X
La Regina d'Oriente si legge in un numero notevole di manoscritti.
K.—Codice Kirkup. Manca il primo fascicolo del codice, sicché il cantare si inizia al quinto verso della IX ott. del secondo cantare. La perdita di quelle 16 cc. deve essere assai antica, poiché due diverse mani del Quattrocento notarono in alto alla c. 17 A: "Chomincia i chantari della reina d'oriente". Il resto segue fino a c. 24 B: sono omesse due ottave, la IX e la X del terzo cantare. Per la sua compiutezza, questo codice del Trecento che, unico, raccoglie insieme le sparse opere pucciane, e per altre ragioni, che sono state messe in evidenza dal Morpurgo, deve ritenersi assai prossimo all'autografo. Naturalmente l'ho tenuto a fondamento di questa edizione, senza per ciò obbligarmi ad una fedeltá pedissequa e cieca, perché in molti luoghi la sua lezione è meno limpida di quella di altri manoscritti, o si rivela addirittura errata.
E.—Cod. Moreniano-Bigazzi CCXIII, c. 91 B: "Qui incomincia la reina d'oriente". Le pagine 100-104, mutile, sono state restaurate dal moderno legatore e poi completate col testo dell'edizione Bonucci.
M.—Biblioteca Marucelliana di Firenze, cod. C. 265. Grosso volume cartaceo, di cc. 182, racchiuso in una dozzinale, ma antica legatura di cuoio e di assicelle di legno. Fu messo insieme o almeno acquistato nel Quattrocento da un amatore, nonché della letteratura leggendaria, anche del vino: da Baldese di Matteo "vinattiere alla Nave" in Firenze. La Regina d'Oriente comincia, senza titolo alcuno, a c. 49, e, a tre ottave per pagina, occupa le cc. 49-80 b; dopo di che è l'explicit: "Finissi questo libro". Pel tipo della composizione, questo volume si avvicina e si rassomiglia a quello Moreniano-Bigazzi, che pur contiene l'Apollonio e poi la Reina d'Oriente. E anche per la lezione gli si affratella; cfr., per esempio, IV, 1; V, 2; VI, 5-7; VIII, 3; IX, 2-3-6-7; x, 1, 5-6-7, ecc. Sono omesse le ottave XXII e XXV del IV cantare e vi sono parecchi errori di scrittura e di interpretazione.
U.—Cod. 158 della Bibl. Univ. di Bologna. Bel vol. di pergamena del sec. XIV, scritto a due colonne, con rubriche, illustrato da F. Zambrini nella Prefazione al Libro della cucina del sec. XIV Bologna, 1863, Scelta di curiositá letter., disp. XL), e piú sommariamente dal Mazzatinti (Inv. dei mss. delle biblioteche d'Italia, xv, 156). Appartenne al pontefice Benedetto XIV. La Regina d'Oriente vi occupa 9 cc. e una col. della 10^a (c. 86-95 a) con circa cinque ottave per colonna: manca la fine del terzo cantare (XXXVIII-L) e il principio del quarto (I-XXIII, v. 5), in tutto 35 ottave, le quali dovevano occupare per intero due carte, tra l'attuale c. 93 e la 94. Oltre questa grande lacuna, dovuta alla perdita delle due cc., il testo è mancante dell'ott. XIX del terzo cantare. Questo ms. è indicato dal Bonucci col nome di "Veggettiano XV", nome che non gli appartenne mai, se non per questo che esso ebbe dal bibliotecario Liborio Veggetti la nuova segnatura 158 (e non 15) in luogo d'un'altra piú antica.
Panc.—Cod. Panciatichiano XX, del sec. XV, c. 82. Contiene, anepigrafe, solo le prime 4 ottave.
T.—Cod. Tosi, del quale non conosco il destino. Questo ms., che conteneva la Sala di Malagigi e la Regina d'Oriente, dopo esser passato per le mani del bibliografo Tosi "attraverso le Alpi e la Manica, andò a cascare Dio sa dove", scrive il Rajna.
L.—Ms. posseduto dal cav. Fortunato Lanci di Roma e da lui trasmesso al Bonucci, il quale se ne serví specialmente nelle 35 ottave mancanti in U. Non so se questo testo fosse copia di un codice antico o un codice antico esso stesso, e di quale secolo, nulla dicendo il Bonucci.
