Livree a manto perfettamente uniforme.
Le diverse specie dell'avicoltura contano tutte, salvo poche eccezioni, animali a manto bianco ed animali a manto nero, cioè animali dal manto perfettamente uniforme. La bianca e la nera sono due livree assai diffuse e che offrono, più di qualunque altra, ampio argomento di discussione, quindi le passerò ambedue esaurientemente in rassegna.
Le razze a manto bianco devono la loro origine a progenitori che subirono l'albinismo in seguito allo stato di domesticità e che poi perpetuarono l'anormale livrea nei loro discendenti. D'altronde non sono rari i casi d'albinismo che improvvisamente si manifestano negli animali da cortile e chiunque sia stato assiduo lettore di giornali di Avicultura avrà spesso trovato citati esempi del genere capitati ad allevatori sperimentati; così un gallo di razza Polverara nera divenne perfettamente bianco nella seconda muta, una gallina Wyandotte argentata imbiancò completamente nella muta annuale ed io stesso ebbi un'anatra muschiata pezzata che pure imbiancò completamente nella muta. Spesso succede che da genitori colorati nascono allievi bianchi e difatti non è gran che difficile di provocare il mantello bianco seguendo i dettami teorici che ci addita l'allevamento, e si raggiunge l'intento sia colla selezione che coll'incrocio: col primo sistema, certo più difficoltoso del secondo, si terranno per la riproduzione sempre gli allievi i più sbiaditi di colore e si continuerà questa selezione per qualche generazione sino alla eventuale riuscita, che però non sempre si verifica. Se poi la razza ab origine fu formata coll'intervento di un progenitore bianco, allora il lavoro può essere più facilmente coronato da successo, così p. es. non fu difficile a formare dalla Wyandotte argentata la varietà bianca, che ora fa tanto parlare di sè per la sua produttività, perchè nella razza madre, nell'argentata, scorre appunto il sangue d'una razza bianca, la cocincinese bianca. Difatti chiunque abbia allevato la razza Wyandotte argentata avrà rimarcato che gli allievi a manto molto sbiadito, cioè più bianchi che argentati, non sono tanto rari: è chiaro che siffatti allievi riprodotti fra di loro per più generazioni di seguito dovranno finire per dare qualche soggetto perfettamente bianco. D'altronde quest'osservazione calza per tutte le razze di galline argentate in generale che sono note per la loro tendenza ad imbiancare ad ogni muta; ma più delle galline sono i colombi dai manti fantastici, disegnati di bianco e nero o di più colori, che formano la disperazione dell'allevatore per mantenerli a norma del codice. I mantelli di questi colombi, specie se bianchi disegnati di nero, hanno spiccata tendenza ad imbiancare e certo la formazione di razze bianche da simili soggetti non offrirebbe difficoltà di sorta col sistema della selezione. L'ottenimento del manto bianco col sistema dell'incrocio, confrontato col precedente, cioè con quello della selezione, può dichiararsi di esito assai più sicuro e sollecito, e difatti nell'incrocio il risultato è rapido e basta quasi sempre un solo accoppiamento d'un volatile bianco con uno colorato per ottenere diversi allievi bianchi: certamente saranno allievi non perfettamente fissati nella livrea e che perciò, anche se accoppiati fra di loro, daranno più d'un soggetto colorato, ma d'altra parte l'inconveniente sparirà abbastanza speditamente mediante una selezione oculata dei soggetti.
Il colore bianco è effetto della mancanza di pigmento alla piuma, ma non sempre trattasi di assenza totale, poichè in talune razze delle specie avicole, in particolar modo nel pollo, non tutta la piuma è imbiancata e bensì le sole barbe, il fusto rimanendo colorato: ciò si verifica in tutte le razze di galline a zampe gialle e che sono per conseguenza ad epidermide e fusti pure pigmentati di giallo, così la gallina italiana bianca, la Wyandotte bianca, la Cocincina bianca, ecc.; ma diverse altre razze di galline hanno epidermide, se non giallastra come le precedenti, per lo meno tendente più o meno al giallastro assai sbiadito e per conseguenza anche tenuamente giallastro il fusto delle piume.
