SCENA VIII
FLAMMINIO, PASQUELLA e GHERARDO.
FLAMMINIO. Pasquella, quant'è che 'l mio Fabio non fu da voi?
PASQUELLA. Perché?
FLAMMINIO. Perché gli è un traditore; e io lo gastigarò. E, poi ch'Isabella ha lasciato me per lui, se l'ará come merita. Oh che bella lode d'una gentildonna par sua, innamorarsi d'un ragazzo!
PASQUELLA. Uh! Non dite cotesto, ché le carezze ch'ella gli fa gli le fa per amor vostro.
FLAMMINIO. Digli che ancora, un dí, se ne pentirá. A lui, com'io lo truovo (i' porto questo coltello in mano a posta), gli vo' tagliar le labbra, l'orecchie e cavargli un occhio; e metter ogni cosa in un piatto; e poi mandarglielo a donar. Vo' che la si sfami di baciarlo.
PASQUELLA. Eh sí! Mentre che 'l cane abbaia, il lupo si pasce.
FLAMMINIO. Tu il vedrai.
GHERARDO. Oimè! A questo modo son giontato io? a questo modo, eh? Misero a me! Quel traditor di Virginio, traditoraccio! m'ha pure scorto per un montone. Oh Dio! Che farò io?
PASQUELLA. Che avete, padrone?
GHERARDO. Che ho, ah? Chi è colui che è con mia figliuola?
PASQUELLA. Oh! Nol sapete voi? non è la cítola di Virginio?
GHERARDO. Cítola, eh? Cítola, che fará fare a mia figliuola de' cítoli, dolente a me!
PASQUELLA. Eh! non dite coteste parolacce! Che cos'è? non è Lelia?
GHERARDO. Dico che gli è un maschio.
PASQUELLA. Eh, non è vero! Che ne sapete voi?
GHERARDO. L'ho veduto con questi occhi.
PASQUELLA. Come?
GHERARDO. Adosso alla mia figliuola, trist'a me!
PASQUELLA. Eh! che dovevano scherzare!
GHERARDO. È ben che scherzavano.
PASQUELLA. Avete veduto che sia maschio?
GHERARDO. Sí, dico: ché, aprendo l'uscio a un tratto, egli s'era spogliato in giubbone e non ebbe tempo a coprirsi.
PASQUELLA. Vedeste voi ogni cosa? Eh! Mirate che gli è femina.
GHERARDO. Io dico che gli è maschio e bastarebbe a far due maschi.
PASQUELLA. Che dice Isabella?
GHERARDO. Che vuo' tu ch'ella dica? Svergognato a me!
PASQUELLA. Ché non lasciate andar or quel giovine? Che ne volete fare?
GHERARDO. Che ne vo' fare? Accusarlo al governatore; e farollo gastigare.
PASQUELLA. O forse fuggirá.
GHERARDO. E io l'ho rinserrato drento. Ma ecco Virginio. Apponto non volevo altro.