SCENA VI

GIGLIO spagnuolo e PASQUELLA fante.

GIGLIO. Agliá sta Pasquella. Ya penso que le paresca que muccio tardasse, per arta gana que tiene de ser con migo. Ya sape, la malditta, quanto valen los spagnuolos en las cosas dellas mugeres. Oh come se holgan de nos otros estas puttas italianas!

PASQUELLA. Io ho giá pensato in che modo ho a fare a farlo star forte.
Lascia pur fare a me.

GIGLIO. Esta male aventurada lavandera sí se piensa ch'io gli desse el rosario. Renniego dell'imperador se io non quiero qu'ella hurti tanto á suo amo que me compri calzas y giuppon y camisas, de dos in dos. Holgaromme yo con ella á mio plazer y despues tommaré á mio rosario sin dezir nada; que ya me pienso que ya non s'accorda d'ello.

PASQUELLA. Se mi lascia una volta in mano quella corona, se la vede mai piú, cavami gli occhi. E, se mi dirá niente, gli farò fare un sí fatto spauracchio dal mio Spela che mai non n'ebbe un sí fatto.

GIGLIO. Oh que benditta sia quella bien aventurada madre que vi fezio e criò tan hermosa, tan bien criada, tan verdadera! Ya penso que me speravate.

PASQUELLA. Mira che dolci paroline che gli hanno! T'ho aspettato in su questo uscio piú d'una mezza ora, per veder se tu ci passavi; ché 'l mio padrone non era in casa e aremmo avuto tempo di stare insieme un pezzo.

GIGLIO. Rencrescime, per Dios, che ho tenuto que fazer. Mas entriamo.

PASQUELLA. Ho paura che 'l padron non torni, ché ha un pezzo che andò fuora. Ma tu ti debbi esser scordata la corona, eh?

GIGLIO. Non, madonna; que á qui sta.

PASQUELLA. Mostra. Oh! Tu volevi fare acconciare il fiocco. Perché non l'hai fatto?

GIGLIO. Io le farò acconciar otra volta: y, per dezir la verdade, io non me ne so accordado.

PASQUELLA. Oh! È segno che tu facevi un gran conto di me, feminaccio che tu sei! Mi vien voglia…

GIGLIO. Non vi corruzate, madonna, con vostro figliuolo; que ben sapite que non tengo otra amiga que vos.

PASQUELLA. Son stata molto a cògliarti in bugia! Poco fa tu dicesti che n'avevi due, delle gentildonne, per amiche.

GIGLIO. Io las ho lasciatas per á voi, que non voglio io otra que voi.
Non m'intendite?

PASQUELLA. Or bene sta. Mostrami un poco se questa corona è rosario. La mi par molto lunga.

GIGLIO. Non so, io, quanti siano.

PASQUELLA. È segno che la dici spesso: nol debbi tu forse sapere il paternostro. Eh! Dágli un po' qua, ch'io gli conti.

GIGLIO. Tommala; mas vamo dentro en casa.

PASQUELLA. Sai? Guarda che tu non sia veduto entrare.

GIGLIO. Á qui non sta ninguno.

PASQUELLA. Entriamo. Uh trista a me! Le mie galline son tutte qui. Fermati, Giglio, un poco costí; ché, se fuggissero, non le giugnerei oggi.

GIGLIO. Facite presto.

PASQUELLA. Chino, chino, belline, belline, belline, iscio, iscio! Che ve rompiate il collo! Che sí che se ne fuggirá qualcuna? Para, para ben, Giglio.

GIGLIO. Donde stan estos pollos? Aquí non veo ni gallos ni gallinas.

PASQUELLA. Non gli vedi? Eccoli qui. Levati; lasciami un poco serrare l'uscio, tanto ch'io ce gli rimetta.

GIGLIO. Oh! Voi inserrate col fierro. Oh! Este porqué?

PASQUELLA. Perch'io non vorrei che questi polli l'aprisseno.

GIGLIO. Fazite presto, ché algun non vienga y desturbe nostra fazienda.

PASQUELLA. Venga pur chi vuole, ché qua dentro non è per intrare.

GIGLIO. Oh que malditta seas, vieia putta! Dizetemi: por que non aprite?

PASQUELLA. Giglio, sai, ben mio? Io vo' prima dir tutta questa corona. Tu pòi andartene, per istasera. E' non mi ricordavo ch'io ho anco a dire una orazione che non la soglio mai lasciare.

GIGLIO. Que trepparie son este? que corona? que orazion es esta?

PASQUELLA. Che orazione? vuoi ch'io te la insegni? Sai? È buona a dire. «Fantasima, fantasima, che dí e notte vai, se a coda ritta ci venisti, a coda ritta te n'andrai. Tristi con tristi, in mal'ora ci venisti e me coglier ci credesti e 'ngannato ci remanesti. Amen».

GIGLIO. Io no intendo á esta vostra orazione. Se non volite aprire, renditemi mio rosario, que io me irò con Dios. Voto allos santos martilogios que esta vieia alcahueta, disdicciada, vellacca ingagnommi. Madonna Pasquella, aprite; presto, per vostra vida.

PASQUELLA. «Che fa lo mio amor ch'egli non viene? L'amor d'un'altra donna me lo tiene». Meschina a me!

GIGLIO. E que! Non faze, donna Pasquella, que á qui sta sperando que gli apriate.

PASQUELLA. «Non ti posso servir, signor mio caro». Oimè!

GIGLIO. Aze musiga esta male avventurada. Ya non se accuerda que á qui sto. Daré colpo in esta puerta, voto á Dios. Tic, tac, tic, toc.

PASQUELLA. Chi è lá?

GIGLIO. Vostro figliuolo.

PASQUELLA. Che volete? Il padron non è in casa. Bisogna che si gli dica niente?

GIGLIO. Una parabla.

PASQUELLA. Aspetate, ché non può stare a venire.

GIGLIO. Aprite, que aspettarò drento. Partióse. Do renniego de todo el mondo, se non bruso toda esta posada, se non mi rende mio rosario. Tic, tic, toc.

PASQUELLA. Olá! Ch'è da esser? Voi avete una poca discrezione, perdonatemi. Chi voi sète? Oh! Par che voi vogliate spezzar questa porta.

GIGLIO. Voto á Dios e a santa Letania che anco la brusciarò, se non mi rendide mio rosario.

PASQUELLA. Cercatevene pure altrove; ché in su l'orto non ce ne abbiam, de' rosai.

GIGLIO. Non dico se non mis paternostros.

PASQUELLA. Che n'ho io a fare, se voi non dite se non i vostri paternostri? Vorreste forse ch'io diventasse una marrana come voi e imparasse a dirgli ancor io?

GIGLIO. Oh reniego de la putta, vellacca! Aun me dizeis marrano?

PASQUELLA. Sai? Se tu non ti levi d'intorno a l'uscio, ti bagnarò.

GIGLIO. Ecciade l'agua; el fuogo porrò io a esta puerta. Malditta sea! Todo me ha mollado, esta putta, vellacca, viegia alcahueta, male aventurada! Oh reniego de todos los frailes!

PASQUELLA. Bagna'vi? Non me ne avviddi. Ma ecco il padrone. Se volete niente, domandatelo a lui e non mi rompete piú il capo.

GIGLIO. Se á qui me truova esto vieio, mil palos non mi mancan. Meior es de fuir.