NOTE

[70] Bellermann, p. 196-98.

“A xacara da Linda Pastorinha, que não desdiz dos mais bellos idyllios ou pastourellas de genero provençal, é sabida e cantada por todo o reino, apparecendo numerosas variantes. Th. Braga julga a mais verdadeira aquella “que vem precedida de um preambulo em prosa, contando como um irmão chegado do Brazil á sua terra, antes de se dar a conhecer á sua irmã, começou a fallar-lhe de amores, por aposta contra os que lhe diziam ser ella a mais esquiva de todas as raparigas do lugar.„ Hardung, II, p, 71, in nota.

“Cette petite pièce, célèbre dans la poésie populaire portugaise, rappelle tout à fait les pastourelles qui furent en si grande vogue chez les Provençaux comme chez les Français, qu'essayerent aussi les Espagnols, témoin la jolie serranilla du marquis de Santillane, la vachère de la Finojosa, et dont on retrouve de nombreuses dégénérescences parmi les chansons rustiques de nos diverses provinces... Cette production est très répandue dans tout le Portugal, et Almeida-Garrett en a donné de nombreuses variantes. De son côté, Braga a publié deux versions de Linda Pastora [titolo dato dall'Almeida-Garrett a questa poesia, che appunto fu da esso raccolta dalla bocca di una lavandaia in un villaggio, portante, non so perché, quel nome curioso]. Toutes deux ont un dénouement qu'Almeida a aussi rencontré. Le galant chevalier n'y est autre que le frère de la bergère; il veut éprouver la vertu de sa soeur. C'est là sans doute une interpolation.[?] Telle, toutefois, n'est pas l'opinion de Braga, et nous devons le reconnaître, cette donnée se retrouve dans un certain nombre de chants populaires de divers pays et offrant de très grandes ressemblances avec la pastourelle portugaise.„ Puymaigre, Romanceiro, p. 210-11.

“Scorrendo le moltissime pastorelle raccolte dal Bartsch [Altfranzösische Romanzen und Pastourellen, Leipzig, 1870], sotto delle piccole e insignificanti varietà si trova costantemente lo stesso fondo: un contrasto tra un cavaliere uscito a diporto e una fanciulla dei campi, incontrata a caso; un capriccio d'un quarto d'ora, uno scherzo, che rimane scherzo anche quando finisce sul serio.„ Bartoli, Storia della letter. ital., Firenze, 1879, t. III, p. 184.

Gentili composizioni che richiamano strettamente le Pastorelle di Provenza e di Francia, vantano ancora gli antichi poeti d'arte portoghesi: due, per esempio, s'incontrano nel canzoniere del re don Dionigi molto affettuose e delicate, in particolar modo quella che comincia:

“Hunha pastor ben talhada
cuydava en seu amigo ecc.„

Di questa ho dinanzi una fedele e spontanea versione metrica, condotta dal sig. Annibale Gabrielli sul testo messo a stampa dal chiaro prof. Monaci (Halle, 1875), e pubblicata nella Rassegna italiana del 15 giugno 1886. Circa poi al maggiore o minore influsso che nella lirica portoghese ebbe quella dei Provenzali, intorbidando alquanto co' suoi colori artificiati le limpide fonti paesane, è questione assai dibattuta, e che qui, anche volendo, non potrei né meno sfiorare. Vedi, tra quelli che ne scrissero con piú o meno competenza e larghezza, Diez, Ueber die erste portugiesische Kunst und Hofpoesie, Bonn, 1863, p. 30-34 e 72-95; Baret, Les troubadours ecc., p. 186-228; Monaci, Canti antichi portoghesi tratti dal Cod. Vat. 4803, Imola, 1873 (prefaz.); lo stesso, Il Canzoniere portog. della Vaticana, ediz. di Halle su cit.; Meyer, in Romania, N. 6, p. 265; Braga, Cancioneiro portuguez da Vaticana, Lisboa, 1878 (introduz.); lo stesso, Theoria da historia ecc., ediz. cit., p. 88-92; Renier, Il tipo estetico della donna nel Medio Evo, Ancona, 1885, p. 45-46; Loiseau, Histoire ecc., p. 8-22 ecc.

Alle due lezioni di Linda Pastora edite dal Braga si rannodano, quanto alla circostanza principale, alcune canzoni italiane, come L'onestà alla prova (Bernoni, punt. XI, p. 1-2); La prova d'un rapimento (Marcoaldi, p. 161); Il finto fratello (Ferraro, p. 90) ecc.; avvertendo bensí che tra la prima e l'ultime due c'è quel divario che passa tra la verità e l'inganno, come, senza bisogno d'altro, mostra il titolo della ballata raccolta dal Ferraro. Tra i canti francesi, cfr.: Arbaud, L'enlèvement, II, p. 113; Puymaigre, Chants, ecc., t. I, L'épreuve, p. 97; La bergère rusée, p. 160, Même sujet, p. 162, La bergère mouqueuse, pag. 164, Chanson nouvelle sur l'entretien d'un Seigneur et d'une Bergère, pag. 166; Bladé, La pastouro alecado, III, p. 202; Fleury, Le passant et la bergère, p. 282, Même sujet, p. 284, La brebis perdue, p. 287 ecc. Di questi, parte riconnettonsi piú specialmente alla lezione da me tradotta, parte a quella del Braga.—In un bel canto svedese, una onesta giovine, tentata in modo consimile dal fratello, sconosciuto, risponde:

“Je suis née pendant que le coq chantait.

