X.
Le valigie erano rimaste in un canto, perchè nè il Coppa nè altri si era ricordato di esse, per disfarle e riporle nell’armadio.
Quel giorno le dimenticate si fecero innanzi agli occhi del Coppa, il quale, apertele e richiusele con un sospiro, quella sera medesima le aveva volute prendere in mano di nascosto per andarsene alla stazione. Ma di quella sua determinazione era trapelato qualche cosa, e al momento giusto Desiderio si accompagnò a lui in silenzio, mentre Bambina era rimasta in casa a piangere.
Sulla via un facchino si offrì di portare le valigie e il Coppa acconsentì.
— Tornerò presto, assicurava al taciturno amico come per iscusarsi, capirai bene il mio bisogno di mutar aria; perchè una corbelleria si rimargini interamente, e non se ne veda neanco il solco, l’impiastro che mi è riuscito meglio è un viaggio lungo. Ma questa volta sarà un viaggio breve; appena tu mi abbia scritto che Bambina e Piero si sono messi d’accordo e vogliono sposarsi, io verrò per dare la dote. Siamo intesi?
Desiderio accennò di sì; dopo un poco il Coppa aggiunse:
— Ho già tutto disposto; ho sollecitato l’atto di nascita di Bambina, che servirà per il matrimonio e per l’adozione. Tu stammi allegro e di’ a Bambina che non pianga più, che mi fa male; dille che rida sempre.
— Dove vai? domandò Desiderio quando l’ebbe visto tornare col biglietto.
— A Torino, scriverò subito.
E se ne andò in sala d’aspetto sorridente, a testa alta, preceduto dal facchino che portava le sue valigie. Desiderio lo seguì con l’occhio e tornò a casa ad asciugare le lagrime di Bambina.
Il biglietto dava diritto al Coppa di andare d’un fiato a Torino; ma egli poteva pure fermarsi dove gli piacesse; e allora perchè Torino invece di Vercelli, dove non era mai stato? Lungamente rimase incerto, e quando fu annunziato nella notte che si era giunti a Novara, il Coppa si sentì afferrato da un nuovo dubbio. E perchè Vercelli invece di Novara? Ci pensò sino al momento che si richiudeva lo sportello, e scese con le sue valigie.
Solamente quando il convoglio se ne fu ripartito, gli parve che il fischio della locomotiva gli mandasse da lontano una longa beffa; e avviandosi all’albergo pensò ai casi suoi.
“Sì, sono diventato irresoluto, perchè sono vecchio e forse perchè sono debole; la mia volontà se ne sta andando perchè io sto per arrivare alla indifferenza.
— Vuole un albergo? gli domandò qualcuno.
— Sì, un albergo... Ho sognato per l’ultima volta di potermi rifare una gioventù; Bambina sarebbe stata la mia pace, e in un lungo tramonto avrei guardato negli occhi la felicità. Oh! quanto avrei saputo amare ancora! Ora è finita.
Ma pensandovi, dovette confessare a se stesso che tutto, proprio tutto, non era finito; tra Bambina e Piero ancora non era stabilito nulla, e solamente perchè la ragazza non aveva detto addirittura di non sentirsi il coraggio di amare una faccia buccherata come una grattugia, egli si era preso in mano le valigie per andarsene.
E volle essere sincero fino all’ultimo: se invece di andare fino a Torino o anche più distante, come aveva pensato di fare, si era fermato a Novara, ci doveva essere stata una ragione inavvertita, che è forse quella che chiamano l’istinto.
Quella notte non chiuse occhio, sebbene egli avesse detto molte volte a se stesso che stava arrivando all’indifferenza; spento il lume e fissando gli occhi nel buio, gli venivano scorte alcune linee d’un mobile che, entrando in camera, non gli pareva d’aver veduto; sembrava una persona immensa, che allungasse un braccio verso il suo letto, per far paura al vecchio Coppa. Ma il tempo delle vane paure era passato da un pezzo per lui. Lo minacciassero pure, egli era tanto indifferente da non voler nemmeno accertare se fosse la minaccia di un attaccapanni, come gli sembrava probabile. Chiuse gli occhi, e allora l’attaccapanni piegò le braccia e si avvicinò senza far rumore fino a mettere la faccia sua proprio accanto a quella del Coppa. Era una faccia beffarda; stette un momento così per mettere in collera il vecchio indifferente, poi si mutò in un altro sembiante. Il Coppa se ne rimase a guardare sino a tanto che, fra molte trasformazioni, gli si presentò la smorfia di una faccia butterata dal vaiolo.
