SCENA III
GIGLIO spagnuolo e PASQUELLA fante.
GIGLIO. Por mia vida, que esta es la vieia biene avventurada que tiene la mas hermosa moza d'esta tierra per sua ama. Oh se le puodiesse io ablar dos parablas sin testigos! Voto a la virginidad de todos los prelatos de Roma que le hará io dar gritos como la gatta de heniero. Mas quiero veer se puedo, con alguna lisonia, pararme tal con esta vieia vellacca alcahueta que me aga alcanzar algo con ella. Buenos dies, madonna Pasquella galana, gentil. Donde venís vos tan temprana?
PASQUELLA. Oh! Buon dí, Giglio. Io vengo dalla messa. E tu dove vai?
GIGLIO. Buscando mi ventura, se puedo toppar alguna muger che me haga alguna carizia.
PASQUELLA. Oh sí! In buona fé, che vi mancano a voi spagnuoli! ché non ce n'è niun di voi che non n'abbi sempre una decina a sua posta.
GIGLIO. Io verdade es che ne tiengo dos; mas non puedo andar á ellas senza periglo.
PASQUELLA. Che! Son gentildonne, forse, di casa porcina, eh?
GIGLIO. Sí, á fé. Mas io queria trovar una madre que me blancasses alguna vez las camisas e me rattopasses calzas y el giuppon y que me tenesse por fiolo; e io la serviria di buona gana.
PASQUELLA. Cerca, cerca, ché non te ne mancará, no; ché chi ha le gentildonne, come tu, non gli mancan le fantesche.
GIGLIO. Ya trobada sta, se voi volite.
PASQUELLA. Chi è?
GIGLIO. Voi misma.
PASQUELLA. Eh! Io son troppo vecchia per te.
GIGLIO. Vieia? Voto alla Virge Maria di Monsurat que me parecceis una moza di chinze o veinte annos. Vees, non le digais mas, per vostra vida, que non le puedo soffrir. Vedite piú presto se volite farmi qualche piazer, que vederite se vos trattaré da giovane o da vieia.
PASQUELLA. No, no. Galli, via. Non mi voglio impacciar con spagnuoli.
Sète tafani di sorte che o mordete o infastidite altrui; e fate come il
carbone: o cuoce o tegne. V'aviam tanto pratichi oramai che guai a noi!
E vi conosciamo bene, Dio grazia; e non c'è guadagno coi fatti vostri.
GIGLIO. Guadagno? Giuro a Dios que piú guadagnarite con á mi que con el primo gentil ombre de esta tierra; y, aunque vos paresque cosí male aventurade, io son de los buenos y bien nascidos ydalgos de toda Spagna.
PASQUELLA. Un miracolo non ha detto signore o cavaliere! poi che tutti gli spagnuoli che vengon qua si fan signori. E poi mirate che gente!
GIGLIO. Pasquella, tomma mia amistade, que buon por á ti!
PASQUELLA. Che mi farai? signora, eh?
GIGLIO. Non quiero se non que seays mia matre. E io quiero ser vostro figliolo y, allas vezes, aun marido, se vos verrá bien.
PASQUELLA. Eh lasciami stare!
GIGLIO. Reióse: eccha es la fiesta.
PASQUELLA. Che dici?
GIGLIO. Que vi voglio donare un rosario para dezir quando es la fiesta.
PASQUELLA. E dove è?
GIGLIO. Veiolo aqui.
PASQUELLA. Oh! Questa è una corona. Ché non me la dái?
GIGLIO. Se volite ser mia madre, io vos la daré.
PASQUELLA. Sarò ciò che tu vuoi, pur che tu me la dia.
GIGLIO. Quando podremos ablar giuntos una hora?
PASQUELLA. Quando tu vuoi.
GIGLIO. Dove?
PASQUELLA. Oh! Io non so dove.
GIGLIO. Non teni in casa algun logar donde me possa poner io á questa sera?
PASQUELLA. Sí, è; ma se 'l padron lo sapesse?
GIGLIO. E que! Non saprá nada, no.
PASQUELLA. Sai? Vedrò stasera se ci sará ordine. Tu passa dinanzi a casa e io ti dirò se potrai venire o no. Or dammi la corona. Oh! Gli è bella!
GIGLIO. Orsú! Io starò avertido allas vintiquattr'oras.
PASQUELLA. Or sí, eh! ma dammi i paternostri.
GIGLIO. Io los portarò con me quando verrò agliá, que les quiero primiero far un poghetto profumar.
PASQUELLA. Non mi curo di tante cose. Dammegli pur cosí; io non gli voglio piú profumati.
GIGLIO. Vedi á qui: esto stocco sta gasto. Io ci harò metter un poco de oro; e questa sera ve los darò. Vòi tu altro se non que sará la tuya?
PASQUELLA. Mia sará quand'io l'arò. È da far gran fondamento nelle parole degli spagnuoli, alla fede! Non diss'io che voi sète formiche di sorbo, che non uscite per bussare?
GIGLIO. Que dezis, matre?
PASQUELLA. Io voglio andare in casa, ché la padrona me aspetta.
GIGLIO. E spera un pochitto! Vos teneis una gran priessa. Que teneis de azer con vostra padrona?
PASQUELLA. Oh! che ti credi? Che 'l diavol mi porti, se le fanciulle d'oggi non son prima innamorate che gli abbino asciutti gli occhi e se prima non volesseno il punteruolo che l'aco.
GIGLIO. Que quereis dezir?
PASQUELLA. Chiachiare? E' non son miga chiachiare! La vorrebbe far da vero.
GIGLIO. Pos dimmi, de grazia. De quien es innamorada? que non es possibile, que es aun troppa gioven.
PASQUELLA. Cosí non fusse o almen si fusse messa con un par suo!
GIGLIO. Dimme, por tu vida: quien es?
PASQUELLA. E' non si vuol dire. Vedi: fa' che tu non ne parli. Non cognosci quel ragazzo di Flamminio de' Carandini?
GIGLIO. Quien? aquel mucciaccio qu'es todo vestido de blanco?
PASQUELLA. Sí, cotesto.
GIGLIO. Valeme Dios! Es possibile? Que quiere azer d'aquel, ch'es megior per ser sanado que per sanar?
PASQUELLA. E tu odi.
GIGLIO. Y el mucciaccio quiere ben á la gioven?
PASQUELLA. Eh! Cosí, cosí.
GIGLIO. Mas el patre d'ella non s'accorge d'esta trama?
PASQUELLA. Non pare, a me. Anzi, l'ha trovato due volte in casa; ed hagli fatto mille carezze, presolo per la mano, toccato sotto 'l mento, come se fusse suo figliuolo. E dice che gli par che s'assomigli a una figliuola di Virginio Bellenzini.
GIGLIO. Ah reniego del putto, vieio puerco, vellacco! Ya, ya. Sé io lo que quiere.
PASQUELLA. Uh! Tu m'hai tenuta troppo; me ne voglio ire.
GIGLIO. Mira que verrò, á esta nocce. Non te scordar della promessa.
PASQUELLA. Né tu di portar la corona.