Tutte le razze francesi da carne hanno questo requisito, poichè la loro epidermide è del colore dell'avorio e similmente si può dire delle generalità dei polli europei a zampe verde oliva, bleu ardesia, grigio nerastro, nere, ecc., infine quasi tutte le razze classiche da carne del suolo europeo hanno epidermide colorita in bianco avorio e non altrimenti. Epperò ciò non si verifica sempre, e così si vedono polli dall'epidermide assolutamente o quasi non pigmentata, dall'epidermide infine finamente rosata; siffatti individui hanno per correlazione anche tarsi e becco più o meno rosati e, pure sempre per correlazione, fusti più o meno bianchi alle piume. Trovansi in simili condizioni quasi tutte le razze di allevamento inglese che sono note per le carni finamente rosate, ma ritorneremo su questo soggetto.
L'esempio il più saliente dell'epidermide intensamente colorita malgrado la piuma bianca, più che nella Italiana bianca, nella Wyandotte bianca, ecc. l'abbiamo nel gallus lanatus, la Mora a seta degli Avicoltori: in ambedue i sessi la pelle è nera in tutta l'estensione del corpo, e ciò in contrasto col candore niveo del serico piumaggio che ricovre l'animale. Questo carattere anormale ha una stupefacente forza di trasmissione, tanto che se s'incrocia un pollo a pelle bianca e piume normali con questa razza (le piume di questa gallina sono composte di fusti deboli e molli e di barbe eccessivamente lunghe, molli e pioventi sì da sembrare a fili di seta), i prodotti d'incrocio risultano quasi sempre a pelle nera, e gli stessi, riprodotti fra di loro, daranno allievi la di cui generalità avrà anche la pelle nera in tutta la estensione del corpo, mentre che le prerogative del serico piumaggio andranno scomparendo.
Il chiaro Prof. Antonino Fienga, dell'istituto fisiologico della Università napoletana, ebbe il gentile pensiero d'inviarmi un suo lavoro «sulla pigmentazione nera nel gallus lanatus.» Mi disobbligo della sua cortesia, citando alcuni brani di quelle ricerche che maggiormente possono attirare la nostra attenzione.
Nell'esordio sulle ricerche del pigmento nero il prof. Fienga dà alcune generalità che meritano di venir riprodotte:
«La prole proveniente da genitori simili è sempre identica; non così però nell'incrociamento con le specie comuni nostrali, potendosi avere mancanti molti dei caratteri descritti, e delle volte se non fosse per la speciale pigmentazione, non si potrebbe punto spiegarne la provenienza. Infatti nell'incrociamento si potrà avere che le piume si conservino bianche; ma più ordinariamente sono quasi per niente sfioccate, ed hanno il colore di quelle della specie con la quale è avvenuto l'innesto; la pelle però con le altre parti esterne del corpo è completamente nera, e sono neri anche alcuni organi interni, come vedremo in appresso. In quanto alla grandezza, la nuova specie può essere piccola come nel «gallus lanatus», e grande quanto la specie innestata. La cresta sarà costantemente piccola. Un fatto singolare è stato quello di avere ottenuto in un incrociamento con una razza comune, una gallina della grandezza del gallus lanatus, con piume affatto nere egualmente sfioccate; cresta piccola e nera; becco, gambe e piedi neri, mentre la pelle era completamente bianca. Alla sezione gli organi interni si mostrarono più o meno pigmentati, come vedremo per tutte le varietà. — Un tale esemplare, inviato al direttore prof. Costa, conservasi nel museo zoologico della nostra Regia Università.»
Dopo l'esordio, il prof. Fienga procede alla sezione degli organi interni, descrivendo la localizzazione interna del pigmento.
«Aprendo tali polli, vedesi indistintamente, anche in quelli ottenuti per incrociamento con le specie comuni nostrali, come la pigmentazione nera osservatasi sulle cute ed altre parti esterne, si ripete egualmente nella massima parte degli organi interni, o, per meglio dire in speciali parti degli stessi.
Una simile pigmentazione vedesi poco nei muscoli, e quelli del petto costantemente non la mostrano: bene pigmentati sono:
- il tubo gastro-intestinale,
- le ovaie,
- la milza,
- le glandole linfatiche,
- le glandole lagrimali,
- le sierose e le aponevrosi generali,
- la trachea ed i bronchi. Più sono classicamente pigmentati gl'involucri dell'asse cerebro-spinale ed il rivestimento esterno delle ossa.»
