V
LA DONNA DEL VERGIÚ
1
O gloriosa, o vergine pulzella, i' vo' la grazia tua adimandare e dir per rima una storia novella, per dare essemplo a chi intende d'amare, d'un cavaliere e d'una damigella d'un nobile legnaggio e d'alto affare, sí come per amore ognun moríe, e 'l gran dannaggio che poi ne seguíe.
2
E' non è ancora gran tempo passato che di Borgogna avea la signoria un duca, che Guernieri era chiamato, uom valoroso e pien di cortesia, del corpo bello e di costumi ornato e di virtú, quanto piú si potía, e molto amava gli uomin virtudiosi, massimamente d'arme valorosi.
3
Tra gli altri ch'egli amava del paese, si era un molto nobil cavaliere, giovane, gentilissimo e cortese, ben costumato di tutte maniere, ricco d'argento e di terre e d'arnese, dell'arme forte e franco cavaliere piú ch'altri allora si mettesse l'elmo, e faceasi chiamar messer Guglielmo.
4
Dico che quel baron sí valoroso amava per amore un'alta dama del legnaggio del duca poderoso, ch'era piú bella ch'alcun fior di rama. E 'l loro amore era tanto nascoso, che fra la gente non ne corre' fama: per non dirlo a sergente o a camariera, una cúcciola facíen messaggera.
5
Nulla sí bella zita era, né piú, allora né cristiana o saracina, e nome avea la Donna del vergiú, che piú splendea che stella mattutina. El padre suo nobil barone fu, sua madre era figliuola di regina, e, quando essi del secol trapassôro, sí gli lasciâro un ricco tenitòro.
6
Ella l'amava con sí grande affetto, messer Guglielmo, che d'altro marito non si curava né volea diletto, e sí co' lui si stava a tal partito, a ciascuno ponea qualche difetto, tosto che ragionar n'aveva udito; e piú baron di Francia e della Magna avea schifati e posto lor magagna.
7
E cosí stavan que' perfetti amanti col lor secreto amor chiuso e celato cotanto, che né in vista né in sembianti accorto non se ne sarebbe uom nato; e renegato arebbe Iddio co' santi ciascun, pria che l'avessi appalesato; e, quando per amor si congiungevano, udite e' sottil modi che tenevano.
8
Il palazzo dove ella dimorava avea dintorno un nobile vergiero ed una cucciolina che 'l guardava per me' la porta stava in sul sentiero; quando messer Guglielmo v'arrivava, ed ella conosceva il cavaliero, sed esso ave' compagno, ella lativa tanto che del giardin e' si partiva.
9
Se sanza compagnia era venuto, e la cagnuola gli facea carezza, e poi di botto cercava col fiuto tutto il giardino per ogni larghezza; e se alcun trova nel giardin fronzuto nascoso, o che 'l mirasse per vaghezza, ella latrava, veggendo il barone, tanto ch'e' si tornava a sua magione.
10
E, se alcun non trovava (e' si ragiona), alla donna ne gía la catellina, come spirito avessi di persona; cosí, per cenni mostrando, s'inchina. La donna, com' sovente Amore sprona, pell'uso suo intende' la cucciolina e levasi di subito e in istante al verzúe giva e la cúcciola avante.
11
E quivi gli amador, pien di letizia, si congiungean con tutto el lor disio; la disiosa e celata amicizia facíe chiamar l'un l'altro:—Amore mio!— di baci e d'abbracciar facean dovizia; ciascun dicendo:—Ben, preghiamo Iddio che questo dilettoso tempo basti che caso non avenga che ce 'l guasti.—
12
Quando s'eran gran pezzo sollazzati, la donna se ne gía e sí 'l barone, per temenza di non esser trovati, ciascuno si tornava a sua magione; ma la mattina, po' ch'eran levati, veníano in corte, coll'altre persone, non faccendo né segno né sguardare ch'altrui non sen potesse mal pensare.
13
E 'l disio dolce che nel cor spirava facea quei due amador pien d'allegrezza; e quella dama tanto allegra stava, che nel viso fioriva sua bellezza. Messer Guglielmo ogni giorno armeggiava e facea gra' conviti e gran larghezza; mostrava ben com'era innamorato, ma di chi fusse nol sapeva uom nato.
14
Or segue qui la leggenda e la storia della donna del gran duca Guernieri. L'alta duchessa credea in sua memoria che 'l buon Guglielmo, nobil cavalieri, per lei facessi cotal festa e gloria, ed armeggiando montasse a destrieri, e ch'egli fusse al suo bello piacere preso d'amore tutto al suo potere.
