CAPITOLO XL. Spiegazioni!...
A toglier dalla meraviglia il lettore a cui parrà strano quell’incontro di Angela e della vecchia Marta; di Marta che era da tanto tempo sparita dal palazzo, e d’Angela così vicina al suo persecutore dopo ch’eragli stata rapita dalle braccia nella sala del banchetto in quella notte d’orgia che celebrava un delitto.... diremo che la vecchia custode poi che si trovò tra le braccia la spaventata fanciulla, approfittando del disordine a cui aveva dato luogo la sua strana apparizione aveva scese a precipizio le scale.... s’era trovata nel cortile, e quando sostò riflettendo su quanto era avvenuto, si chiese come potesse salvare quella fanciulla che non aveva avuto paura del suo deforme aspetto, che non era arretrata compresa di spavento d’innanzi a lei, che aveva indovinato un cuore sotto le sue sembianze di strega, come la chiamavano quei della borgata, con accento di insultante disprezzo.
La notte era tetra e si poteva a stento scorgere quell’informe cosa nero-bigia che era la vecchia Marta abbracciata a quella bianca forma di vergine che era Angela. Era uno strano gruppo che stette immobile disegnandosi in mezzo alle tenebre nel vasto cortile del palazzo.
S’intese un fragore come di passi che s’incalzino gli uni sugli altri sulle scale per dove la vecchia era scesa; un lampo rischiarò foscamente la notte e guizzando illuminò la destra ala della casa; un pensiero sorse nella mente di Marta che era tutta intenta nella ricerca di un mezzo di salvezza.
S’era risovvenuta che là... v’era una stanza, inviolabile per il signore del palazzo; inviolabile come la tomba d’un estinto, e più ancora che la tomba d’un estinto!... una stanza a cui egli non s’avrebbe potuto avvicinare perchè v’era guardiano il fantasma d’un assassinato: quella da dove ella lo vide in una notte parimente fosca e terribile, parimente minacciosa di procella, uscire coi capelli irti... col terrore sulla fronte, spaventato dal suo grido di pazza che gli pareva la voce della coscienza e che gli andava ripetendo come minaccioso rimprovero: Caino!... Caino!...
Il lettore si ricorderà di quel roco grido della vecchia Marta che cacciava Enrico fremente di terrore su per i deserti scaloni a racchiudersi nel suo appartamento solo coi fantasmi del suo agitato pensiero che non gli avran certo consentito una delle più calme sue notti.
Marta strettasi fra le braccia la semiviva fanciulla, corse a quella volta e vi si racchiuse... Aveva appena fatto ciò, che la voce agitata di Enrico faceva echeggiare le vaste solitudini del palazzo colle sue grida che chiamavano la vecchia e la fanciulla. A lui non rispondeva che il fischio del vento, lo squittir dai comignoli dei gufi che salutavano la bufera, e l’eco che ritornava a lui le vane sue grida come uno scherno che gli strappava dall’animo un fremito impotente d’ira e di minaccia!..