«Le parti ed organi cennati non mostrano però sempre l'uguale pigmentazione, ed in tutta la loro estensione. Fra essi il tubo gastro-intestinale lo è solamente nel tratto superiore e nella seconda metà dell'inferiore. La milza è rare volte tutta nera, spesso per metà o solo in parte. Le ovaie lo sono o completamente o per solo due terzi o fra le altre suaccennate glandule le linfatiche, e più di esse le lagrimali si mostrano completamente nere. Lo stesso osservasi nella trachea, però la pigmentazione è più carica sugli anelli anzichè sugli spazi connettivali e fibrosi che separano i singoli anelli, una buona parte dei quali, specialmente gl'inferiori, altre volte mostransi affatto scolorati, e dei bronchi solo quelli di maggiore calibro si mostrano pigmentati.
Dal surriferito, quindi le membrane cerebrospinali, il rivestimento esterno delle ossa e qualche glandola speciale sono state le parti rinvenute sempre pigmentate. Dalle ripetute analisi fatte sul pigmento, mi sembra chiaramente trattarsi di melarina. Riassumendo diciamo che nel caso in esame trattasi di una melanosi fisiologica.
Spesse volte è stata posta la questione se vi è relazione fra l'assenza di pigmento e la rusticità, se cioè i soggetti a manto bianco sono più delicati di quelli a manto colorato: in tesi generale si dovrebbe rispondere affermativamente, poichè difatti l'albinismo non è certo un fattore di robustezza, ma in avicultura sono poi tutti i soggetti bianchi da considerarsi come albini? L'occhio scuro, il fusto della piuma colorato, la epidermide altresì colorata non sono certo indizii di albinismo, e se di albinismo si dovesse parlare, questo si dovrebbe considerare soltanto come parziale assolutamente e perciò non influisce sulla robustezza degli animali e sulla loro produttività; difatti sono ultraproduttivi i Wyandotte bianchi e non meno di questi gli Italiani bianchi, nella razza Dorking la varietà bianca è meno delicata della colorata ed anche più produttiva. Dunque? Gli è che anche la Dorking bianca non si può considerare come perfettamente albina poichè se tale fosse non avrebbe l'occhio scuro come le due consorelle grigie. Quanto è detto per la gallina Dorking si può egualmente attribuire ad altre specie dell'avicultura: per diversi anni allevai un robusto ceppo di pavoni bianchi, che erano più forti di taglia dei miei pavoni colorati e così continuando posso affermare che fra le mie anatre muschiate furono quasi sempre le bianche quelle che emersero nel volume, tanto che ebbi sempre a portare queste stesse alle Mostre a preferenza delle nere. La domesticità ha reso l'oca grigia selvatica perfettamente bianca e non per questo i soggetti grigi e pezzati sono più forti dei bianchi. Dunque?
Riepilogando il surriferito diremo: Che vi possano essere dei soggetti delicati nel campo dell'avicultura, e che questi di preferenza siano da scorgersi fra le razze bianche, sarà forse possibile in quelle stesse razze che mostrano di essere bianche anche al fusto della piuma, bianche nella pelle, bianche sino al midollo delle ossa, ma che poi tutte le razze bianche abbiano ad essere di natura più delicata delle colorate, questo non è assolutamente ammissibile e credo di averlo sufficientemente dimostrato coi sullodati esempi, esempi che ci portano alla logica conclusione di non poter sconsigliare le razze bianche nell'allevamento industriale. Più che non sconsigliare le razze bianche nell'allevamento industriale, bisognerebbe addirittura propugnare caldamente la loro adozione, e difatti nell'industria la piuma bianca è più ricercata della colorata e specie la candida piuma dell'oca è pagata a prezzi rimunerativi, dunque gradatamente e senza accorgercene siamo giunti alla conclusione che le razze bianche sono finanche da preferirsi alle colorate nell'allevamento pratico a scopo d'industria.
Considerando la livrea bianca esclusivamente dal punto di vista dello Sport molto vi è da osservare in merito, inquantochè sempre sorgono inconvenienti nell'allevamento delle razze bianche, inconvenienti dovuti alle difficoltà che si presentano per conservare il mantello allo stato di purezza: cercherò di enumerarle tutte queste difficoltà e nel contempo ne illustrerò i rimedi per combatterle e che adottano gli allevatori dedicati alla coltivazione sportiva delle razze bianche.