Le stampe popolari della Regina d'Oriente sono cosí numerose che non spero che l'enumerazione, che ora segue, possa essere compiuta:
I (1483).—LA REYNA D'ORIENTE.—In fine: "Finita la reyna doriente adi 2 guiugno (sic) Mcccc. lxxxiii, In-firenze".—In-4° 3 quad. (reg. a-b-c) caratt. tondo, 4 ottave per pagina: cfr. Molini, Operette bibliografiche, p. 114.
II (1485).—Ediz. s. a. n. l., in 4° "carattere rotondo, che ha del nostro corsivo", mancante di virgole, numeri e richiami. Un esemplare fu rinvenuto alla metá del Settecento, a Napoli, da S. M. di Blasi (_Continuazione della lettera del padre d. Salvatore Maria di Blasi intorno ad alcuni libri di prima stampa, negli Opuscoli di autori siciliani_, t. XX, Palermo, 1778) in un ricco volume miscellaneo di stampe popolari del Quattrocento.
III (sec. XVI).—La Regina d'oriente (gotico).—Segue un intaglio in legno, che rappresenta una regina in orazione; indi le tre prime strofe. Inc.: "Superna maestá da cui procede" Fin. alla c. 10 B, seconda col., l. 44: "la historia è finita al vostro onore". </sc>Il Fine<sc>.—s. l. n. a. n. t., in-4° car. romani con seg. e cust., senza num. di pagine. Le ottave sono 194, le figure 10. È posseduta dalla Bibl. di Wolfenbüttel, Miscell. n. XIV.
IV (sec. xvi).—Edizione identica alla precedente, ma posteriore; è posseduta dalla Bibl. Magliabechiana.
V (1587)—-LA REGINA D'ORIENTE—In fine: In Firenze, appresso Francesco Tosi, alle Scale di Badia 1587., In 4°di 12 cc. non numerate (Reg.: A, Aij, Aiij, B 2, A 5, A 6) a due coll., car. tondi.—Reca cinque stampe: la prima, nel frontespizio, rappresenta la regina che prega; la seconda (c. B 2 recto) la celebrazione del matrimonio; la terza (c. 6 recto) un giardino, dove il Re e la principessa si tengono per mano; la quarta (c. 9 r) e la quinta (c. 10 r) rappresentano una battaglia di cavalleria. Le ottave sono 194: fin.: "Al vostro honor Anton Pulci l'ha fatto".—È nella Bibl. Palatina di Firenze.
VI (1628).—LA REGINA D'ORIENTE—In fine: In Firenze, Rincontro a Sant'Apolinari, 1628. Con Licenza di Superiori. In-4° di 10 carte non num. (Reg.: A-A5), a due colonne, caratt. tondo. Dopo il titolo, la medesima stampa che è nell'ediz. V, ma con diverso contorno. Un esemplare è nella Palatina.
VII (sec. XVII ex.).—Historia della Regina d'oriente, dove si tratta di molti apparecchi, trionfi, e feste tra valorosi cavalieri, Bologna, Pisarri, s. a., in-12° Questa edizione fu riprodotta piú volte, nel sec. XVII e XVIII, s. a.: cfr. G. <sc>Libri</sc>, Catalogo del 1847, n. 1106; Brunet, Manuel, IV, 957.
Moltissime sono le edizioni popolari del sec. XVIII e XIX. "Di questo poemetto cavalleresco popolare—scrive lo Zambrini, Opere volgari[4], col. 848—si sono fatte in ogni tempo, e quasi direi, in ogni cittá d'Italia edizioni per uso del popolo, ma grandemente sfigurate e ridotte in tutto alla moderna dicitura".
Oltre le numerose edizioni popolari, ne abbiamo due, che vorrebbero essere critiche e filologiche:
VIII (1862).—Historia | della | Reina d'Oriente | di | ANTON (sic) PUCCI | Fiorentino | Poema cavalleresco | del XIII° secolo | pubblicato e restituito | alla sua buona primitiva lezione | su testi a penna | dal dottore <sc>Anicio Bonucci</sc>. Bologna, 1862 (disp. XLI della Scelta di curiositá letterarie).—Il titolo è lungo e contiene moltissime promesse, delle quali, con mirabile sfrontatezza, nel libro. Il testo non è per nulla rivisto sui "testi a penna", ma è condotto sul cod. U fino al cant. III. ott. 37. Per le 35 ottave mancanti in U e per il cant. IV, ott. 23-24, l'edizione è dedotta dal testo del cav. Fortunato Lanci. Con questo pasticcio, il Bonucci si illudeva di aver scoperte le "auguste virginali bellezze" della poesia antica; ma gli spropositi, che gli piovvero tra le carte da ogni canto, sono cosí numerosi e piramidali, che quella edizione resterá per un pezzo un monumento di cieca ridicolaggine. Del resto, tutti riconobbero subito di qual pregio fosse il libro del Bonucci e non gli risparmiarono rimproveri; ma egli soleva giustificarsi, dicendo che si era fatto correggere le bozze dalla serva. E qualche anno piú tardi mise fuori una nuova Regina d'Oriente.