15
Ella, che ha messo in lui ogni sua speme e celato l'amore oltra misura, sí che il disio d'amor nel core prieme, in gelosia ne vive ed in paura; e lagrime degli occhi il viso geme. Presente quella nobil creatura, diceva:—Amor, perché m'hai cosí arso di costui, che d'amor m'è cosí scarso?—
16
E volgeva sí spesso gli occhi sui come fa chi d'amor forte si duole, e, quando si trovava a sol con lui, sí gli diceva amorose parole. Messer Guglielmo, ch'era dato altrui, vedendo ciò che la duchessa vuole, no gliel negava e no l'acconsentía per celar quella che l'avea in balía.
17
Un giorno er'ito el duca a suo diletto fuor della terra a un suo ricco palazzo, e la duchessa sanza ignun sospetto prese messer Guglielmo per lo brazzo e menosselo in zambra a lato al letto, ragionandosi insieme con sollazzo; e, per giuocar, la donna e 'l cavaliere fece venir gli scacchi e lo scacchiere.
18
Da poi ch'egli ebbon tre giuochi giuocato, la duchessa, ch'Amor sovente sprona, disse:—Messere, avete disiato giá gran tempo d'avere mia persona; or prendete di me ciò che v'è a grato.— Ed abbracciandol gli baciò la gola, poi gli baciò ben cento volte il viso, prima che 'l suo dal suo fosse diviso.
19
Ed abbracciandol gli dicea:—Amor mio, perché mi fate d'amor tanta noia? Deh, contentate 'l vostro e mio disio! prendiamo insieme dilettosa gioia, io ve ne prego pell'amor di Dio, o dolce amico, prima ch'io mi muoia! Se mi lasciate cosí innamorata, oimè, lassa, in mal punto fui nata!
20
Messer Guglielmo disse con rampogna vedendo alla duchessa tanto ardire: —Chi mi donasse tutta la Borgogna, tal fallo io non farei a lo mio sire. Prima che gli facessi tal vergogna, certo mi lascere' prima morire. E voi, madonna, prego in cortesia che giammai non pensiate tal follia.—
21
E la duchessa si tenne schernita, e disse a lui:—Malvagio traditore, dunque m'avete voi d'amor tradita e fattomi cosí gran disonore? Per certo io vi farò tôrre la vita e farovvi morir con gran dolore! E a destrieri persona mai non monta, se vendetta non fo di cotal onta!—
22
Partissi il cavalier doglioso e gramo, veggendo la duchessa piena d'ira, e quasi di pazzia menava ramo, sí dolorosamente ne sospira; e di partirsi quindi egli era bramo. E la duchessa ta' parole spira che giammai non l'amò per tal follia; uscí di zambra ed andossene via.
23
Come 'l barone uscí dalla duchessa andossene alla Dama del verzúe, in cui avea la sua speranza messa, e raccontògli 'l fatto come fue, e tutto ciò che 'nteso avea da essa, e come pose ogni vergogna giúe, e siccome nolla volle servire, e come disse di farlo morire.
24
Di ciò la donna si facea gran riso, e disse:—La duchessa è forte errata, che pensa nostra fede aver divisa; e voi, messer, se m'avessi ingannata, sí retrovata m'aresti conquisa di mala morte, in terra trangosciata. Ma 'l nostro amor celato ha tanto effetto, che dura e durerà sempre perfetto.—
25
Parlando el cavaliere alla donzella, tornò in quel punto il duca dalla caccia con la sua compagnia chiarita e bella, e smontò dal cavallo con bonaccia. In quello venne la duchessa fella, piangendo fece croce delle braccia; graffiata el volto con molta malizia, gli disse:—Signor mio, fammi giustizia!—
26
Turbossi el duca con maninconia, udendo la duchessa sí parlare, e sí le disse:—Dolce vita mia, perché vi fate sí gran lamentare? Fecevi oltraggio niun uomo che sia? Dimmelo, ché non è di qua dal mare re né baron, che se v'ha fatto oltraggio, ch'io non faccia mia 'l onta e mio 'l dannaggio.
27
Allora la duchessa fraudolente, per dare alla malizia piú colore, trasse el duca da parte della gente, e cominciògli a dir questo tinore: —Messer Guglielmo, falso e sconoscente, mi richiese oggi del villano amore; ond'io ti priego, Maestá gradita, che a tale offesa non campi la vita.
