimini col suo cigolìo.
“Ha ragione Desiderio; l’adotterò, si chiamerà Bambina Corruccini Coppa; sarò per essa l’uomo che l’ha amata più d’ogni altro, sarò il padre suo.
Sì, no; sì, no.
“Che fanno ora? interrogò, e subito rispose; Piero è brutto ancora, ha gli occhi bassi perchè si vergogna della sua bruttezza; Bambina non osa guardarlo per non dargli soggezione, ma ha già visto abbastanza... forse vorrebbe essere rimasta con Babbo Coppa, e non sa che dire... Il mio buon Desiderio non sa nemmeno lui che fare; guarda Bambina fissamente non sapendo se essa sceglierà l’innamorato vecchio, o l’innamorato brutto.
Sì, no; sì no.
“Può essere il contrario. Bambina e Piero si sono intesi alla prima occhiata, a quest’ora si amano; fra un mese si sposeranno... La scelta era già fatta, senza che Bambina lo sapesse; vi aveva pensato la natura. Li amore la vecchiaia ha sempre torto.„
Dopo questa sentenza, il suo pensiero si annuvolò, la fantasia non seppe presentargli altro che immagini confuse di cose, di persone e di sentimenti; ed erano cose antiche, sentimenti solitarii, bambine indifferenti, che piombavano tutte in un medesimo sepolcro.
Quando Desiderio si affacciò all’uscio a interrogare sommessamente: “dormi?„ il Coppa scostò la mano dal viso bagnato di lagrime.
Non si vergognando di farle vedere all’amico per la vita e per la morte, interrogò con una sola parola: “dunque?„
Desiderio non rispose, e allora il Coppa rizzandosi in piedi ripetè: “in amore la vecchiaia ha sempre torto.„ Si asciugò la faccia e sorrise.