CAPITOLO XV. Adolfo.

Il figlio di Giulietta era cresciuto cogli anni, erede d’una vendetta raccolta dal labbro morente di sua madre, allevato dalle cure della vecchia governante che su lui aveva concentrato tutto l’affetto a cui era proclive il suo cuore. Educato a nobili sentimenti di riconoscenza e di gratitudine, ardentemente sentiva l’ansia infrenabile di compiere il sacro voto che ogni anno andava rinnovando sopra una tomba, la tomba di sua madre, dalla cui memoria traeva fomento a compiere l’opera sua!... Egli avea chiesto del condottiero di quella sgherraglia che vedeva scorazzare pel paese tronfia e superba; gli fu detto ch’egli aveva lasciato il servizio del duca... Alle sue indagini aveva risposto il mistero, alle sue domande il silenzio; ei vi resistette per qualche tempo cercando col pensiero un mezzo per venire a capo della sua brama inquieta... l’avrebbe chiesto all’inferno!... l’avrebbe patteggiato col delitto!.. Ei si rodeva in quella crudele alternativa dell’aspettare, in quella febbre che consuma!... in quell’agonia che sfinisce... Egli si ricordava di quella terribile notte nella quale un uomo erasi affacciato sulla porta della stanza... là dove agonizzava sua madre... Egli ne aveva veduto il livido pallore... Aveva sentito la voce di sua madre efferata dallo spavento gridargli collo sforzo convulso della sua anima.... È l’assassino di tuo padre!... Egli si ricordava tutto ciò; dalla sua mente il tempo non aveva cancellata la memoria di questo dramma di sangue che ora costato due vite!... che l’aveva lasciato orfano, solo sulla terra... ed ei si diceva tutti i giorni, si ripeteva ad ogni istante, che fra mille avria conosciuta quella livida fronte segnata dalla mano scarna dell’agonizzante, sulla quale Iddio avrebbe dovuto scolpire il marchio dei Caini!...

In qualcuno di quei giorni di smania impotente contro cui cercava invano di reagire, il giovane si dava a correre come un pazzo i sentieri della montagna come volesse coll’uso della vita attutire quel fermento morale che gli saliva al capo colle mille sue vampe.

Egli correva, correva..., come seguisse il volo dei tumultuosi pensieri che fervevano nella sua mente e cadeva poi anelante e spossato su qualche pietra della montagna, rodendo il freno dell’ira che gli martellava nel cuore e proponendosi mezzi strani, l’uno più strano dell’altro, affine d’uscire da quella vita d’inerzia e di disperazione!...

Un giorno che dava sfogo ad una di queste sue bizzarrie, si era riposato al margine di un ruscello che scorreva tra i sassi saltellando e vi serpeggiava come un serpente dalle lucide squame d’argento... Era verso sera; le tenebre calavano sulla valle, lo spazio si oscurava, spirava un’aria grave ed umida: egli stette alcuni istanti assorto nei suoi pensieri, tutto ad un tratto si scosse; gli parve d’aver inteso un bisbiglio di voci, raccolse la sua attenzione; era diffatti un susurrìo piano piano, un ronzìo di parole sommessamente mormorate. Macchinalmente e come attratto dalla curiosità ei si alzò e mosse verso la direzione da cui veniva il rumore; a pochi passi da lui vide una capanna, era la capanna del carbonaro.... era più trista di quello che allora nol fosse, fesse ne erano le tavole di legno di cui era formata; i frassini eransi fatti più alti e più frondosi, e la coprivano quasi intieramente. Le voci si fecero più distinte all’orecchio del giovane... ascoltò... un fremito gli corse le fibbre...

— Tanto fa... diceva una voce.. — dal fabbricar scrupoli al morir di fame!... affè che la scelta è facile!...

— Tu sei un gaglioffone!... buono a nulla, diceva un altro.... e sì che sulla coscienza c’è n’hai d’aver più d’uno dei peccatacci!...

— Eh via!... Bortolo!... brontolava il terzo!... hai le ombre nere pel capo oggi? si tratta di mangiare e di dar da mangiare ai tuoi marmocchi che ti strilleranno all’orecchio una poco allegra canzone.

