SCENA IV.

LANCIOTTO e PAOLO.

LANCIOTTO.

Sciagurato, t'avanza.

PAOLO.

Uso non sono

Ad ascoltar sì acerbi modi: in altri

Rintuzzarli saprei. Ma in te del padre

L'autorità con sofferenza onoro.—

Parli a fratello o a suddito?

LANCIOTTO.

...A fratello.—

Rispondi, Paolo. Se tua sposa fosse

Colei; se alcuno a te il suo cor rapisse,

E se quei fosse il tuo più dolce amico...

Un uom che, mentre ti tradia, stringevi

Come più che fratello al seno tuo...

Che faresti di lui?—Pensavi.

PAOLO.

Io sento

Quanto ti costa l'esser mite.

LANCIOTTO.

Il senti?

Fratello, il senti quanto costa?—Il nostro

Padre nomasti. Ei mite era co' figli,

Anche se rei credevali.

PAOLO.

Tu solo

Succedergli mertavi. E che mai dirti?

Oh, come atterri la baldanza mia!

Anch'io talor magnanimo mi credo:

Al par di te nol son.

LANCIOTTO.

Di': se tua sposa

Fosse?

PAOLO.

Francesca? Ah, d'un rival pur l'ombra

Non soffrirei.

LANCIOTTO.

Se un tuo fratello amarla

Osasse?

PAOLO.

Più non mi sarìa fratello.

Guai a colui! Lo sbranerei col mio

Pugnal, chiunque il traditor si fosse.

LANCIOTTO.

Me pure assal questo desio feroce,

E trattengo la man che al brando corre:

Credilo, a stento la trattengo. Ed osi

Del tuo delitto convenir? Sedurre

La sposa altrui, del tuo fratel la sposa!

PAOLO.

Meno crudel saresti, or se col brando

Tu mi svenassi. Un vil non son. Sedurre

Io quel purissimo angiolo del cielo?

Non fora mai. Chi di Francesca è amante

Un vil non è: lo foss'ei stato pria,

Più nol sarebbe amandola: sublime

Fassi ogni cor, dacchè v'è impressa quella

Sublime donna. Io perchè l'amo, ambisco

D'esser uman, religïoso e prode:

E perch'io l'amo, assai più forse il sono

Ch'esser non usan nè guerrier nè prenci.

LANCIOTTO.

E inverecondo più d'ogn'uom tu sei.

Vantarmi ardisci l'amor tuo?

PAOLO.

Se iniquo

Fosse il mio amor, tacer saprei, ma puro

È quanto immenso l'amor mio. Morire

Mille volte saprei pria che macchiarlo.—

Nondimen... veggio di partir la forte

Necessità.—Per la tua donna al tuo

Fratel rinuncia... ed in eterno!

LANCIOTTO.

Iniquo

Non è il tuo amore? E misero in eterno

Tu non mi rendi?... Obblierò ch'io m'ebbi

Un fratel caro: ma potrò dal core

Di Francesca strapparlo? E il cor di lei

Non porterai teco dovunque? Odiato

Vivrò al suo fianco. Nol dirà, pietosa,

Non mel dirà, ma ben il sento; ah, m'odia,

E tu, fellone, la cagion ne sei.

PAOLO.

L'amo, il confesso... Ma Francesca, oh cielo

Di lei non sospettar.

LANCIOTTO.

Anco ingannarmi

Vorresti? Il pensier tuo scerno. Tu temi

Che un giorno in lei mi vendichi, in Francesca,

Nella tua amante: e or più desio men prendi

Che? d'immolarvi non ho dritto? io regno:

Tradito sposo ed oltraggiato prence

Son io. Di me narri che vuoi la fama:

Di voi dirà: perfidi fur.

PAOLO.

La fama

Dirà: Qual colpa avea, se giovinetto

Paolo a Ravenna fu mandato, ed arse

Pel più leggiadro de' terrestri spirti?—

E tu quai dritti hai su di lei? Veduto

Mai non t'avea: sol per ragion di stato

La bramasti in isposa. Umani affetti

Non diè natura anco de' prenci ai figli?

Perchè il suo cor non indagasti pria

Di farla tua?

LANCIOTTO.

Che ardisci? aggiungi insulto

A insulto ancor? No, più non reggo.

(Mette mano alla spada.)