28
Ancor m'ha fatto piú oltraggio assai: contra mia voglia mi volle sforzare; egli straciommi e' drappi e' fregi e i vai, e poco mi valea merzé chiamare: ond'io per questo non sarò giammai allegra, sed io nol veggio squartare, farne far quattro parti a' palafreni dall'inforcatura insino alle reni.—
29
Ma 'l duca savio chiaramente vede, come si vede chiaro el bianco e 'l nero, che la duchessa mente, e non le crede e ben conosce che non dice il vero; ma pur le disse:—Donna, in buona fede a voi prometto, come sire intero, che d'esta offesa fia alta vendetta; ma non v'incresca s'io non la fo in fretta.—
30
La duchessa rispuose con superbia, e disse:—Fate ciò che vi diletta; l'offesa è mia, e pure a voi si serba di chi m'oltraggia di farne vendetta. Lo 'ndugiar sí mi induce pena acerba; ma giurovi alla croce benedetta di giammai non parlarvi di buon cuore, se primamente el traditor non muore.—
31
Partissi el duca da quel parlamento, secondo che raccontan le leggende, col cor gravato con tanto tormento, che 'n veritá di Dio molto l'offende; e nella mente e nel proponimento el credere e 'l discredere contende, cioè che la duchessa gli mentisse o che messer Guglielmo lo tradisse.
32
Tórcessi el duca con sí caldo sangue, per ira avea rosso la faccia e gli occhi. Per temenza la sua famiglia langue. e que' che non languivano eran sciocchi; e di lui non sarebbe uscito sangue chi l'avessi tagliato tutto a rocchi; e sospirava come ferito orso dello dubievol caso ch'era occorso.
33
Allora disse el duca a un car sergente: —Va' per messer Guglielmo e di' ch'io il voglio.— E, come e' giunse a lui immantanente, disse:—Messer, di voi forte mi doglio;— e sí gli raccontò el convenente della duchessa e ancora el cordoglio, e siccome l'avea d'amor richiesta, e la persona oltregiata e molesta.
34
Messer Guglielmo disse al duca:—Sire, vostra duchessa parla gran follia, ched io mi lasceria prima morire ch'io vi facessi tanta villania; e non v'è cavalier con tanto ardire, che volessi dir mai che cosí sia, ch'io nol facci in sul campo mentitore e discredente come traditore.
35
E, quando non bastasse questa scusa, io vi farò chiaramente vedere che in altra donna el mio amore usa, gradita, nobile e di gran potere, che solo sua bellezza guarda e musa. L'anima mia e 'l corpo ha 'n suo potere quell'alta donna della mia persona, e è figlia di regina di corona.—
36
El duca disse allora:—E io vi comando, messer Guglielmo, che fra questo mese, a pena della vita esser in bando, che voi sgombriate tutto el mio paese; ma questo vo' che non s'intenda, quando voi mi facciate sí chiaro e palese di quella in cui avete speme messa, ch'io creda a voi e non alla duchessa.—
37
Partissi el duca allor di quel consiglio, ed era alquanto men maninconoso. Messer Guglielmo con crucciato ciglio sen gí col cuore afflitto e pensieroso; e nel suo cuor diceva:—-Fresco giglio, dama, lo nostro amor chiuso e nascoso convien ch'al duca tutto si riveli o ch'io dal tuo piacer mi fugga o celi.
38
Di star lontano da te non è aviso né di menar mia vita en tal costume; ché, s'io fussi co' santi in paradiso, al luogo ove di gloria ha largo fiume, non sofferria di star da te diviso. Dama, fontana d'ogni bel costume, or mi conviene, oh doloroso lasso! farti palese o girmene a gran passo.
39
E, s'io piglio el partito di fuggirmi e lasciare el paese en tal maniera, ben dirá el duca:—E' voleva tradirmi— e fare' la duchessa veritiera e l'altre genti, che potranno dirmi sí cogli traditori ch'io sia a schiera; s'io mi diparto e 'l vostro amor no' scopro, come di questo falso mi ricuopro?—
40
E, stando in tal maniera el cavaliere che giá pareva di dolor musorno per questo afflitto e doglioso pensiero, e giá era passato il nono giorno; e subito gli venne un messaggiero che immantinente, sanza ignun soggiorno, che di presente comparissi al duca nella gran sala ove el signor manduca.
41
El cavalier di subito fu mosso, con sei valletti gí su pella scala con un mantel di drappo bruno addosso, e lagrime degli occhi in viso cala, la pelle gli parea cucita addosso; e giunse al duca, ch'era suso in sala. Di questo el duca co' la sua famiglia, vedendolo, ciascun si maraviglia.