Bortolo il carbonaro si scosse... ei guardò il canile dove soleva dormir la sua donna ed i suoi figli; era vuoto; verranno a momenti, mormorò egli. Vada!... Esclamò poi come imponesse a sè stesso!... Vada!... qua la mano...

Quattro destre si strinsero a suggellare un patto di sangue.

— Quando ci vediamo?...

— Qui allo svolto.

— Alle sei parte la corriera da Como per la Svizzera.

— Dunque alle nove.

— Sullo stradale della Croce....

— E chi primo arrivi?...

— Si raccomandi al diavolo...

Sss... fè uno dei banditi guardandosi attorno sospettoso.... non ti parve d’aver inteso alcun rumore?...

Stetter zitti per alcuni istanti; non s’intese più nulla. Adolfo era girato dietro la siepe. Un uomo guardò fuori dalla porta della capanna. — Fischia un maledetto vento, disse egli rientrando...

Adolfo trattenendo il respiro aveva tutto ascoltato; era certo che si tramava un delitto, che ben scelta non era ancora la vittima; egli si sentì preso da uno strano senso di compassione per chi avesse potuto incappare sotto il pugnale di quei banditi... lasciare che la loro opera si compisse quando egli n’era a parte, quando sapeva l’ora, il luogo, come e su chi si dovesse compiere, era rendersi complice del loro delitto, era un farlo pesare indirettamente sulla sua coscienza d’onest’uomo....

Un pensiero corse rapido alla sua mente, ei non stette ad analizzarlo, egli lo accettò come era venuto, vi si affidò: lasciò con precauzione il suo nascondiglio, rifece la strada del monte, arrivò a casa, staccò dissopra al suo letto la sua carabina a due colpi, si passò alla cintola un sodo coltello da caccia, e si mise in via. L’orologio della piazza batteva le nove... Cinque uomini erano al loro posto sullo stradale della Croce... i quattro banditi accosciati dietro una siepe al fianco sinistro della strada; Adolfo, appoggiato ad un grosso albero che lo toglieva ad ogni guardo sopra una collinetta che s’innalzava a destra della via.

Lo stradale della Croce, così nominato a motivo d’una croce di marmo che la pietà pubblica vi aveva eretta in memoria d’uno del paese che era morto sotto una ruota di carro allo svolto della strada che sfianca un ponticello di legno e sotto cui scorre un piccolo fiumicello; non è una di queste strade che sembran modellate appositamente dalla natura per favorire gli assassini... come lo potrebbe dar a credere la sua sinistra qualifica.

Lo stradale della Croce è in quella vece una strada abbastanza comoda per essere una strada di montagna, per di là si s’interna verso Lugano.... fiancheggiando amene vallate vestite di verde; il fiume vi passa in mezzo serpeggiando colle sue onde d’argento e scaricandosi nel Ceresio.

È una strada che si contorce, si innalza, scende, e che dà maledettamente da fare ai vetturini ed alle loro rozze. Quel punto che si chiama l’angolo della croce è la parte più pericolosa se vogliamo per incontri di mal augurio perchè è la più lontana dalle abitazioni della valle e si lascia dietro alla sua destra la parte più coltivata della montagna, armandosi il fianco per buon tratto di via di irti macigni tagliati a picco in mezzo cui non vegeta che il giunco e la rovere.

Passarono alcuni momenti d’ansia indicibile.... I quattro banditi colla mano sull’arma, l’occhio vigile, guardavan lungo la via ascoltando il men che leggier rumore che lor fosse portato dal vento e pareva coll’avidità del pensiero che volessero attrarre la preda... Adolfo li dominava, vigile ed attento ei pure. Il gruppo di quelle cinque persone ciascuna delle quali aspettava; aveva il suo lato estremamente poetico. Era la miseria cenciosa, irritata, il vizio insaziato che si collegava per compiere un delitto quale ei si fosse; lo slancio d’un cuor nobile, confidente, che si cimentava a combatterlo!... Era un nodo del dramma della vita che stringevasi su quella deserta via... Il caso vi arrabescava intorno uno de’ suoi tanti geroglifici! geroglifici bizzarri che la superstizione ha ascritto alla Provvidenza!... come se nelle vicende di questo granello d’arena che è il mondo, in questo giuoco di luce che è la vita, questo fantasma del pensiero potesse mai intromettersi a far da vetturino a questa grande macchina dell’Universo!...

