CAPITOLO XXXIX. Marta!...

Il giovane ristette attonito; s’era messo sulle traccie d’un fatto avvolto dal mistero il più impenetrabile, su cui la superstizione dell’epoca gettava il suo mantello quasi egida inviolabile, e che che ei si fosse questo mistero, stava per esser suo... L’ignoto.... questo spettro del pensiero si dissipava innanzi a lui per lasciarvi succedere il reale: cosa sarebbe poi questa realtà? Per lui che galoppava sì rapidamente sul giovane destriero delle illusioni v’era di che aver paura di sè stesso.

Frattanto che egli lottava colle sue riflessioni, e si abbandonava alle mille emozioni che andavano svolgendosi nella sua anima agitata, intese uno strano rumore dal sotterraneo innanzi alla cui soglia era restato immobile e trepidante; udì lo scricchiolare come di una scala di legno sotto la pressione d’un passo, intese una voce, Adolfo fremè in tutte le fibre del suo corpo... e si portò la mano alle tempia come volesse rattenerne i battiti convulsi... Angela!... mormorò egli pallido come un cadavere.. è ben la voce d’Angela!.. nell’attimo istesso un’ombra si agitò sotto l’oscura vôlta... una forma umana passò la soglia della porticina... Adolfo tese la mano contratta, l’ombra non gli svanì d’innanzi come un sogno... egli sentì un corpo che si dibatteva, intese un grido, una massa inerte gli cadeva ai piedi tramortita; a quel grido un altro vi rispose dall’interno dei sotterraneo, fioco come un lamento, supplice come una preghiera... Adolfo s’era lanciato oltre alla soglia innanzi a cui esanime era caduta una vecchia ravvolta in un grigio scialle da farla parere un fantasma.... Egli aveva indovinato in quel grido la voce di Angela la quale chiamava con accento supplice e che aveva l’espressione del terrore: Marta!... Marta!...