Il codice d'Avicultura è esagerato in tutti i suoi dettami, così non viene meno alla sua pedanteria quando sono in giuoco le bianche livree e spesso, specie il codice americano, richiede che le penne bianche abbiano, oltre le barbe, anche il fusto bianco: gli animali esposti alle Mostre vengono esaminati attentamente su questo requisito e non considerati se si mostrano in opposizione a questo desideratum. Purtuttavia, malgrado ogni buona volontà, gli americani si devono assai spesso adattare alle numerose eccezioni, così fra i polli formano sempre eccezioni la razza Italiana, la Cocincinese, la Wyandotte, la Plymouth, ecc, ecc., fra le anatre la Pechino, l'Italiana e qualche altra. Alle mostre del continente europeo non si cade però in simile esagerazione e basta che l'animale sia bianco esteriormente per soddisfare le esigenze del codice: difatti la pretesa degli americani è assolutamente in opposizione colle influenze climatiche, tanto che riuscirebbe quasi impossibile di applicarle in climi caldi, e poi anche il cibo esercita non poca influenza ad ostacolare il desideratum degli americani. I polli di allevamento italiano p. es., siano essi di razza Dorking bianca finanche, acquistano sempre un po' di colore ai fusti delle piume e la caratteristica pelle finamente rosata diventa di tenue tinta bianco avorio: ciò devesi oltre al clima, non poco alla nutrizione che preponderantemente consta di granturco. Più innanzi ho sfiorato questo soggetto e se ora l'ho ripreso in discussione l'ho fatto per dimostrare che il codice americano è soverchiamente esagerato nel richiedere come norma assoluta il rispetto alle sullodate prescrizioni, e tanto più esagerato inquantochè deve, bon grè malgrè fare numerosissime eccezioni alla regola, tanto che finisce questa per diventare eccezione. Certo nei colombi a livrea bianca, al contrario dei polli, il desideratum americano non è fuori posto, poichè il fusto bianco è di regola, più refrattario ad ingiallirsi, ammenochè ciò non si volesse provocare con speciale nutrizione che ne favorisse la trasformazione.
Abbiamo detto che un clima caldo ed una nutrizione a base di grano turco tendono a fare ingiallire lo stelo bianco della piuma presso polli che nel loro paese d'origine sono ad epidermide rosata. Sin qui non vi è nulla di allarmante, anzi il sensibile cambiamento non è ostacolato dal codice e perciò simili soggetti saranno sempre degni d'essere portati alle mostre, ma se l'effetto va più oltre allora la colorazione giallastra invade anche le barbe delle piume del collo, del dorso, dei reni e l'animale è squalificato alle mostre, abbenchè questa colorazione acquisita non influisca per nulla sulla progenie. Per portare polli bianchi alle mostre fa d'uopo non esporli ai raggi cocenti del sole ed allevarli in parco ombreggiato, chè altrimenti senza questa precauzione è inutile di spediverli.
I manti bianchi sono mollo apprezzati dagli amatori, la loro adozione è preponderante negli allevamenti sportivi e gli allevatori fanno a gara per presentare soggetti di candore irreprensibile, eliminando le contrarietà ora accennate coll'esporre soggetti non soltanto tenuti all'ombra e nutriti con cibi che non troppo favoriscono l'ingiallimento dell'epidermide, ma anche col portare soggetti non troppo vecchi, chè questi, checchè si faccia, non saranno mai bianchi come i giovani soggetti. Dal surriferito si può a priori arguire che le razze bianche di polli sono alquanto difficili a coltivarsi e ciò nonostante la prerogativa dell'uniformità del mantello assolutamente privo di sfumature e disegni; ciò è tanto vero che basta leggere qualsiasi descrizione della livrea bianca d'una razza di polli per convincersene ed all'uopo reputo indicato di riportare la descrizione della livrea della nostra gallina italiana bianca, che è molto apprezzata negli allevamenti sportivi.[1]
L'intiero piumaggio della gallina italiana bianca deve essere bianco puro, le lancette del collo e della sella a riflesso untuoso e non altrimenti. Se si mettono assieme una gallina italiana bianca ed una gallina Minorca dello stesso colore si osservano due gradazioni di bianco: questa rileva in piena luce una tinta bianca che appare appena mista di bleu, quella una stessa mista di giallo. Siffatta differenza deriva dalla pigmentazione gialla dell'epidermide della Italiana e la colorazione del niveo mantello con tendenza al giallo non è percepibile se si hanno animali tutti di razza italiana bianca. Il colore bianco argento è il desideratum. Il sole e la luce trasformano questo colore del piumaggio, che acquista, più o meno riflesso giallo paglierino visibile maggiormente nel gallo alle lancette del collo, delle spalle, della sella e nella gallina sulle ali e sul dorso. Se presso i giovani allievi appare un riflesso di giallo, allora questi sono da escludere come riproduttori, mentre che gli animali di pregio trasformati dal sole sono bensì indicati per la riproduzione, ma non per le mostre.