Ma mère mourut au lever du soleil.

On ensevelit ma mère dans la terre noire, et l'on sonna pour mon père.

On ensevelit mon père dans la terre noire, et l'on sonna pour mon frère.

On ensevelit mon frère dans la terre noire, et l'on sonna pour ma soeur.

Les voilà tous morts, tous ceux qui devaient me nourrir et m'habiller;

tous, excepté mon jeune frère, qui a remplacé pour moi mon père et ma mère.

Il m'a donné une mère adoptive, qui m'a appris à coudre et à faire des broderies d'or.

Elle m'a appris à coudre et à broder, mais non pas à devenir un objet de blâme dans le pays.

Elle m'a appris à mettre le linge sur la table, mais non pas à croire aux belles paroles ecc.„ Marmier, Chants du Nord, p. 175-76.

Non occorre qui rammentare come anco la romanza portoghese A infeitiçada, cit. a p. 85, e la sua corrispondente spagnola “De Francia partio la nina„ cit. a p. 86, sieno due dei non pochi esempi di riconoscimento d'un fratello e d'una sorella. Il medesimo accade nella romanza asturiana Don Bueso, nell'altra romanza catalana La cativa, in una canzone tedesca (Annelein) ecc. Altre volte il riconoscimento è fra due sorelle (vedi Wolff und Hoffmann, Primavera ecc., II, p. 58).

La xacara della Pastorinha, o, se vi piace meglio, Linda pastora, è conosciuta in Gallizia. (Romania, 1877, p. 53.)

[71] Orig., Rosa. Chiedo scusa ai lettori di questa mutazioncella, per cui diventa nome proprio un termine convenzionale della lirica amorosa dell'età di mezzo. Non v'è scolaretto di liceo che non rammenti il primo verso del Contrasto di Cielo dal Camo: Rosa fresca aulentissima, ecc. Ed “ognun sa come il paragone, anzi la trasformazione allegorica della donna amata nella rosa, sia comune alla poesia dotta e alla popolare; e se ne veggono numerosi esempi nelle note del Vigo [Canti pop. siciliani, Catania, 1870-74]. Una ballata trascritta dal Carducci (Intorno ad alcune rime dei secoli XIII e XIV, Imola, 1876, p. 66), di sur un memoriale notarile del 1287: Danzando la fresca rosa, Preso fui de so bellore. È notissima la ballata del Cavalcanti: Fresca rosa novella. Le canzonette del Giustiniani sono indirizzate a una rosa. [Vedi, p. es., quella delicatissima: Rosa, quanti ti vedon...] Una canzone francese antica nel Paris, Chansons du XV s. (Paris, Didot, 1875, p. 56): Royne des fleurs que j'ai tant desirée. Altri piú antichi passi di poesie francesi reca il Caix nella Riv. di Fil. Rom., p. 180, e nella Riv. Europea di rimatori italiani antichi.„ D'Ancona, Studj su la letter. ecc., p. 413. “I poeti francesi paragonavano le loro pastorelle alle rose di maggio [Sa facete vermeillete come rosser floris. V. Bartsch, op. cit. (romanza anonima) p. 45]; anche i provenzali lodavano nelle loro donne il fresco colore di rosa... In una poesia dell'Italia Settentrionale del secolo XIII, si dice alla Madonna:

Oi rosa encolaria del parais,....

[La Chiesa: Rosa mistica; il Manzoni (Il nome di Maria): O rosa, ecc.]

In una raccolta veneziana si legge:

Chi vo veder tre roze in t'una rama,
vada a la porta de la Casa Nova;
che ghe xe tre putele co la mama,
che le se chiama tre in t'una rama.

In una raccolta napoletana:

Russa la facce toa comu' na rosa....
quannu nascisti tu, rosa marina,
fici gran festa lu suli e la luna.

E altrove: rosa bianca, rosa rossa, rosa di giardino, e via discorrendo.„ Bartoli, op. e t. cit., p. 146-48.