— Sei proprio bellino, disse forte il Coppa; no, non te ne andare così presto, lascia che io ti guardi bene; tu avrai l’amore di Bambina e la dote che io le farò.
La faccia butterata svanì come le altre e il vecchio la trattenne un poco ancora:
— No, non te ne andare; tu non sei bello, ma hai la gioventù; e in amore la vecchiaia ha sempre torto.
Quando la faccia fu scomparsa interamente, entrò nel cervello del Coppa un’idea di battaglia: chi sa? non è forse detto che la vecchiaia non possa nulla; essa soltanto ama veramente; e se Bambina sapesse...
“Ancora non ha detto la parola che deve legarla a lui, ma la dirà domani„ — pensò, e questa idea ficcandogli nel cervello come un chiodo, lo tenne desto tutta notte. A volte si proponeva di tornare a Milano col primo treno del mattino per rendere più difficile la vittoria di Piero, più tormentata la propria sconfitta. Ma si pentiva subito pensando alla pietà di Bambina. E poi con quale pretesto giustificare il proprio pentimento? Ah! se in quel letto, dove si voltolava in silenzio, lo cogliesse un febbrone, che obbligasse lui a tornare, ovvero inducesse Bambina a correre al suo capezzale d’infermo... a sanarlo con un bacio, a farlo morire con una parola d’amore!
Finchè il mattino non entrò nella camera, il povero Coppa continuò la sua smania silenziosa; ma quando la nuova luce gli ebbe fatto vedere in un canto l’attaccapanni, il quale allungava ingenuamente l’unico braccio che gli era rimasto, scese un po’ di quiete nel suo spirito, e il Matto si addormentò sotto l’occhio del sole.
Alle dieci del mattino mandò un telegramma a Desiderio per avvertirlo che egli si era arrestato a Novara, dove aspettava una parola.
Questa parola giunse a Novara il giorno dopo. Era di Bambina. Diceva:
“Perdonami, babbo caro; ma mi sembra di volergli tanto bene!„
Un’ora dopo il Coppa ripartiva per Milano, dove fece stupire la piccina e il vecchio amico con la sua disinvoltura:
— Dov’è Piero?... domandò allegramente, come! non è qua? è mezzogiorno; che cosa aspetta? Ai nostri tempi, non è vero Desiderio? ai nostri tempi non si aspettava l’ora delle visite; quando si poteva andare in casa dell’innamorata ci si andava a tutte l’ore; quando no, si passeggiava sotto la finestra buscandosi il torcicollo.
Bambina si lasciò ingannare da quella sicurezza e ringraziò ingenuamente il cielo che, fra le due misericordie da usare, le permetteva di far la scelta del giovane Piero; e oltre il cielo ringraziò babbo Coppa quando le promise di far il necessario perchè la cosa andasse liscia liscia.
Il necessario nel concetto del vecchio e dall’accento con cui egli proferiva la parola, comprendeva anche, anzi più che tutto, l’adozione; ma quando, a furia di lettere, ogni cosa fu pronta, e non mancò altro che fare gli atti legali, il Coppa ebbe un solo pentimento; mantenne tutto quanto aveva promesso, ma non volle il meglio: rinunziò ad essere il padre di Bambina.
Ed ebbe l’aria di essere generoso agli occhi di tutti, nel dire a Desiderio: “La prima idea era la buona; sarai tu il babbo di Bambina; io me ne sento incapace.„
L’amico per la vita e per la morte gli si buttò fra le braccia, e pianse perchè era troppo felice.
Ma il Matto era incapace di nascondere a se stesso il segreto pensamento, che lo aveva trattenuto nell’atto di fare della fidanzata (e più tardi della moglie) di Piero Corruccini la propria figliuola! Ed era la ripugnanza a mettere fra se stesso e Bambina una barriera legale, insuperabile, per tutta la vita.
Anche quando quella faccia disgraziata di Piero ebbe, con la dote, la sua magnifica Bambina, il Coppa non si pentì d’essere stato prudente. Gli durava in mente lo stesso sentimento; non lo voleva confessare più, non lo confessava quasi, ma qualche volta in segreto pensava che... non si sa mai che cosa possa accadere... che Piero poteva anche essere felice, magari Dio dare dei figliuoli a Bambina, durar lungamente e seppellire il Coppa... ma poteva anche morire... E allora?...
No, non era una speranza; forse non era nemmeno un desiderio... E allora?...
E allora nessun dubbio che il Coppa avrebbe aperto le braccia perchè la vedova e tutti i figliuoli di lei vi riparassero come in un porto sicuro.
FINE.
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Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. La numerazione del capitolo V e dei tre seguenti, errata nell’originale, è stata corretta.
Copertina elaborata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.