D'UNA ISOLA CHIAMATA MILSCORACH, NELLA QUALE STAVA UNO UOMO MOLTO CAUTO, CHE AVEVA FATTO UNO PARADISO; E DELLE COSE MARAVIGLIOSE CH'ERANO IN QUESTO PARADISO, E COME FU DISTRUTTO COSTUI.

Item, allato a l'isola di Pontesoro, sì v'è una grande isola lunga e larga, che si chiama Milscorach; ed è ubbidiente al prete Giovanni. In questa isola è grande abundanzia di beni; ivi soleva essere uno ricco uomo, non è molto tempo, el quale si chiamava Gatalonabos, uomo molto liticoso e cauteloso[51]. Costui aveva una montagna con un castello sì forte e sì nobile, quanto si potessi dire. Egli aveva fatto murare tutta la montagnia nobilmente, e, dentro a questi muri, erono i più begli giardini che si potessino trovare e avere. Quivi aveva fatto piantare ogni cosa buona e odorifera, e tutti gli alberi e l'erbe che fanno nobili fiori e che si posson trovare e avere; e sonvi ora molte belle fontane allato, alle quali avevavi fatto fare molte belle sale con belle camere, tutte dipinte d'oro e d'azzurro, e aveva fatto fare molte e diverse truffe di istorie: quivi aveva uccegli, che si movevono e cantavono con ingegni, come fussino vivi. In questo giardino aveva posto d'ogni ragione di gente e di bestie, che aveva potuto avere, i quali potessino piacere e dilettare a l'uomo per il tocare e per guardare. Ivi aveva poste le più belle fanciulle di età di XIIII. anni, che aveva potuto trovare, e i più begli giovinetti di simile etade; ed erono tutti vestiti di drappi d'oro; e diceva, che erano angeli. Costui aveva fatte fare tre belle fontane e nobile, tutte intorniate di pietre preziose e di perle, con certi condotti sotto terra; sì che, quando voleva, faceva per l'uno correre latte, e per l'altro vino, e per l'altro mele: questo luogo lui lo chiamava paradiso. E quando alcuni giovani valenti, prodi e arditi venivono a veder costui, gli menava a vedere il suo paradiso, e mostravagli le diverse cose, gli piaceri, e gli diversi canti degli uccegli, e le belle fanciulle, e le belle fontane di latte, e di vino, e di mele, e faceva sonare diversi strumenti musici e cantici in una alta torre, sanza veder quegli che sonavono: e diceva, che quegli erono angeli di Dio, e che quel luogo era il paradiso, che Idio aveva promesso alli amici suoi, dicendo: Dabo vobis terram fluentem, lac et mel. Dopo che gli aveva mostrato tutte queste cose, gli dava una bevanda; di che subito s'imbriacavono; e così ubbriachi, gli parevono quelle cose più grandi. Allora costui gli diceva, se egliono volevono murire per amor suo, che, dopo la morte, e' verrebono in questo paradiso, e si troverebono della età di queste fanciulle; e sempre sollazzerebono con quelle, e sempre si troverebono quelle fanciulle pulzelle, e che poi gli metterebbe in un altro paradiso più bello assai, dove vederebono visibilmente Idio di natura, nella sua maestà e gloria. E allora questi giovani, che più altro non sapevono, si offerivono a lui far tutti i suoi voleri. Da poi lui gli diceva, che eglino andassono al tal signiore, il quale era suo contrario, e confortavagli, che non temessino punto di farsi uccidere, per lo amore di lui; imperò che gli metterebe, dipoi la morte loro, in un altro paradiso, cento volte più bello; e ivi starebbono sempre con le più belle damigelle. E per questo modo e giovani uccidevono gli signiori del paese, e loro propii si lasciavono uccidere a speranza d'andare a quel paradiso. E in tal modo quello vechione, con sue cautele e sagacità, si vendicava degli aversari suoi. Quando gli uomini possenti di que' confini si furono aveduti di ciò, e conobono la malizia, e la cautela, e la cattività di quel vechione, sì lo distrussono, e sì distrussono tutti i begli luoghi, e tutte le nobilità che erono in quel paradiso. E luoghi vi sono ancora delle fontane e delle altre cose, ma le richezze non vi sono rimase, e non è gran tempo che il luogo fu distrutto.