I tacchini, i pavoni e le faraone a livrea bianca resistono bene all'ingiallimento derivato dal sole, quindi la loro coltivazione per uso sportivo non offre grattacapi e similmente si può dire delle oche e delle anatre bianche, senonchè queste stesse esigono per la conservazione d'un piumaggio puro, acqua corrente a loro disposizione, senza di che lo stesso acquista aspetto lucido, privo di lucenti riflessi e ciò specie negli animali non troppo giovani.
Comunque sia tutti gli animali da esporre che hanno livrea bianca devono essere ripuliti, altrimenti si presenterebbero troppo sudici e figurerebbero male nella gabbia da esposizione: all'uopo 3 o 4 giorni prima della mostra si dà loro un bagno in acqua saponata strofinando bene la piuma, mai a rovescio, con una spazzola dura sino a che il sudiciume sia scomparso, dopo di che si lava ripetutamente l'animale in due o tre acque appena tiepide per allontanare completamente il sapone. Taluni nell'ultima lavatura vi aggiungono un po' di colorante bleu, così il piumaggio acquista una tinta più azzurrata cioè meno giallognola. S'intende bene che il lavaggio non si fa mai ai palmipedi, che sono sempre puliti a causa dell'acqua d'immersione di cui usufruiscono nel recinto di allevamento.
Abbiamo già detto che la qualità del cibo può influire più o meno sulla pigmentazione dell'epidermide e del fusto della piuma, ma quello che è più saliente si è che siffatta pigmentazione si può estendere finanche alle barbe della piuma se al cibo mescoliamo dosi adeguate di sostanze coloranti. Questo fatto è ben noto agli allevatori di canarini che ricorrono a somministrare a questi uccellini il pepe di Caienna nei pastoncini per ravvivarne la livrea; il pepe di Caienna da solo rende la piuma più rossastra, ma gli allevatori inglesi vanno più oltre e preparano miscugli speciali per ottenere diverse gradazioni di colori, così coll'aggiunta di cocciniglia al pepe di Caienna ottengono livree quasi rosse, coll'aggiunta di curcuma ottengono livree intensamente gialle e così via. Vi sono all'uopo ricettari speciali che si possono trovare in qualsiasi manuale sull'allevamento dei canarini e che mirano a fornire tutte le gradazioni di tinte dal giallo al rosso: si cominciano a fornire ai giovani uccellini piccole dosi, cominciando dalla quantità del 3% sino a giungere al maximum del 10% poichè un quantitativo maggiore produrrebbe effetti letali. Si sono intrapresi esperimenti speciali coi suddetti miscugli anche sui polli e, s'intende, su polli bianchi.[2] Veramente non si potrebbe dire se siffatti esperimenti abbiano uno scopo pratico nel campo sportivo, poichè non è affatto dimostrato che polli similmente colorati per diverse serie di generazioni possano finalmente dare una livrea fissa, ma ove ciò fosse, allora certamente varrebbe la pena di continuare la somministrazione di miscele coloranti. Però gli allevatori di canerini che ricorrono alle suddette miscele hanno potuto constatare che prendono più facilmente il colore individui provenienti da genitori che furono già sottoposti al regime del pepe di Caienna, e se questo è vero allora è dimostrato che esiste un principio di forza di trasmissione in quei soggetti dipinti. Ammessa questa iniziale forza di trasmissione, si può a priori ammetterne il suo graduale incremento in un'epoca futura, se per lunghe serie di generazioni si continua il regime colorante: così un bel giorno, da polli primitivamente bianchi, sorgeranno razze fissate di colore rosso, arancio, giallo, ecc.