42
Ed in segreto dall'altrui presenza cosí gli disse:—Ora ti riconforta ched e' non ti bisogna aver temenza, se ben tu avessi la duchessa morta. Ma dimmi il vero, io ten terrò credenza per quella fede che l'anima porta: qual dama avete, che sí vi talenta, ch'io possa dir che la duchessa menta?—
43
Vedendo il cavalier che a tal partito el duca voleva esser fuor di dubbio, diventò dismagato e sbigottito, e 'l fresco viso suo divenne bubbio e poi si stava qual morto transíto, vòlto in trestizia, come panno in subbio. Quando ebbe e' denti della lingua sciolti: —Sire—disse,—vien' meco, e mostrerolti.—
44
Giá era sera e l'aria fatta bruna, quando si mosse el duca e 'l cavaliero: vero è che lucea el lume della luna. Ed amendue andarono al verzero, ove celato spesso si raguna la bella dama col baron sincero; ma di fuor del giardin rimase el duca dopo un gran cesto d'una marmeruca.
45
Messer Guglielmo entrava nel giardino, e 'ncontra sí gli venne la cagnuola, che si giacea tra' fior del gelsomino. El cavalier la chiamava:—Figliuola!— ella scherzava col cavalier fino, poi cercava el giardin per ogni scuola intorno intorno al verziero prezioso, se niun uomo si trovava nascoso.
46
Quando ebbe cerco ben, la catellina andonne nella zambra delettosa, ove dormía la stella mattutina, ch'era del cavalier desiderosa. Messer Guglielmo a quel punto non fina e misse dentro el duca alla nascosa; poselo dopo un cesto d'un rosaio, dopo la sponda d'un chiaro vivaio.
47
E, poi ch'ebbe la cúcciola sentuta, si fe' la damigella rivestire, e poco stante a lui ne fu venuta, a que' ch'a forza la dovea tradire. Ma non si pensava ella esser traduta da quegli in cui avea messo il suo disire, e non pensando del tradir l'effetto, e prese col suo drudo ogni diletto.
48
Ma il barone, ch'avea la mente trista, al tutto non potía tener celato, e quella, che lucíe piú ch'oro in lista, disse:—Ch'avete, cavalier pregiato? Mi parete turbato nella vista; poss'io far cosa che vi sia a grato? Egli vi mancherebbe oro od argento, od altra cosa aresti in piacimento?—
49
Disse il barone:—Io mi sento una doglia che mi tien conturbato il cuore mio, e sí mi fa tremar come una foglia, quando è percossa dallo vento rio; ond'io vi priego, s'è la vostra voglia, anima mia, che n'andiate con Dio!— E lagrimando allor s'accomiatarono, ma prima cento baci si donarono.
50
Cosí sen va la bella donna tosto, e la cúcciola sua sempre davanti. El duca, ch'era nel rosai' nascosto, tornò al cavalier con be' sembianti, e disse:—Il vostro amore è in dama posto, che io l'ho caro seimila bisanti.— Cosí parlando lo barone e 'l sire, tornò ciascuno in suo zambra a dormire.
51
Or vòlse il duca quella notte istesso colla duchessa, sua donna, dormire. Quand'ella el vidde, ella fuggí da esso, levossi suso e vollesi vestire; giurò di non dormir giammai con esso, e disse a lui:—Perché non fa' morire messer Guglielmo, che m'ha fatto oltraggio ed a voi vòlse far sí gran dannaggio?—
52
Disse 'l duca adirato:—Tu ne menti del cavalier, e sí fai gran peccato, e 'ncontro a lui falsamente argomenti ch'egli ha a tal donna el suo amor donato, ch'è piú bella di te per ognun venti; e io l'ho veduto, egli me l'ha mostrato, e come il modo tiene a gire a quella dama, che luce piú che sole o stella.—
53
Or, quando la duchessa lo duca ode dir che messer Guglielmo ha un'amica, iratamente gli parlò con frode, e disse:—Sir, se Dio vi benedica, chi è la donna che 'l cavalier gode, in cui bellezza non falla una mica?— El duca le rispuose:—Amore bello, certo non tel direi per un castello!—
54
Ma tanto la duchessa lo scongiura, che, innanzi ched e' fusse la mattina, disse el duca per lor mala ventura: —La Donna del verzú, che è mia cugina; e raccontolle el fatto per misura come messaggio era una catellina, e come e' vidde uscirgli del palazzo, e nel giardin tener l'un l'altro in brazzo.
55
A tanto si tacíe questa novella, e la duchessa campò dolorosa. Il giorno avía giá fatta l'aria bella, ch'ella uscí fuor della zambra amorosa vestita d'una porpora novella, ma non mostrava in sembiante dogliosa, e ginne in sala dove avea i baroni e donne e cavalier di piú ragioni.