IX (1867).—Historia della Bella (sic) Reina d'Oriente, poema romanzesco di ANTONIO PUCCI fiorentino, poeta del secolo di Dante, novellamente ristampato ed a miglior lezione ridotto sopra un testo a penna Marucelliano, in Bologna, 1867, in-8° di pp. xvi-64. In fine: "In Bologna, fatta stampare dal bibliofilo Anicio Bonucci, nelle case di Costantino Cacciamani".—Ma questa edizione "riveduta" non riuscí meglio della prima e, se quella fu corretta dalla serva, "v'è da dubitare—diceva argutamente lo Zambrini—non le bozze stavolta fossero rivedute dal guattero"!
Preparando questa mia edizione, le due bonucciane non potevano in alcuna maniera servirmi, se non per rappresentare, chi sa come trasfigurate, le varianti del testo Lanci, del quale ignoro la sorte; e perciò mi sono valso senz'altro dei quattro manoscritti: K, M, E, U.
Subito la concordia nelle lezioni e negli errori tra U ed E mi avvertí che essi formano una famiglia distinta. Dove gli altri mss. hanno "ed ella fa'" (I, 30, 7), U ed E recano insieme "appresso fa";—dove: "non ne pensate d'aver" (II, 33, 3) E "non v'è mestier", ed U "non vi fará mestier";—KM "paresse" = EU "tornasse" (II, 36, 7);—KM "che figliuol era" = EU "chi 'l signor era" (II, 37, 7);—KM "l'ha fatto" = EU "lo fece" (II, 40, 6);—KM "prima che 'l v'entrasse" = EU "parea che tremasse" (III, 2. 7).—E l'enumerazione potrebbe continuare all'infinito.
M aderisce per alcuni tratti ad E e per altri si mostra tributario di K. Nel cant. IV 16, 7, E reca "e poi col re si mosse"; K sopprime l'"l", come sempre, per un vezzo di pronuncia, "e ——-File: 374.png—-\\\\—————————————————— poi core si mosse"; M, malamente interpretando l'inesatta grafia di K, storpia cosí il v.: "e poi a correre si mosse".
K naturalmente ha un testo buono, ma non impeccabile. Molte volte la lezione si rivela una corruzione di quella data da E e M, che il senso e la rima accertano esatta: E "crescendo" = K "che sendo" (II, 29, 5);—E "s'ella" = K "sole" (II, 43, 3);—EM "la possa" = K "la poscia" (III, 1, 5);—EM "nolle" = K "nulla" (III, 28, 8);—EM "avere isposo" = K. "vero sposo" (III, 28, 7);—EM "ove il cor pogno" = K "ove il compagno" (IV, 1, 6), ecc.
Abbiamo dunque tre tradizioni, quella di K, quella della famiglia EU e quella di M, il quale è nei passi prima arrecati tributario di K e in questi ultimi è invece da lui indipendente. Insomma i rapporti tra i vari mss. potrebbero cosí rappresentarsi graficamente:
autografo
|
___________|________
| | |
x K y
| | /
_____|_____ | /
| | | /
E U | /
\ | /
\ | /
\ | /
M
Ecco ora le principali varianti:
I, 2 E dalchuna sostanza;
M d'altrui bene si stanza
3 U a chi ti richiede; M essere chortese achum che ti
II, 4 E di se inn.;
U fa inam.
5 M che poi rimato
7 U chio vi prometto
8 U piú bella.
III, 2 UM nel
IV, 1 U Giusta reina e di
6 U avea
8 U lavea a tutto suo;
M Questa gli;
E in suo piaciere lavea nel suo
V, 1 U Sicome dice li erano;
M sera;
E sichome som
4 EM ed eran
6 U [che] angeli parean non che
VI, 1 E Em guardia;
M questa gentil reg.