Veramente io vorrei proporre l'esperimento della colorazione addirittura con materie coloranti artificiali, invece che col pepe di Caienna: per la bisogna occorrerebbe impiegare sostanze coloranti conosciute per la loro assoluta innocuità, così p. es. si potrebbero iniziare esperienze del genere col giallo d'oro in vista di ottenere a lungo andare livree gialle nei polli, simili a quelle del canarino. Il giallo d'oro è una materia colorante assolutamente innocua, tanto che le leggi sanitarie ne permettono l'uso incondizionato per la colorazione artificiale delle paste: si può dire che non vi sono paste non colorite col giallo d'oro, e specie la cosidetta pasta all'uovo è quasi sempre trattata con questo colorante. Veramente non saprei se realmente l'impiego dei coloranti artificiali sia suscettibile di comunicare a lungo andare una colorazione alle barbe delle piume, ma tentare non nuoce; se però ci dovessimo attenere ad esperimenti felicemente riuscitimi sul baco da seta forse la riuscita potrebbe ottenersi anche coi polli. Egli è bensì vero che il baco è impregnato di materia serica che è nota per la sua straordinaria proprietà assimilativa delle materie coloranti e che l'organismo della gallina è in opposizione a questo requisito, ma infine citerò egualmente l'esperimento, che forse potrà sempre portare un po' di luce nell'argomento che trattiamo.
Nel 1879 per convincermi dell'influenza che può esercitare il cibo sulla pigmentazione dell'epidermide e dei succhi nutritivi assimilati dagli animali, intrapresi una serie d'esperimenti con bachi da seta di razza bianca. Durante tutto il periodo dell'ultima muta sino al giorno in cui i bigatti salirono al bosco somministrai per lotti separati foglie di gelso tinte preventivamente in apposite soluzioni di materie coloranti innocue e poi fatte asciugare in aria corrente, così somministrai ad un lotto di bachi foglie rosse, bleu ad un altro, azzurre ad un terzo, violette ad un quarto e gialle ad un quinto. L'epidermide dei bachi divenne notevolmente colorata, ma stante il fondo cupo del suo colore rimase di tinta sporca ed indefinita, ma la bava che emisero i bachi durante la confezione del bozzolo era riccamente colorita di modo che alla fine si ebbero magnifici bozzoli rossi, verdi, gialli, bleu e violetti. Il lotto figurò alla mostra regionale di Caserta dello stesso anno ed attirò la viva curiosità di tutti i visitatori. La dimostrata colorazione dei succhi nutritivi risultata dalla colorazione dei bozzoli dovrebbe far supporre che forse polli così trattati potrebbero anche dare.... uova colorate, dunque potremmo ottenere polli dal manto e dalle uova vivamente colorate, polli infine che darebbero.... le uova di Pasqua.
Nel mentre la livrea bianca deriva dalla mancanza di pigmento alla piuma, la nera rappresenta all'opposto la piuma pigmentata sino alla saturazione da tutti i colori dello spettro. Se realmente esistesse, in rapporto alla rusticità e produttività degli animali, una relazione col pigmento tutte le livree nere dovrebbero appartenere ad animali più robusti dei bianchi: come ho detto precedentemente ciò è presumibile se poniamo di fronte alle razze nere altre razze completamente albine, cioè bianche per così dire sino al midollo delle ossa, ma ho dimostrato che tutte le razze dell'Avicultura a livrea bianca, quasi nessuna esclusa, non si trovano in simili condizioni. Ciò premesso, affermare p. es. che un pollo nero sia più robusto d'uno bianco generalmente non è esatto, specie poi se l'affermazione dovesse riflettere le anatre si direbbe allora specialmente una castroneria.