56
E fece allor la duchessa appellare, giovani e donne e vaghi cavalieri, e disse a loro che volea danzare a guida della Donna del verzieri. Ed ella disse:—Dama d'alto affare, io nol so far, ch'io 'l farei volentieri.— E la duchessa gli rispuose presta: —Vo' sète di maggior fatto maestra.
57
Maggior fatt'è che menare una danza aver sí ben vostra cúcciola avezza, ch'al vostro drudo novelle e certanza porta, quando volete sua bellezza. El duca ne può far testimonianza, che co' suoi occhi el vide per certezza.— Udendo la donzella queste cose, partissi quindi e nulla le rispuose.
58
E ginne nella camera, tremando, siccome quella che di duol moriva, e di messer Guglielmo lamentando, pregandone la Vergine Maria, siccom'egli l'er'ita abbominando, che lo conduca a far la morte ria. —Come conduce me, che con mia mano morrò, come Bellicies per Tristano!—
59
Nella man destra ignuda avea la spada e la cúcciola nel sinistro braccio dicendo:—Traditor, poi che t'aggrada che io m'uccida, ecco ch'io men spaccio.— Poi dice:—Catellina mia leggiadra, oggi sarò in inferno, be' lo saccio, e tu sia di mia morte testimoni dinanzi al duca ed agli altri baroni.—
60
El pome della spada appoggiò al muro e per me' il cuore s'acconciò la punta dicendo:—Omè lassa! Com'è duro el partito dove io oggi sono giunta! Per te, Guglielmo, traditore scuro, con Dido di Cartagine congiunta oggi sarò in inferno, con dolore!— Poggiò la spada e misela nel cuore.
61
Ed una nana, ch'udí il gran lamento dentro alla zambra e 'l piatoso languire, volentieri sarebbe entrata drento, ma per temenza non ardiva gire. Udí el mortal sospiro col lamento ch'ella gittò, quando venne al finire. Corse lá drento e trovolla transíta, onde stridendo si tolse la vita.
62
Corse messer Guglielmo e molta gente al pianto della nana dolorosa, e vidde morta in terra la innocente, pallida e fredda di morte angosciosa; onde trasse la spada inmantinente del tristo petto, tutta sanguinosa, e disse:—Spada, anzi che sia forbita, a me, lasso! a me torrai la vita!—
63
E col viso in sul suo facea gran pianto dicendo:—Traditor mi ti confesso, e chiamo al mondo testimoni intanto ch'io con teco morrò per tale eccesso, e chi è in questa zambra da ogni canto vedrá la morte mia simil dapresso.— E misesi la spada con quel sangue per mezzo el cuore, onde di morte langue.
64
Quivi chi v'era grande strida mise, vedendo morti damendue costoro, salvo che la duchessa, che sen rise. El duca sí mugghiava com'un toro, e raccontava sí come s'uccise Piramo e Tisbe alla fonte del moro; e dicen tutti:—Per simile crimine ne morí giá pur Francesca da Rimine.—
65
E, stando el duca in dolore e in tempesta, e nella pena ch'io ho di sopra detta, prese la dolorosa spada presta e ferí la duchessa maledetta e dallo 'mbusto gli tagliò la testa, per far dei corpi nobile vendetta, che s'eran morti per la sua malizia; ben fece il duca diritta giustizia.
66
Ma, quando el duca die' quella ferita alla duchessa, che di gioi' gallava, ell'era giá della camera uscita con altre donne, ed in sala danzava. Cosí danzando, le tolse la vita purgando el vizio in che ella fallava; e partille la testa dallo 'mbusto el magnanimo duca, dritto e giusto.
67
Morta quella duchessa fraudolente, soppellir fece e' corpi a grande onore. Dir non si può el lamento, che la gente faceva tutta, e il gravoso dolore. E poi il duca non dimorò niente, per voler ramendare el suo errore: chiamò un suo nipote over cugino, e dettegli il ducato a suo domino.
68
Fatto che l'ebbe sir del suo paese e da sua gente avuto il sacramento, cavalier tolse, tesoro ed arnese, e cavalcò senza dimoramento inver' di Rodi, a stare alle difese de' saracini, ed ivi con tormento finí la vita sua con gran travaglia, restando sempre in zuffa ed in battaglia.
69
Signori, avete udito il gran dannaggio, ch'avvenne a' due amanti per malizia della duchessa, ben che 'l duca saggio, com'io v'ho detto, ne fe' gran giustizia, onde poi si dispuose a far passaggio sopra de' saracin, per gran niquizia; lá ne morí poi in servizio di Dio. Al vostro onor compiuto è 'l cantar mio!