5 U quella
7 U che mai nol fe' simile signore
VII, 4 E papa;
M pare
5 E per difese
7 U, seguito dal Bonucci: Per ubbidire de lo papa il manto;
M. Per riverentia.
La lez. di E che accolgo, è pur quella delle ediz. quattrocentine.
VIII, 3 U questa vita ogni altra
4 U mondane cose vole al suo diviso. Il BON. segue questa lezione,
che non dá senso alcuno; EM e l'ed. del 1475: "mondan diletti
vuole". L'ed. 1475: "tien" per non diviso (M divini). "Tenere
per non diviso > = "considerare indivisa una proprietá"
(Crusca, IV, 781), sicché intendasi: "La regina d'Or,
considerava le gioie della vita quali una proprietá indivisibile
per tutti gli uomini"
5 U di morir
7 M per acertar la fate che in pers.
8 UM dinanti
IX, 1 M fé
2 EM a chonsigliare
3 U tra ciento
6 EM quanto poteron perché la
7 E sotto la pena del fuoco la si muovesse
8 M segnale pap.
X, 1 U caminò 2 M questa 5 U che disiato ò sopra l'altre 6 U ho sempre mai di fare 7 EM e quelle 8 E tene; M po' le
XI, 3 M c'ogn'uom 5 E raccontolli 7 EM che ella
XII, 1 E ave
3 E addomandandol della sua adornezza;
M domandollo
4 M ond'e' rispuose, el mess.;
U savio messaggieri
5 U sua savezza
7 BONUCCI: "lo nobil baronaggio e lo suo avere", smentito da EMU
XIII, 1 U ludiva subito contare 2 U e BON.: crescea la voglia 3 E al p. and. a rachord.; U rammentare 4 U e BON. un termine 5 U e BON. Sed ella viene fatela; M ispogliare 6 E Se non v'è colpa faccilisi 7 U e BON. (giá) 8 U e BON. (si)son poscia
XIV, 1 U e BON. Veggiendo (sic) il papa
4 U e BON. soppena
6 UE farò;
BON. fece
XV, 1 E vaveva
2 U e baroni
6 U in sign.
7 U ed altre donne rimase;
M vedove e figlie;
E vedove donne rimase
8 E marchigiane
XVI, 1 U e BON. li ebbe in p.;
M raunato a suo modo il p.
2 BON. si fu
U lalta reina sicome saputa; ma questo verso appartiene all'ott.
XXXI, 2
4 M gl'avia data;
U che dal papa avia avuta
5 M proponimento
7 U a voi p.; 8 M uno gran chonte
XVII, 1 U dissele: reina 3 U duomiglia 5 EM sedio fallassi 6 E a me 8 E chi contradicie acciò
XVIII, 3 EM e io
7 E di parlatoro;
U del perlatoro
8 EU barbassoro
XIX, 1 U e BON. lo quale
2 E di vero;
M. neneri
5 E morir se io con loro presente
6 E diece milia
8 M la pr.;
U caval. e chi pedoni.
XX, 1 E Ella li ringr. 3 U e disse 6 EMU nel mondo 7 E ora mi; M ormai mi 8 M che pare a voi
XXI, 2 U andava piú l'uno che l'altro volentieri 3 U e della 4 U piangeano donne 5 E le ordin. 6 M armati dieci 7 E e la metá
XXII, 1 EM E la reina. Mi attengo ad U, nonostante la concordia di EM,
perché l'espressione: "l'alta reina" è costante nel cantare
(cfr. XVII, 1; XXXI, 2; cant. sec, XIV, 2; XXIII, 8; XXVI, 2)
6 M contrada
7 U onde ciascun si parti;
M e tutti si partiron
8 E ella duchessa
XXIII, 1 E E voi singnori perche siate;
M che vo siete
3 U con trentamila. Dall'ott. XXI, 6 sappiamo con certezza che i
cavalieri della scorta erano in numero di 10000
4 E gagliardi tutti quanti e pien di posse;
M che di sea tanti non teme niente
5 U e di pedoni assai annominati
7 M mantello
XXIV, 3 M musiche
4 U [ch']allor
6 E giorno
7 M chiuse di scarlatto
XXV, 3 ME neri turchi
6 U con molti suoni
7 M in su ogni
8 E dove che l'arme
XXVI, 1 U Nel mezzo avea;
M Appresso a questo un charro
2 U tirato;
E il qual tirava;
M tiravan
3 E come;
M piú che
7 U di pietre e gemme aveva la cort.
8 E vi
XXVII, 2 UM e camp.