L'anatra domestica deriva dal germano reale che non è nero mentre abbiamo qualche razza domestica di questo colore, similmente non è nero il gallo Bankiva, il capostipite della gallina domestica, mentre che abbiamo razze nere a dovizia fra le galline e così continuando potremo dire lo stesso del colombo che deriva dal torraiolo noto pel suo manto ardesia. Come nella livrea bianca trattasi di albinismo quasi sempre parziale, nella livrea nera constatiamo che si tratta di melanismo pure sempre parziale; difatti il melanismo nei polli si presenta perfettamente alle barbe delle piume, non sempre così completo al fusto e per nulla affatto all'epidermide, che al contrario rimane bianchiccia, ma non così nella Labrador che è un'altra nota pel suo manto nerissimo e per la sua pelle bensì bianchiccia, ma sempre parzialmente ed insensibilmente soggetta a melanosi. La mora a seta, la gallina che ci offre uno splendido esempio di melanosi localizzata parzialmente nell'organismo e quasi totalmente all'epidermide, ma per nulla affatto alla piuma, che al contrario è bianca, ci prova maggiormente che il melanismo nei polli è come lo albinismo quasi sempre parziale.
Nell'allevamento industriale dei polli la livrea nera è più diffusa della bianca, così molte fra le più celebrate razze da prodotto sono tutte nere e difatti abbiamo la famosa poule de Bresse, la poule du Mans, la poule de Nantes, la poule de Caumont, la Caussade, la Crèvecoeur, la Flèche, la Barbézieux, la courtes-pattes, ecc. che giustamente formano il vanto dell'Avicultura francese, la razza antica del contado padovano, già celebrata nei versi del Tassoni, la Polverara, la Valdarno vanto dei Toscani, la Langshan, già tanto sfruttata nella formazione di nuove razze e nel rinsanguamento di antiche razze ed ora un po' ingiustamente dimenticata, ecc. ecc. A tutte queste razze ultraproduttive e di fama mondiale, sono state aggregate le corrispondenti varietà bianche che sono, come è noto inferiori alla razza tipica nera sotto tutti gli aspetti, assolutamente. Da questo fatto indiscutibile taluni vogliono inferire che i manti bianchi rappresentano individui più delicati dei neri, ma così non è indubbiamente come ho dimostrato più avanti: net caso che c'intrattiene, se si hanno individui bianchi inferiori alla tipica razza nera, vuol dire che tutte le suddette celebri galline vennero sempre, per abitudine inveterata, a preferenza coltivate nel manto nero e che perciò sotto queste non mentite spoglie assursero gradualmente, di generazione in generazione, alla fama attuale. Vuol dire, che le stesse galline avrebbero egualmente raggiunto gli stessi risultati se fossero sempre state coltivate sotto le spoglie di razze bianche invece che nere. È radicata però in tutti i nostri contadini la convinzione che le galline le più produttive siano le nere e difatti, nel mentre questi sono restii ad adottare un mantello unico nei loro piccoli allevamenti, le adottano talvolta per le galline nere e non è rarissimo il caso di vedere nei cortili, nelle campagne, branchi di simili animali e forse così si spiega il numero preponderante di celebrate galline a manto nero. Il fatto per se stesso è significativo inquantochè dovrebbe deporre a favore delle livree nere di fronte alle bianche ed alle colorate nel requisito della produttività in generale, ma ripeto alla noia che ciò non è ammissibile e che se le razze nere sono in numero preponderante ciò è da attribuirsi soltanto all'uso inveterato di coltivarle con preferenza. Se però abbiamo in sovrabbondanza campioni mondiali fra le razze nere di polli, non così possiamo dire assolutamente sulle razze delle altre specie dell'Avicultura, così p. es. fra le anatre i pochi rappresentanti a manto nero, se sono in generale di valore industriale riconosciuto, non perciò sono superiori alle consorelle bianche, anzi quasi tutte sono di gran lunga inferiori nei requisiti economici.
