SCENA IV.
GUIDO, LANCIOTTO e Detti.
LANCIOTTO.
Oh vista!
Paolo?... Tradito da mie guardie sono...
Oh rabbia! e ad esser testimon di tanta
Infamia, o Guido, mi chiamasti? Ad arte
Ella a me ti mandò. Fuggire o farsi.
Ribelli a me volean: muojano entrambi.
(Snuda il ferro e combatte contro Paolo.)
FRANCESCA.
Oh rio sospetto!
GUIDO.
Scellerata figlia,
A maledirti mi costringi.
PAOLO.
Tutti,
O Francesca, t'abborrono: me solo
Difensor hai.
FRANCESCA.
Placatevi, o fratelli:
Fra i vostri ferri io mi porrò. La rea
Son io...
LANCIOTTO.
Muori!(La trafigge.)
GUIDO.
Me misero!
LANCIOTTO.
E tu, vile,
Difenditi.
PAOLO.
(Getta a terra la spada e si lascia ferire.)
GUIDO.
Che festi?
LANCIOTTO.
Oh ciel! qual sangue!
PAOLO.
Deh... Francesca...
FRANCESCA.
Ah, Padre!...
Padre... da te fui maledetta...
GUIDO.
Figlia,
Ti perdono!
PAOLO.
Francesca... ah!... mi perdona...
Io la cagion son di tua morte.
FRANCESCA.
Eterno...
Martir... sotterra... oimè... ci aspetta!
PAOLO.
Eterno
Fia il nostro amore... Ella è spirata... io muojo...
LANCIOTTO.
Ella è spirata.—Oh Paolo!—Ahi, questo ferro
Tu mi donasti! in me si torca.
GUIDO.
Ferma,
Già è tuo quel sangue; e basta, onde tra poco
Inorridisca al suo ritorno il sole.