SCENA PRIMA.

(La sala è illuminata da una lampada)

FRANCESCA e GUIDO.

FRANCESCA.

Deh, lo placasti?

GUIDO.

(Venendo dalle stanze di Lanciotto.)

Egli mi vide, e sorse

Spaventato dal letto.—Oh cielo! è giunta,

Sclamò, quest'alba sciagurata. Io debbo

Perder Francesca?... Ogni consiglio or cangio:

Senza lei viver non poss'io.—Frattanto

Lagrime amare gli piovean sul volto:

E or te nomando infuriava, or pieno

D'amor ti compiangea. Fra le mie braccia

Lungamente lo tenni, e con lui piansi,

Libero freno al suo dolor lasciando.

L'acquetai poscia con soavi detti,

E il convinsi che meglio è che tu parta

Senza vederlo. Andiam.

FRANCESCA.

Padre, non fia:

S'or nol riveggio, nol vedrò più mai.

Rancore ei serba contro di me: secura

Del suo perdono esser vogl'io.

GUIDO.

Ti calma.

Perdonato egli t'ha; perdonar Paolo

Pur mi promise.

FRANCESCA.

Oh gioja! Ma, deh, in questo

Sacro momento, non nomar, ten prego,

Colui che appieno obbliar deggio... e il bramo!

Già meno forte egli nel cor mi parla:

Già mi riparla la virtù perduta,

E il pentimento e la memoria sola

Dello sposo fedel che tu mi desti,

E ch'io non seppi amar.—Parlargli chieggo

Anco una volta. Deh, non adirarti!

Questa grazia m'ottieni. I miei rimorsi

Per la passata ingratitudin tutti

Mostrar gli vo': prostrarmi a' piedi suoi:

Di non sprezzarmi scongiurarlo. Vanne:

Digli che, s'io non lo riveggio, ahi parmi

Del perdono del ciel chiusa ogni speme.

GUIDO.

A forza il vuoi? Qui il condurrò.