V.

Non si sgominò niente affatto vedendo comparire due persone invece d'una; ci accolse con un inchino, con un sorriso, e appena fu a tiro, s'impadronì della mia mano.

— Mio suocero — cominciai a dire...

— Il nonno! — esclamò egli — l'avrei indovinato; è il suo ritratto!

Con questa bugia enorme egli metteva fuor di combattimento un avversario, ma inaspriva l'altro; perciò soggiunse, rivolgendosi a me:

— È strano che uno possa somigliare a molte persone, che poi fra loro non hanno ombra di somiglianza.

Io ammisi concisamente che era strano, e pregai il signor De' Liberi di mettersi a sedere.

— Il signore — dissi parlando a mio suocero, con l'aria d'informarlo per la prima volta — il signore ci ha fatto l'onore di chiedere la mano di Laurina.

Era inutile proseguire perchè mio suocero, ancora gongolante della sua somiglianza strana con mia figlia, faceva intendere col capo e col sorriso che sapeva tutto, e che era disposto a compatire ogni cosa.

— Vengo per la risposta — disse il signor De' Liberi, rivolgendosi addirittura al nonno.

— La risposta... — balbettò il pover'uomo imbarazzatissimo nel dover dare un'afflizione in cambio di una lusinga; — la risposta non deve offenderla... Noi comprendiamo... io capisco benissimo e so compatire... alla nostra età... lo dicevo poc'anzi con mio genero... l'infanzia ci attira...

Il signor De' Liberi pareva in un'angustia grande; gli era penetrata una spina in una parte molto sensibile... non poteva star fermo...

— Scusi... — diceva; ma mio suocero non era uomo da lasciarsi interrompere al momento di prendere il filo.

— Scusi lei... — ribatteva: — Laura è proprio una ragazza, sebbene paia una donnina a vederla, non è possibile pensare a questo matrimonio sul serio. Si figuri un po' l'avvenire; pochi anni ancora e noi saremo vecchi quando Laura...

Questa volta il signor De' Liberi non potè resistere.

— Quanti anni ha il signore?

— Capisco che cosa vuol dire — rispose mio suocero; — ho infatti qualche anno più di lei; ma questo non fa nulla; non siamo ancora vecchi nè io nè lei, ma abbiamo intenzione di invecchiare; almeno io ce l'ho...

— Ce l'ho anch'io, ma col tempo... mentre lei, mi scusi...

— Io... scusi... alle ragazze di sedici anni ho rinunziato da un pezzo, e se dà retta a me, deve rinunziare anche lei.

Mio suocero, dicendo queste parole, non somigliava niente affatto a Laurina; aveva messo nella voce un piccolo tremito d'impertinenza garbata, e gli lucevano gli occhi nella cornice ispida di peli bianchi. Il signor De' Liberi fu impassibile.

— Vi rinunzio — disse con sussiego impagabile; — aspetterò che ne abbia venti.

Mio suocero ed io ci guardammo esterrefatti da quella minaccia; poi ridemmo senza pigliarci soggezione. Rise anche il signor De' Liberi, ma solo per farci smettere, poi proseguì:

— E siccome sono un galantuomo, oso sperare che il signor avvocato non mi vorrà chiudere le porte di casa sua come a un monello o a un nemico.

Che cosa rispondergli? Che al contrario le sue visite ci avrebbero sempre fatto piacere...

— Grazie — disse egli rizzandosi da sedere; — un'altra volta la pregherò di presentarmi alla sua signora; ora me ne vado...

— Creda pure — entrò a dire mio suocero interamente placato.

— Creda... — dissi io.

— Credano — disse lui — non mi dispero mai, perchè so aspettare.

— L'avvenire è di chi aspetta — sentenziò mio suocero.

— A ben rivederla.

— A ben rivederli. — Infilò l'uscio, e seguìto da noi, attraversò le stanze senza voltarsi; sulla porta d'ingresso fece un ultimo inchino e sparve.

Un momento dopo attraversava il cortile a passo di conquista, e sollevava gli occhi alla finestra, forse con la speranza di vedere la piccola dama de' suoi pensieri. Ci ritirammo in fretta per non farci scorgere; ed io, lasciando spenzolare le braccia dinanzi a mio suocero che mi stava a guardare a bocca aperta:

— Mia figlia è condannata — dissi. — Non ho più speranza di salvarla.

— Che cosa dici mai?

— Dico che quell'uomo è capace di aspettare quattro anni e di sposarsela; è il destino che lo vuole.

Un po' del mio timore superstizioso era penetrato nell'animo del povero nonno.

— Vedremo anche questa — diceva. — È impossibile che Laurina stia quattro anni ancora senza trovar marito. Gliene troveremo uno, bisogna trovargliene uno subito... io ti aiuterò.

— Stando a Monza!

— Che credi? Se appena appena mi tenti, sono capace di piantare la filanda per cacciarmi in casa tua come un invalido... Mi vuoi?

— Vieni — esclamai solennemente — vieni a ripetere queste parole in faccia a tua figlia e a tua nipote.

Io lo trascinai meco, ed egli lasciò fare ridendo.