3 E per dodici R.
4 E El;
M Chol
XXVIII, 1 E chorrava
2 E luciano;
M lutiano
4 U menava oro e argento
5 U fiume anzi era di
7 M e correva pel suo;
E e per lo suo correva
8 M e' non è mer.
XXIX, 2 M turchi neri a piè;
E turchi a piè e piú dintorno
3 M capo sopra una;
E sunn una;
U avea una
4 U con istendardo ch'era
5 U e ver.; E che veram.
6 E fa bisogno
8 U che sará
XXX: in U e BON. i vv. sono cosí disposti: 1-2-5-6-3-4
3 U e riguardando la sua
5 E delle;
EM ch'ognuna parea
6 EM angeli di paradiso senza
7 EM l'un coll'altro
XXXI, 1 U dismotò;
E dismontava
3 EM con mille turchi montò
4 U però ch' a torto
7 U gittandolisi a piedi chon umiltade 8 UE che com.
XXXII, 3 V e tutto laltra
6 M ch'io non commisi
7 EM e 'm vita
XXXIII, 1 M i' prendo
2 E etterna
4 U uscire;
E debbin;
M debon
5 U disiando ciò mi pare stare
7 U chero
8 E ma spero aver l'altra vita gioconda
XXXIV, 1 M ora ch'io 3 M quella fu sola alza i panni 4 U li mostra 5 M dicendo 6 E con questo ho fatto 7 U sulle carni un ferro
XXXV, 1 U Levossi su
2 E che gratia; M santa donna;
U chieri
4 M dicendo a quello: Iddio;
E per cui mi;
U a cui mercé
5 U dicendo padre
6 E a piè de';
M presso a'
7 M di tal chiesta;
U Quand'ebbe ella di ciò la voglia
XXXVI, 1 U io voglio;
E i vo';
M santo padre
2 U mel
3 U con
5 U il papa disse: Donna or ti procaccia;
E papa
6 M arai di corto;
U del ventre tuo tosto avrá la preda
8 U [ad]
XXXVII, 6 U e' tornò arrieto
8 U di c;
E sopra la guardia destro
XXXVIII, 4 U ella non prenda
7 M e cò vuol fare per
3 M el periato
XXXIX, 5 M che quando
7 M del
XL, 1 U come voi sapete;
EM come sapete davante. Ma "davante" non ci si è detto nulla
2 U sett. con tremila secento;
E cento sessanta con mille dugento;
M sessanta sei con semilia davanti
3 U ellegion
4 U sarebbe
6 E n'avrie
XLI, 1 U egli disse
2 U loro a tutti quanti i freni;
E e gli altri arnesi;
M e sua arnesi
3 E fa che lo sq.
5 U che t'inganni
6 U ciò non pesi
7 E alquanti di voi procuri sua
8 M se questa guerra
XLII, 1 U il
8 U tosto l'ebbe
XLIII, 1 U disseli: se dama
2 U damor
4 BON. che'n tanti; tutti i mss.: "con"
5 M vorete
XLIV, 1 E seguir la sua
3 U madre mia io muoio
4 U reina io sono;
E reina si m'à
6 U in questo palagio;
EM sare' sanicato
XLV, 2 U settantadue
3 BON. salutolla
6 U non facessi meco;
E facessi teco
7 MU sospirò
8 V e disse: Io vi verrò
XLVI, 1 EM e ord.
3 U siate
4 E a seguir me se bisogno n'avronne
8 EM [a];
U qual. feria si gli.
XLV1I, 2 M lesi
4 [che];
U di ciò nel viso tutta
6 E in zambra;
M lerece
8 U vuole
XLVIII, 2 U la camera; EM che n'eran prima 3 M ma sempre stavano 5 M tutti andaro; U allor si ficcaro 6 M sospinso[n] 7 U levassin
XLIX, 2 M non sapete levar 3 E è tra voi n.; M uno si buono che 5 U correvano sc; E baroni; EM quei balconi
L, 1 E in su quel punto fu
3 M e allo imp. sulla
4 M le die' un colpo che cade istram.;
E die' tal che morta cade istrangosciata;
U cadde morta
5 E e secondo chel cantar manifesta
7 EM scapitò.