L'importanza straordinaria della livrea nera nell'allevamento industriale delle galline, specie in Francia, trova eco anche nell'indirizzo sportivo, epperò in questo campo credo che sia prevalente la preferenza al bianco. Tutti i polli neri, specie il gallo, sono caratterizzati da vivaci riflessi verde-metallico, ma spesso degenerano nel violetto. Lo sport saggiamente rifiuta questi ultimi poichè non si accompagnano mai ad un nero perfetto e perciò richiede per qualsiasi razza esclusivamente riflessi verdi. Non tutte le razze di galline nere hanno la medesima intensità di riflessi, così questi sono rappresentati nella massima proporzione presso la splendida Langshan ed in grado veramente sorprendente, tanto che un gallo Langshan dal primo anno di età sino al secondo, che più nero, appare per così dire quasi tutto verde. Il codice tascabile d'Avicultura del Kramer che contiene ben 90 tavole colorate di rara perfezione ci mostra p. es. una coppia di Langshan che dovrebbe sembrare troppo vivacemente ornata di riflessi verdi, e difatti a tutti i profani cui mostrai il libro quella tavola fece sempre l'impressione d'essere troppo caricata di verde; ma positivamente non vi è per nulla esagerazione in quella dipintura, che riproduce assai fedelmente l'eccessivo riflesso di questa splendida razza, riflesso strabiliante non rinvenibile in tale proporzione presso nessun'altra razza di galline nere. La razza italiana nera p. es. è pure fornita di abbondanti riflessi e forse, dopo la Langshan, non ha rivali in questo campo, ma checchè si voglia è sempre abbastanza meno verde di questo. La Cocincinese nera p. es. ha ancora meno riflessi dell'Italiana quantunque, senza dubbio alcuno, per lo passato si perfezionò il già difettosissimo manto nero della Cocincinese coll'intervento della Langshan. Ora se osserviamo la piuma della Langshan in confronto delle altre razze troviamo che la stessa è sempre più intensamente nera, dunque possiamo concludere che l'intensità dei riflessi metallici è proporzionata all'intensità del nero della livrea.
Abbenchè uniforme completamente come la bianca, la livrea nera offre egualmente non poche difficoltà per ottenersi pura e vi sono razze nere di galline che spesso deviano dal nero intenso dando allievi soverchiamente affumicati, specie nelle parti inferiori del corpo. In generale per le razze nere si esigono le seguenti caratteristiche: piumaggio nero intenso a riflessi verdi, penne del volo e della coda anche nere, mai nero fumo o grigio cenere chiaro od oscuro, mai e poi mai parzialmente bianche. Nel cortile più d'un animale appare nero, ma preso nelle mani ed esaminato attentamente lascia molto a desiderare. Costituisce grave difetto, non solo come fu detto la presenza di bianco al volo, ma anche alle falci e similmente un piumaggio grigio-cenere nelle parti inferiori del corpo. Fra tutte le razze di galline nere la Langshan è indubbiamente quella che mostra più di tutte caratteri perfettamente fissati, e tutti i grattacapi in cui si va incontro per attenersi alle prescrizioni d'un manto irreprensibilmente nero come è richiesto dal codice quasi non si verificano in questa razza. Non così p. e. l'Italiana, che spesso venne meno al suo compito e similmente dicasi della Cocincinese nera.
Non meno difficile è la conservazione della livrea nera nei colombi, che assai spesso deviano dal nero intenso o più spesso ancora tradiscono penne bianche: nel colombo nero, al contrario della gallina, sono prevalenti i riflessi violetti e perciò ammessi dal codice. In relazione dei riflessi violetti è pure il nero della piuma, che è perciò sempre piuttosto d'un nero rossastro, anzichè verdastro come nei polli, quindi credo di non errare se affermo che fra tutte le razze nere di colombi nessuna eguaglia nell'intensità il fondo nero del piumaggio della gallina Langshan.
Le anatre nere, più ancora dei polli e dei colombi, formano la disperazione dell'allevatore, poichè è difficile, se non impossibile il più delle volte, d'ottenere costantemente un mantello irreprensibile. L'anatra muschiata p. es. tende sempre a dare allievi pezzati e questo inconveniente manifestasi anche con soggetti selvatici importanti: mantenere un mantello irreprensibile in un allevamento di questi utili animali è difficile assai, quindi varrebbe la pena di adottare la livrea bianca che è molto facile ad essere fissata, ma non così la pezzata che dà sempre macchie irregolarmente distribuite. Non meno ostinata è l'anatra del Labrador che sempre tradisce penne bianche al petto e che non si possono eliminare malgrado la più oculata selezione. Sono caratteristici gli appariscenti riflessi metallici che sempre accompagnano il nero mantello della Labrador: sono riflessi verdi di straordinaria lucentezza distribuiti molto intensamente alla testa e con un po' di minore intensità su tutto il corpo, ma sempre in modo rilevante.