III.
Io la udiva da un pezzo la voce arcana che annunzia il dolore, ma cercavo d'ingannare me stesso e di riconfortare Evangelina.
— Le nostre traversie le abbiamo avute — dicevo; — abbiamo penato la nostra parte.
E frugavo nel passato cercando di radunare tutti i dolori dimenticati della nostra vita per farmene uno scongiuro, o per lo meno una speranza.
— Ti ricordi quel giorno che in tutta la casa dell'avvocato Placidi non era rimasto un quattrino?
— E che ti toccò mettere a pegno il tuo Vacheron... Se me lo ricordo! — sospirava mia moglie.
— Non fu una volta sola — insistevo frugando ancora; mi sta fisso in mente un certo Natale che ci rimangiammo il povero Vacheron, tante volte mangiato e rimangiato. E ti ricordi quando Augusto s'ammalò stando a balia! che sgomento! E quando Laurina ebbe quel grosso furuncolo e bisognò far venire un chirurgo dell'Ospedale Maggiore per tagliarlo — che orrore!... E la costipazione tremenda che ti aveva tolto la voce! E... e...
— E la morte violenta del nostro merlo per avere inghiottito un ago da cucire? — diceva Evangelina mettendo una nota schietta in quella falsa elegia.
— Tu scherzi ora; ma di' non fu anche quello un dolore?
— Non dico di no.
— Sta zitta — concludevo con un gemito da ipocrita — che abbiamo sofferto abbastanza.
Non era vero, e lo sentii ben io quando Evangelina soggiunse in buona fede:
— Sì, ma è passato tanto tempo, ed ora siamo così felici! E quante gioie non abbiamo avuto in compenso!
Stette un po' a pensare, e in un momento potè raccogliere nel passato tante contentezze comuni, e le vide uscire dalla dimenticanza così vive e così fresche ancora, che la sua faccia s'illuminò d'un sorriso.
— Non ci badasti mai? — mi disse poi. — Le nostre gioie ci seguono nella vita; i dolori no, il cuore li seppellisce.
— No, non me ne sono mai accorto.
— Io sì; quando mi provo a rifarmi col pensiero i godimenti vecchi vi riesco, ed è un godimento nuovo; e se volessi addolorarmi sul serio perchè tanti anni fa ti toccò mettere a pegno il tuo Vacheron, o perchè l'anno scorso Laurina ebbe un rosso furuncolo...
— E se fosse morta? — interruppi brutalmente.
Essa ammutolì e mi guardò in viso sbigottita.
Povero cuor di madre!
Invano io mi chiudo all'immagine del dolore; il dolore è qua, e mi dice: — «prepàrati a soffrire».