S’intese da lontano un rumore ancor vago che però si tradusse per lo scalpitar di due cavalli; i cavalieri salivano l’erta. I quattro banditi accosciati sulla ripa sinistra della vallata non li vedevano ancora; Adolfo dalla collina li vedeva avvicinarsi intrattenendosi in un discorso che pareva assorbisse tutta la loro attenzione perchè lasciate andare la briglie sul collo delle loro cavalcature venivano innanzi lentamente....

Il primo dei cavalieri mostrava circa 50 anni... robusto ancora di forme, ma sofferente e pallido, pareva assorto in dolorosi pensieri, mentre il suo compagno giovane di circa 20 anni, parea si desse tutto cuore a cacciargli dall’animo quella cupa tristezza.

Adolfo armò la carabina... I cavalieri salito il declivio si mostrarono in tutta l’altezza della loro persona sul ponte della Croce... Mentre Adolfo con infinito senso di compassione e di terrore fissava su loro lo sguardo, un colpo di fuoco rintronò per l’aria e corse come un fremito di monte in monte; il cavallo del giovane fu colpito nel fianco, ma non cadde; da due petti eruppe un grido d’allarmi, a cui rispose l’urlo dei banditi che si slanciarono verso gli aggressi: Adolfo lasciò andare il suo colpo, uno dei banditi che si avventava alla briglia d’uno dei cavalli cadde riverso... tradimento!... gridarono i compagni volgendosi, fu un istante... in certi casi un istante è la vita!... I due cavalieri rinvenuti dalla sorpresa dell’attacco, animati da quella fucilata che aveva atterrato uno dei loro assalitori, cavaron le loro pistole d’arcione e fecer fuoco; nello stesso tempo ratto come la folgore e mentre i banditi stavan per ritornare sulla preda, Adolfo fattosi una mazza del calcio del suo fucile che ruotava da indemoniato, s’era slanciato in mezzo ad essi.

Al suo apparire sì improvviso un grido di terrore eruppe dal petto d’uno dei banditi che stette immoto fissandolo cogli occhi spalancati, coi capelli irti sul fronte!...

— Lui!... gridò egli.

Adolfo che stava per vibrare un colpo si rattenne colpito egli pure dalla sorpresa... Il bandito come se avesse veduto sorgere a sè dinanzi un’evocazione infernale si diè a tutta corsa a fuggire precipitoso giù per la vallata seguito dai due suoi complici che bestemmiando lasciavano la loro preda.

— Noi vi dobbiamo la vita... diceva il vecchio stringendo con affetto la mano di Adolfo, il quale s’accertava intanto nulla essere loro avvenuto di sinistro.

— Non ho fatto che il mio dovere, signori... potei scoprire per caso che si tramava un delitto, e quale ei si fosse, e su chiunque si potesse compire stimai mio obbligo oppormivi per quanto le mie forze me lo avessero permesso; il caso ci ha favoriti, perchè voi l’avete veduto, il mio colpo non andò in fallo, ed al mio solo mostrarsi quei banditi preser la fuga come se avessero veduto non so qual fantasma di morto....

I due cavalieri ricambiarono con infiniti segni di gratitudine le parole del montanaro. Questi dava mano intanto al più giovane aiutandolo a smontare dal cavallo ferito.

— Dopo un sì brutto incontro, disse poi loro, sentiranno al certo il bisogno d’un po’ di riposo... e se la mia casa può loro offrire un’ospitalità che offro loro di tutto buon grado, possiamo avviarci. Riprenderemo a cena i dettagli di quest’avventura....

Fu accettata l’offerta con pari lealtà come veniva fatta, si trascinò sul fianco della strada il cadavere del bandito, e prese a mano le cavalcature s’avviarono verso il paese.