III. Congresso delle streghe o Sabbath.

È una landa deserta, vasta, rotonda; non vi spuntano erbe, non vi zampilla una fonte, non vi raccoglie il volo un uccello. Sul confine sorge un'alta pianta, chiude l'orizzonte una montagna che ha le creste come i merli di un antico castello. È mezzanotte; in cielo nereggia un temporale, e appena da una nube squarciata trapela un corno di crescente luna; l'aria è quieta e senza mutamento, tutto è bujo e silenzio.

Suona una campana col battaglio di legno, e tosto ecco fischiar per l'aria, strisciare sul suolo, scorrere fra' boschi notturne strigi, sibili di serpenti, miagolati di gatti, scalpitar di cavalli, voci orribili e diverse, e suon di musica strana. Di su, di giù, da ogni parte s'affollano genti a popolare quella landa, diverse di forma, orribili di favella. Sbocca dal suolo squarciato un carro che reca un nume od una bestia, sole creature a cui è concesso il trionfo.

Capita da ogni parte il corteggio: ora un uomo grave in groppa a riverso sur un somaro, prende la coda pel capo, e pare un filosofo idealista; gatti che vanno spiccando salti, rospi che camminano come uomini, animali della terra e dell'aria che tutti stridono e fanno rombazzo. Alcuni gravi sono a cavallo d'un granchio, e vanno come il progresso del nostro secolo; uccelli che camminano lindi, colla testa alzata per essere creduti più grandi degli altri; animali con più teste, uomini con molte gambe, altri colle corna o colle orecchie lunghe; donne a cavallo di scope che pajon poeti lirici che giungono da un volo; fanciulle colla coda come serpi, altre senza cuore, molte senza testa; è il mondo in simbolo: tutti entrano nel cerchio della maledizione.

In mezzo, sur un gran seggiolone, siede maestro Leonardo, spirito folletto, preside della congrega: è tramutato in caprone a tre corni, de' quali quello di mezzo gitta lume a rischiarar l'assemblea; gli altri sono inghirlandati di corone nere: ha velli irti, faccia squallida e torbida, occhi di bragia grandi, spalancati, spaventosi, barba caprina, mani simili, dita tutte lunghe ad un modo, curve, adunche; piedi d'oca, coda lunga pari a quella d'asino, e sotto di questa un viso d'uomo nero; manda una voce rauca, fioca, ha il portamento altero, aria melanconica; persona che siede in alto.

Tutte quelle strane creature che in forme diverse convenivano all'assemblea, appena entrate nel circo si tramutano in maghi o streghe; ciascuna va reverente innanzi a Leonardo, lo inchina, gli bacia la faccia che ha sotto la coda, ed ei li retribuisce con vezzi, lodi, denari.

Già l'adunanza è numerosa, il preside si leva, dà il segno e si apre la festa: è il Sabbath. Ecco, vengono parecchi spiritelli, seguaci e cortigiani di Leonardo; uno distribuisce le cure ed i posti; però alterna sempre streghe con folletti e fattucchieri. A tutti vegliano i correttori, piccoli mostri senza braccia; tengono acceso un gran fuoco, e quando qualche strega cade in errore, ve la pongono a purgare, e la ritraggono dopo la penitenza. Giungono anche i cavalieri del Sabbath; sono grandi rospi, serventi delle streghe: vestono di velluto rosso o nero, portano un campanello al collo e un altro ai piedi: camminano ritti, vaghi come damerini.

I ricreamenti incominciano: è apprestato il banchetto, tutti siedono; si servono le vivande; pane di miglio nero, carni d'impiccato o di fanciulli non battezzati, vini fermentati che girano in tazze dorate. Si mangia, si alternano canti nefandi e discorsi sacrileghi.

Finito il vivandare, suona la campana col battaglio di legno, ciascun si leva, le mense scompajono, tutti venerano Leonardo, e s'intrecciano diverse cure.

Qui si tiene ragione delle querele fra le streghe e i rospi loro cavalieri, e se questi provano di non esser ben nudriti, i correttori le castigano col fuoco. Qua streghe e fattucchieri rendono conto delle opere loro, de' mali commessi, e se non riescirono a farne, come era debito loro, punizione.

Ove si creano nuovi rospi a nuovi cavalieri, s'impone loro un nome e si danno in dono alle streghe che hanno meglio meritato dal congresso. Ove sorge un'ara, e un mago celebra un mistero infernale, e intorno alcuni stanno in atto di ossequio. In un lato bolle una pentola immane sopra un fuoco ardente; in un altro le streghe si gittano ignude, menano danze oscene, portando in mano una candela accesa, e a certe cadenze sospendono il ballo e vanno a baciare maestro Leonardo. In un angolo più appartato si confondono amori nefandi di streghe, di folletti, di maghi, nè si conosce parentela o rispetto conjugale.

Più allegra è invece la vicina quadriglia, ove le streghe e i rospi vestiti di velluto rosso menano cantando il trottiglione. È un frastuono, un trambusto orribile, una festa infernale..... Ma tutto è sospeso, tutti tendono l'orecchio, è la chicchiriata mattutina del gallo, è il segno della partenza. Leonardo prende l'acqua lustrale, fa un'aspersione all'assemblea e la licenzia. Un sibilo, un subito fragore; maghi e streghe riprendono le forme onde vennero: sparvero: la landa è deserta.