XV. IL SIGNOR MAESTRO SPIEGA LA MOLTIPLICAZIONE.
Chi non ha visto mamma Teresa colla sua veste di lana nera, tagliata alla moda di mezzo secolo fa, collo sciallo nero ricamato a gran fiorami in rilievo, e l'enorme cappellino, ultima reliquia d'una razza spenta di colossi, non ha visto mai nulla di bello. L'oste della Salute, da persona igienica che sa quanto bene al sangue faccia un grazioso spettacolo, e quanto i graziosi spettacoli sieno rari in paese, è venuto sull'uscio e sorride un sorriso che non ha prezzo. Due o tre donnicciole, dopo aver dato il buon giorno alla vecchierella, si voltano a guardarla, e maestro Ciro, ritto nel piccolo vano della porta della scuola, segue cogli occhi la compagna, finchè alla prima cantonata ella si volge a fargli un cenno d'addio che ad altri potrebbe parere una minaccia.
Il vecchio si frega le mani fervorosamente e spira dalla faccia rubiconda una benevola felicità. Gli scolari che giungono in frotta, e se ne intendono, dicono a sè stessi che il signor maestro è di buon umore, ed il signor Nosedi, che non ha studiato la lezione, si confida col signor Pastori, il quale gli assicura che oggi la passerà liscia... se pure non si avrà brevis letio. Brevis letio! La magica parola corre per tutta la scolaresca, ed in breve le panche stesse sembrano far festa. L'aria è solcata in tutte le direzioni da pallottole di carta masticata che si attaccano alle pareti ed al soffitto; col pretesto di deporre sull'ampio camino il ceppo che ogni studioso di A... deve contribuire due volte la settimana, i più arditi monelli si armano delle molle o della paletta e fanno le evoluzioni militari, si mettono a sedere sul vecchio seggiolone di cuoio del signor maestro, e si somministrano vicendevolmente qualche pugno.
E il signor maestro continua a starsene immobile nel vano dell'uscio, mostrando di non avvedersi di nulla, voltando ogni tanto il capo, ma col pensiero a mamma Teresa, a Milano, alla Cassa di Risparmio, a Donnina alla dote.
E non si scuote finchè il chiasso diviene così assordante da sembrare una rivoluzione. Allora si volta e gira l'occhio intorno intorno. I piccoli monelli subito fanno a gara a chi guarda più attentamente il libro ed a chi mormora più a bassa voce la lezione, e il signor maestro conchiude la sua severa occhiata dicendo tra sè e sè: «Nessuno mi farà credere che Donnina non sia la figlia d'un principe o d'un duca, o almeno d'un milionario». Intanto, coll'occhio amorevole, guarda verso il focolare lontano, dove la figlia del principe, del duca o del milionario è circondata da cinque marmocchi, alti due spanne l'uno, a cui essa insegna a balbettare a bassa voce l'abbici.
Il signor Pastori ed altri sei o sette signori sono uno alla volta pregati molto compitamente dal signor maestro di dire la lezione. Le campane del paese dovrebbero sonare a festa perchè tutta la generazione nuova di A.... ha detto i due paragrafi della dottrina cristiana ed ha coniugato un verbo senza sbagliare nemmeno una sillaba; perfino il signor Nosedi trova il modo di farsi dir bravo recitando ad occhi bassi. È sempre stato eccessivamente timido quel signor Nosedi! si ha da incoraggiarlo... «tenga la testa alta.» La rialzerà quando avrà finito, ma se ha da dire la lezione bisogna che abbassi gli occhi a guardare sotto la panca — è un vizio organico.
Ha finito anch'egli, «Bravissimo!»
Dal canto suo Donnina non ha mai trovato i suoi cinque allievi più intelligenti; sono un prodigio di talento, anzi cinque prodigi di talento e trattano le lettere dell'alfabeto proprio come vecchie conoscenze. Vedrete ora come scriveranno! Donnina piglia i loro cartolari, ed in certe pagine assai più nere che bianche fa la traccia, cinque belle aste colla coda, che di solito si moltiplicano sotto gli occhi della maestra.
Quest'oggi però la maestra non sa star ferma, ha bisogno di muoversi, di andar nella sua camera, di trovarsi sola, perciò raccomanda ai suoi allievi di fare attenzione ed esce sulla punta dei piedi per non disturbare il babbo, il quale, tutto attento a fare sulla lavagna una magnifica sottrazione, la guarda colla coda dell'occhio, e ripete fra sè e sè: «nessuno mi toglie dal capo che quella figurina da nicchia diventerà una duchessa, una principessa, ricca a milioni.»
E rivede col pensiero per la centesima volta l'ufficio postale di B..., mamma Teresa, e la Cassa di Risparmio, e le 4600 lire in biglietti di Banca. Dalla finestra della sua camera Donnina guarda il sole di quello splendido mattino, gli alberelli freddolosi e la pianura scintillante di neve, senza vedere in tutto ciò altro che Ognissanti.
Passano ogni tanto carrettieri e contadine con cesti e sporte e cogli zoccoli che picchiano sordamente sul ghiaccio, passano carrozze affrettate. Tutta quella gente ha uno scopo, una meta, a cui si propone di arrivare... Ognissanti non arriva. Ma ecco un'altra carrozza; questa, invece di andar oltre, lasciandosi alle spalle il paese, entra di corsa nella via maestra. Il cuore di Donnina fa uno scampanio di festa... la carrozza si ferma innanzi all'osteria della Salute, qualcuno n'esce... è lui... non è lui... è un piccolo signore, che ha l'aria cittadinesca non ostante un ampio cappello di feltro a larghe tese; quell'uomo entra nell'osteria, e subito la carrozza si allontana senza voltare.
Ah! Donnina ha mandato un grido di gioia. Questa volta non è più una carrozza, nè una contadina, nè un carrettiere; quello che essa vede in fondo alla strada è lui... proprio lui... Ognissanti!
Nell'impeto della gioia non nota che l'uomo dall'aria cittadinesca e dal cappello di feltro, si è arrestato sulla soglia dell'osteria e la guarda curiosamente dietro i vetri.
«Volendo moltiplicare un numero per dieci gli si aggiunge uno zero; pigliamo un numero qualunque: quattro mila e seicento, per esempio, se voglio moltiplicarlo per dieci, aggiungo uno zero ed avrò quarantasei mila; se voglio moltiplicarlo per cento, aggiungo due zeri ed avrò quattrocentosessantamila; ma io lo moltiplico per mille, ed aggiungo tre zeri ed avrò quattro milioni e seicentomila! Quattro milioni e seicentomila! E tutto ciò aggiungendo soli tre zeri».
E maestro Ciro, nel suo entusiasmo moltiplicatorio, traccia una dozzina di zeri fino a formare un numero favoloso che le paia degno della sua Donnina.
Gli scolari guardano sbigottiti al miracolo compiutosi sotto i loro occhi, senza capirne molto; ma in quella s'apre la porta che mette verso strada, e l'altra che mette in cucina; appariscono ad un tempo Donnina ed Ognissanti.
Il signore dal cappello a larghe tese ha continuato a guardare dietro i vetri senza badare all'oste della Salute, il quale, per accoglierlo degnamente, ha in pronto il suo più bel sorriso della domenica.