VI. Gettatura.
Gli uomini vanno sì pazzi per la divinazione, che quando non trovano persone che predicano per arte il futuro, si creano la buona o mala ventura dalle cose fortuite che li circondano, o da esseri invisibili: la prima arte è la gettatura creduta ancora dal popolo in varie parti d'Italia e specialmente a Napoli, e intorno alla quale si sono stampati grossi volumi a conforto dei curiosi. Credono adunque alcuni, che certi uomini abbiano il potere di dare la buona o mala sorte, ne temono l'incontro, o studiano ogni modo per rimediare al loro malevolo influsso. Come li conoscano non è facile determinarlo, perchè molte volte ha parte la simpatìa e l'antipatìa: ne sono poi segni in alcuni il cappello a tese rialzate o a tre punte, in altri fibbie larghissime alle scarpe, in chi gli occhiali armati non di metallo, ma di osso, in chi la condizione, l'abito, la divisa. Quindi i creduli per farsi schermo al loro sinistro influsso, portano al collo, nelle dita, ai ciondoli degli orologi, mille minuterìe e talismani, e appena avvisano di vedere qualche gettatore, li toccano, li mettono in movimento a propria difesa; ed ove questi mancano, corrono colle mani a certe parti del corpo. Non vi ha azione nella vita che non sia computata nella gettatura; regole perchè non sia fatale non ne mancano, ma non accade ripeterle per non aggiungere alla noja del passato capitolo