III. Dell'ammaliamento.

Fra i più temuti poteri de' negromanti era l'ammaliamento o stregamento, per cui operavano sugli uomini quanto loro era in grado: inducevano in essi il delirio, le malattie, e spesso li toglievano di vita. Agrippa, nel suo Trascendentalismo della filosofia occulta, si studia di insegnare in che fosse riposta questa magica potenza.

La malìa, giusta la sua sentenza, è un legame o una grazia, che dallo spirito del fattucchiero passa per gli occhi al cuore del fatturato; il sortilegio invece è lo strumento dello spirito, cioè un vapore puro, lucido, sottile che scaturisce dal sangue migliore del cuore. Questo spirito sparge continuamente per gli occhi dei raggi uguali, che recano seco un vapore, e questo vapore opera sul sangue. Accade come vediamo talora avvenire degli occhi infiammati e rossi, i cui raggi dardeggiati agli occhi dei riguardanti, mercè il vapore del sangue corrotto, inducono in essi la stessa malattia: così succede di un occhio aperto, fermo, e che con forte immaginazione getta sopra alcuno i suoi raggi apportatori degli spiriti; questi spiriti allora battono le pupille dell'ammaliato, si mesce alla circolazione del sangue, lo penetrano, lo innondano, lo inebbriano, sicchè in breve viene domato ed impacciato dal demone straniero.

Queste sono le teorie del cabalismo che in vero io non vedo a che possano riescire: parmi ne valgano a sciogliere il mistero solo le donne, perchè io so avervi esse sole che coll'artifizio degli occhi descritto da Agrippa giungano ad ammaliare i nostri poveri cuori.