Similmente una delle piú antiche e graziose romanze spagnole (Cancionero general, ediz. del 1535, p. 107), che riferisco nella mia traduzione:

Rosa fresca, rosa fresca,
tutta bella e tutta amor,
quand'io v'ebbi nelle braccia,
voi servir non seppi, no:
or io ben vi servirei,
ma non posso avervi, no.„

“Vostra, amico, fu la colpa;
non fu mia di certo, no.
Ambasciata mi mandaste
per un vostro servitor;
ma saluti e' non mi fece,
ben diverso mi parlò:
che avevate donna, amico,
laggiú in terra di Leon;
che avevate donna bella
e figliuoli come un fior.„

“Chi vi disse ciò, signora,
verità non disse, no:
in Castiglia non fui mai,
né là in terra di Leon,
se non quando ero tant'alto
e non conoscevo amor.„

Fa meraviglia che un uomo della levatura e della dottrina del Tiknor (Hist de la littér. esp., traduite de l'anglais par I.-G. Magnabal, Paris, 1864, t. I, p. 117) abbia potuto scrivere a proposito di questa romanza: Rosa était le nom de la dame aimée. Anche gli Ungheresi ed i Turchi dicono rosa l'amata; come basilico è detta per vezzo nei canti popolari slavi e greci moderni; come nei rispetti e negli stornelli toscani, ora il damo è giglio valoroso, ora fior di resta, ora palma d'argento, spiga di grano lavorato, stella brillantina, specchio rilucente, mandorlo fiorito, e cosí via. Rosa, d'uomo giovinetto, nella ballata storica I Reali di Napoli alla rotta di Montecatini; dove dice Maria, madre di re Roberto e di Piero, morto in cotesta battaglia:

“Ov'è il mio giglio e la mia rosa e il fiore?„

[72] Il cit. canto normanno Le passant et la bergère:

“Adieu, ingrate bergère:
puisque rien ne t'attendrit,
je m'en vais dessous ces chênes
pleurer le jour et la nuit.„

“Oui, va t'en dessous un chêne
pleurer le jour et la nuit:
et moi j'irai dans la plaine
chanter et me divertir.„

Quanto meno selvatica la ragazza guascone della pur citata canzonetta La pastouro alecado!

“Un moussou que passauo
l'a toucat lou mentoun.
La pastouro fierroto
a troubat acò boun.„

Nella canzone normanna La brebis perdue, è curioso a vedere come la brava foresotta s'ingegna di salvar capra e cavoli. Con uno dei consueti artifizi di chi, mostrando contentarsi di poco, mira ad ottenere pienissimo l'intento suo, dice il giovine tentatore:

“Laiss'-moi prendre sur ta bouche
seulement un doux baiser,
Ne sois point assez farouche
que de me le refuser.„

A cui la fanciulla:

“Prenez-le, si vous voulez,
mais tout de suite partez;
car je saurais me défendre
et faire ce que je doi.
Vous n'avez rien à prétendre;
partez, monsieur, laissez-moi.„

Cfr. Cavalcanti, ballata In un boschetto ecc.:

“Merzé le chiesi sol che di basciare
e d'abbracciare le fosse 'n volere.„

Anche il Seigneur d'uno dei canti della raccolta del Puymaigre si contenterebbe d'un bacio e d'un abbraccio; ma, come diciamo qui in Toscana, ci trova la sua. Non badino, prego, i lettori al soverchio naturalismo del penultimo verso: Rustica progenies (è antico dettato) nescit habere modos:

“Embrasse-moi, je te prie;
pour mon amour c'est un petit salaire.
Embrasse-moi, je te prie;
un seul baiser me doit être permis.„

“Allez, monsieur; vous me mettez en colere;
ou je vous ferai, sans beaucoup de train,
baiser le dos de ma main,
et vous verrez que c'est la même chair;
baiser le cul de mon chien.
Rien n'est pour vous et tout est pour Colin.„

Cfr. la ballata di V. Goethe, Der Edelknabe und die Müllerin.

Edelknabe.

“Ruhst du in meinen Armen aus?„

Müllerin.

“Mit nichten!
Denn wer die artige Müllerin küsst,
auf der Stelle verrathen ist.
Euer schönes dunkles Kleid
thät' mir leid
so weiss zu färben.
Gleich und Gleich! so allein ist's recht!
Darauf will ich leben und sterben.
Ich liebe mir den Müllerknecht;
an dem ist nichts zu verderben.„

[73] “.... tutte quante [le ragazze] chiudono gli occhi e si arrendono: l'amore è cieco, e comanda.„ Shakspeare, Re Arrigo V, atto V, sc. II.

Ahimè! volle il destino che l'ultimo verso dell'ultima di queste romanze, come pure l'ultima di queste annotazioni, fossero per l'appunto una sconcia impertinenza, una goffa e rancida calunnia contro al bel sesso. Male, mio povero libro, male; non troverai grazia presso le anime gentili.


INDICE

AvvertenzaPag.[V]
Don Gaifero (Dom Gayfeiros)[1]
La ragazza che va alla guerra (Donzella que vai à guerra)[23]
Conte Yanno (Conde Yanno)[37]
La bella Infanta (A bella infanta)[55]
La nave Caterinetta (A nau Catherineta)[69]
Il cacciatore (O caçador)[79]
Conte Nillo (Conde Nillo)[89]
La principessa pellegrina (A princeza peregrina)[103]
Don Alessio (Dom Aleixo)[111]
Giustizia di Dio (Justiça de Deus)[119]
La pellegrina (A romeira)[129]
La fidanzata (A noiva)[141]
Giovannino (Joãosinho)[149]
Lo schiavo (O captivo)[155]
Il cieco (O cego)[163]
La pastorella (A pastorinha)[169]

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